sabato 28 dicembre 2019

Stalin – Ancora sulla deviazione socialdemocratica nel nostro partito (1926)

Osservazioni preliminari
Compagni, permettetemi di fare alcune osservazioni preliminari prima di passare alla sostanza della questione.
1. Contraddizioni nello sviluppo interno del partito
La prima è sulla lotta all’interno del nostro partito, lotta che non è cominciata ieri e che non è mai cessata.
Se prendiamo la storia del nostro partito dal 1903, dal momento in cui esso è sorto sotto forma dì gruppo bolscevico, e ne seguiamo le fasi successive fino ai nostri giorni, si può dire senza paura di esagerare che la storia del nostro partito è la storia della lotta su contraddizioni all’interno di questo partito, la storia del superamento di queste contraddizioni e del graduale consolidamento del nostro partito attraverso questo superamento. Si potrebbe pensare che i russi sono degli attaccabrighe, che amano le discussioni e creano essi stessi le divergenze, e che per questa ragione lo sviluppo del loro partito procede attraverso il superamento di contraddizioni all’interno del partito stesso. Questo non è vero, compagni. Non si tratta qui di smania di attaccar briga. Si tratta di divergenze di principio che sorgono nel corso dello sviluppo del partito, nel corso della lotta di classe del proletariato. Si tratta del fatto che le contraddizioni possono essere superate soltanto attraverso la lotta per questi o quei principi, per questi o quegli obiettivi, per questi o quei metodi di lotta atti a raggiungere l’obiettivo. Si può e si deve accettare ogni genere di accordo con coloro che, all’interno del partito, la pensano in modo diverso su questioni di politica corrente, su questioni di carattere puramente pratico. Se però queste questioni sono connesse a divergenze di principio, nessun accordo e nessuna linea “intermedia” possono mettere a posto le cose. Non vi è e non vi può essere una linea “intermedia” nei problemi che hanno un carattere di principio. O gli uni o gli altri principi debbono essere posti alla base del lavoro del partito. La linea “intermedia” nelle questioni di principio è la “linea” che porta alla confusione delle idee e all’attenuazione delle divergenze, la “linea” che porta alla degenerazione ideologica del partito, alla morte ideologica del partito.
Come vivono e si sviluppano attualmente i partiti socialdemocratici dell’Occidente? Esistono delle contraddizioni, delle divergenze di principio all’interno di questi partiti? Naturalmente ne esistono. E questi partiti mettono essi in luce le contraddizioni e cercano di superarle onestamente e apertamente, davanti alle masse dei loro iscritti? No. Naturalmente no! La prassi seguita dalla socialdemocrazia consiste nell’accantonare, nel celare queste contraddizioni e divergenze. La prassi della socialdemocrazia consiste nel trasformare le sue conferenze e i suoi congressi in inutili e pompose rappresentazioni teatrali affinché sembri che le cose vanno nel migliore dei modi, affinché i dissensi interni siano celati e mascherati. Ma ciò serve soltanto a confondere le idee e a impoverire il partito dal punto di vista ideologico. Questa è una delle ragioni del declino della socialdemocrazia dell’Europa occidentale, un tempo rivoluzionaria e ora riformista.
Ma non è così, compagni, che noi possiamo vivere e svilupparci. La politica della linea di principio “intermedia” non è la nostra politica. La politica della linea di principio “intermedia” è la politica dei partiti che intisichiscono e degenerano. Una simile condotta può soltanto trasformare il partito in un apparato burocratico funzionante a vuoto, parassitario e staccato dalle masse operaie. Questa non è la nostra via.
Tutto il passato del nostro partito costituisce una conferma della tesi che la storia del nostro partito è la storia del superamento delle contraddizioni interne e del continuo rafforzamento dei ranghi del nostro partito sulla base di questo superamento.
Prendiamo il primo periodo, il periodo dell’Iskra [1900-1903], oppure il periodo del Il Congresso [1903] del nostro partito, quando si manifestarono per la prima volta all’interno del partito delle divergenze tra i bolscevichi e i menscevichi e quando il gruppo dirigente del nostro partito finì per scindersi in due parti: la parte bolscevica (Lenin) e la parte menscevica (Plekhanov, Axelrod, Martov, Zasulic, Potresov). Lenin allora rimase solo. Se sapeste quando si gridò e si pianse allora sugli “insostituibili” che avevano abbandonato Lenin! Tuttavia la prassi della lotta e la storia del partito hanno dimostrato che questo dissenso aveva una base di principio, era una fase che si doveva attraversare perché nascesse e si sviluppasse un partito veramente rivoluzionario, veramente marxista. La pratica della lotta dimostrò allora che quel che importa, in primo luogo non è la quantità, ma la qualità e in secondo luogo non è l’unità formale, ma l’unità poggiante su una base di principio. La storia ha dimostrato che Lenin aveva ragione e che gli “insostituibili” avevano torto. La storia ha dimostrato che, se non fossero state affrontate e superate quelle contraddizioni tra Lenin e gli “insostituibili”, oggi non avremmo un partito veramente rivoluzionario.
Prendiamo il periodo successivo, la vigilia della rivoluzione del 1905, quando i bolscevichi e i menscevichi stavano gli uni di fronte agli altri, sempre ancora in un unico partito, come due campi opposti con due piattaforme completamente diverse, quando i bolscevichi erano sul punto di scindere formalmente il partito e quando, per difendere la linea della nostra rivoluzione, furono costretti a convocare un loro congresso particolare (il terzo). Perché la parte bolscevica del partito ebbe allora il sopravvento? Perché si conquistò le simpatie della maggioranza del partito? Perché essa non cercava di nascondere le divergenze di principio, e lottava per superarle isolando i menscevichi.
Potrei richiamarmi, quindi, alla terza fase di sviluppo del nostro partito, al periodo che seguì la sconfitta della rivoluzione del 1905, al periodo del 1907, allorquando una parte dei bolscevichi, i cosiddetti “otzovisti”, con alla testa Bogdanov si staccò dal bolscevismo. Questo fu un periodo critico nella vita del nostro partito. Fu il periodo in cui parecchi bolscevichi della vecchia guardia abbandonarono Lenin e il suo partito. I menscevichi gridarono allora che per i bolscevichi era la fine. Ma non fu la fine del bolscevismo e, nel corso di circa un anno e mezzo, l’esperienza della lotta dimostrò che Lenin e il suo partito avevano avuto ragione a condurre la lotta per superare le contraddizioni all’interno dei ranghi del bolscevismo. Queste contraddizioni furono superate non già cercando di nasconderle, ma portandole alla luce e lottando nell’interesse del nostro partito.
Potrei richiamarmi anche al quarto periodo della storia del nostro partito, al periodo 1911-1912, quando i bolscevichi ricostituirono il partito che era stato disgregato dalla reazione zarista e cacciarono via i liquidatori. Anche qui, come nei periodi precedenti, i bolscevichi procedettero alla ricostituzione e al rafforzamento del partito non già cercando di nascondere le divergenze di principio con i liquidatori, ma portandole alla luce e superandole.
Potrei poi indicare la quinta fase di sviluppo del nostro partito, il periodo precedente la Rivoluzione dell’Ottobre 1917, allorquando una parte dei bolscevichi, con alla testa alcuni noti capi del partito bolscevico, tentennavano e non volevano che si passasse all’insurrezione d’Ottobre, ritenendola un’avventura. Si sa che anche questo contrasto fu superato dai bolscevichi non già tentando di nascondere le divergenze, ma con la lotta aperta per la Rivoluzione d’Ottobre. La prassi della lotta ha dimostrato che se non si fossero superate queste divergenze avremmo potuto porre la Rivoluzione d’Ottobre in una situazione critica.
Potrei indicare, infine, i successivi periodi di sviluppo della lotta all’interno del nostro partito: il periodo della pace di Brest [1918], il periodo del 1921 (discussione sui sindacati) e gli altri periodi che voi conoscete e sui quali quindi non mi dilungherò. È noto che in tutti questi periodi, come nel passato, il nostro partito si sviluppò e si rafforzò superando contraddizioni interne.
Che cosa ne risulta?
Risulta che il PC(b) dell’URSS si è sviluppato e si è rafforzato attraverso il superamento delle contraddizioni interne del partito. Risulta che il superamento delle divergenze all’interno del partito mediante la lotta è la legge dello sviluppo del nostro partito.
Ci si potrebbe obiettare che questa è una legge valida per il PC(b) dell’URSS, ma non per gli altri partiti proletari. Non è vero. Questa legge è la legge di sviluppo di tutti i partiti che hanno una certa consistenza, si tratti del partito proletario dell’URSS o dei partiti proletari dell’Occidente. Se in un piccolo partito di un piccolo paese, in un modo o nell’altro le divergenze possono essere nascoste avvalendosi del prestigio di una o di parecchie persone, in un grande partito di un grande paese lo sviluppo attraverso il superamento delle contraddizioni costituisce un elemento inevitabile per l’incremento e il rafforzamento del partito. Così stavano le cose nel passato. Così stanno le cose oggi.
Vorrei qui richiamarmi all’autorità di Engels, che diresse per parecchi decenni, assieme a Marx, i partiti proletari dell’Occidente. Siamo nel decennio 1880-1890, quando in Germania vigeva la legge speciale contro i socialisti,(1) quando Marx e Engels si trovavano a Londra, nell’emigrazione, e l’organo estero illegale della socialdemocrazia tedesca, Il Socialdemocratico,(2) dirigeva di fatto l’attività dei socialdemocratici tedeschi. Bernstein era allora un marxista rivoluzionario (non aveva ancora fatto in tempo a passare nel campo dei riformisti), ed Engels manteneva con lui un’animata corrispondenza sulle questioni politiche più scottanti per la socialdemocrazia tedesca. Ecco che cosa egli scriveva allora a Bernstein (20 ottobre 1882):
“Sembra che ogni partito operaio di un grande paese possa svilupparsi soltanto attraverso una lotta interna, in piena conformità con le leggi dello sviluppo dialettico in generale. Il partito tedesco è diventato quello che è attualmente nella lotta fra gli eisenachiani e i lassalliani,(3) dove persino le baruffe ebbero una funzione importante. L’unificazione divenne possibile soltanto quando la banda di mascalzoni, educata appositamente da Lassalle per servirgli da strumento, si fu logorata, ma anche allora i nostri acconsentirono troppo affrettatamente a questa unificazione. In Francia, coloro che pur avendo abbandonato la teoria bakuniniana continuano tuttavia ad adoperare mezzi bakuniniani di lotta e, nello stesso tempo, a sacrificare il carattere di classe del movimento ai propri scopi particolari, devono anch’essi logorarsi prima che l’unificazione diventi nuovamente possibile. Predicare l’unificazione in simili circostanze sarebbe pura follia. Le prediche morali non servono contro le malattie infantili, che sono inevitabili nelle circostanze attuali”. Poiché, dice Engels altrove (1885), “le contraddizioni non possono mai essere messe a tacere per molto tempo, ma vengono sempre risolte con la lotta”.
Ecco anzitutto qual è il modo giusto di concepire l’esistenza di contraddizioni all’interno del nostro partito e lo sviluppo del nostro partito attraverso il superamento di queste contraddizioni mediante la lotta.
2. Le origini delle contraddizioni all’interno del partito
Ma da dove vengono queste contraddizioni e divergenze, qual è la loro origine?
Penso che l’origine delle contraddizioni all’interno dei partiti. proletari va ricercata in due circostanze.
Quali sono queste circostanze?
In primo luogo, la pressione della borghesia e dell’ideologia borghese sul proletariato e sul suo partito nelle condizioni della lotta delle classi, pressione alla quale non di rado cedono gli strati più instabili del proletariato, e quindi anche gli strati più instabili del partito proletario. Non si deve credere che il proletariato sia completamente isolato dalla società, sia ai di fuori della società. Il proletariato è una parte della società, ai cui vari strati è legato da numerosi fili. Il partito è una parte del proletariato. Perciò anche il partito non può non avere legami con i vari strati della società borghese e non subire la loro influenza. La pressione della borghesia e della sua ideologia sul proletariato e sul suo partito si esprime nel fatto che idee, costumi, usanze, stati d’animo borghesi spesso penetrano nel proletariato e nel suo partito attraverso determinati strati del proletariato legati, in un modo o nell’altro, alla società borghese.
In secondo luogo, l’eterogeneità della classe operaia, l’esistenza di vari strati in seno alla classe operaia. Penso che il proletariato, come classe, può essere suddiviso in tre strati.
Uno strato è costituito dalla massa fondamentale del proletariato, dal suo nucleo, dalla sua parte permanente, la massa dei proletari “purosangue” che già da tempo ha rotto i legami con la classe dei capitalisti. Questo strato del proletariato costituisce il sostegno più sicuro del marxismo.
Il secondo strato comprende coloro che di recente sono usciti da classi non proletarie: dai contadini, dai piccoli borghesi, dagli intellettuali. Questa gente, proveniente da altre classi ed entrata solo recentemente nelle file del proletariato, ha portato nella classe operaia i propri costumi, le proprie abitudini, le proprie esitazioni, i propri tentennamenti. Questo strato costituisce il terreno più favorevole per i vari raggruppamenti anarchici, semianarchici e “di ultrasinistra”.
Infine, il terzo strato è costituito dall’aristocrazia operaia, dal vertice della classe operaia, dalla parte più benestante del proletariato, che è portata ai compromessi con la borghesia, che è dominata dallo spirito di adattamento verso i potenti della terra, dalla aspirazione a “diventare qualcuno”. Questo strato costituisce il terreno più favorevole per i riformisti e gli opportunisti dichiarati.
Nonostante la differenza formale, questi ultimi due strati della classe operaia costituiscono il terreno più o meno comune che alimenta l’opportunismo in generale: l’opportunismo aperto, nella misura in cui prendono il sopravvento gli stati d’animo dell’aristocrazia operaia; l’opportunismo coperto da una fraseologia “di sinistra”, nella misura in cui hanno il sopravvento gli stati d’animo degli strati semipiccolo-borghesi della classe operaia, che non hanno ancora rotto definitivamente con l’ambiente piccolo-borghese. Il fatto che gli stati d’animo “di ultrasinistra” coincidano spessissimo con stati d’animo di aperto opportunismo non rappresenta nulla di strano. Lenin disse più di una volta che l’opposizione di “ultrasinistra” non è che l’altra faccia dell’opposizione di destra, menscevica, apertamente opportunista. Questo è assolutamente esatto. Se un “ultrasinistro” è per la rivoluzione soltanto perché aspetta la vittoria della rivoluzione il giorno dopo, è chiaro che costui deve cadere nella disperazione e nella delusione se la rivoluzione subisce un arresto, se la rivoluzione non vince proprio il giorno dopo.
Naturalmente ad ogni svolta nello sviluppo della lotta di classe, ad ogni inasprimento della lotta e ad ogni aumento delle difficoltà, le differenze di vedute, di costume e di stati d’animo dei vari strati del proletariato si manifestano immancabilmente sotto forma di determinate divergenze nel partito, e la pressione della borghesia e della sua ideologia inasprisce immancabilmente queste divergenze, dando loro sfogo sotto forma di lotte all’interno del partito proletario.
Queste sono le origini delle contraddizioni e delle divergenze in seno al partito.
Si possono evitare queste contraddizioni e divergenze? No, non si possono evitare. Credere di potere evitare queste contraddizioni significa ingannare se stessi. Engels aveva ragione quando affermava che è impossibile nascondere per molto tempo le contraddizioni all’interno del partito, che queste contraddizioni vanno risolte con la lotta.
Ciò non significa che il partito deve essere trasformato in un circolo di discussioni. Al contrario, il partito proletario è e deve rimanere l’organizzazione combattiva del proletariato. Voglio soltanto dire che non si può chiudere gli occhi e passare sopra alle divergenze all’interno del partito se queste divergenze hanno un carattere di principio. Voglio soltanto dire che unicamente mediante la lotta per una linea di principio marxista si potrà salvaguardare il partito proletario dalla pressione e dall’influenza della borghesia. Voglio soltanto dire che unicamente superando le contraddizioni all’interno del partito possiamo fare grande e forte il nostro partito.
1. La legge speciale contro i socialisti, promulgata in Germania nel 1878 dal governo di Bismarck, vietava tutte le organizzazioni del partito socialdemocratico, le organizzazioni operaie di massa e la stampa operaia. In base a questa legge le pubblicazioni socialdemocratiche venivano confiscate e i socialdemocratici perseguitati. Il Par­tito socialdemocratico tedesco dovette passare all’illegalità. Sotto la pressione del movimento operaio di massa la legge venne abrogata nel 1890.
2. Der Sozialdemokrat: giornale illegale, organo Par­tito socialdemocratico tedesco. Si pubblicò dal settembre 1879 al settembre 1890, dapprima a Zurigo e poi, a cominciare dall’ottobre 1888, a Londra.
3. Gli Eisenachiani erano i seguaci di Marx che nel 1869 ad Eisenach, capeggiati da August Bebel e Wilhelm Liebknecht, avevano costituito il Partito Operaio Socialdemocratico di Germania. I Lassalliani erano i membri e seguaci dell’Associazione Generale dei Lavoratori di Germania fondata nel 1863 da Ferdinand Lassalle (1825-1864). Le due organizzazioni nel Congresso di Gotha (22-27 maggio 1875) si fusero e costituirono il Par­tito socialdemocratico tedesco. Marx aveva criticato a fondo il Programma di Gotha: i marxisti facevano gravi concessioni di principio ai lassalliani. La critica di Marx al momento fu ignorata. Fu pubblicata solo nel 1891 ed è nota come Critica del Programma di Gotha. In essa Marx indica un programma di transizione dal capitalismo al comunismo per la Germania di quel tempo. Da allora entrò nell’uso dei marxisti chiamare socialismo la fase di transizione al comunismo che inizia con la conquista del potere da parte del proletariato organizzato attorno al suo Partito, vale a dire con l’instaurazione della dittatura del proletariato.
ARTICOLO PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE SUL SITO DEL PARTITO DEI CARC. QUI IL LINK

venerdì 13 dicembre 2019

CPGB-ML: Le elezioni britanniche e la morte del Progetto Corbyn

Che lezioni possono trarre i lavoratori dagli ultimi quattro anni?




Raramente il pubblico britannico ha partecipato alle elezioni politiche con meno entusiasmo o interesse per la campagna elettorale e per le promesse programmatiche dei parlamentari contendenti.

Perché? Soprattutto perché, come nazione, la nostra fiducia e credenza nelle dichiarazioni dei politici borghesi britannici è ai minimi storici. "Non fanno mai ciò che promettono" è il sentimento prevalente.

E poi, naturalmente, c'è il fatto che il risultato del referendum sulla Brexit del 2016 ha gettato una bomba a mano nel prima accogliente establishment britannico, dopo la quale l'élite politica rimane sotto shock e mostra pochi segni di ripresa.

Chi serve il parlamento?

Il nostro parlamento britannico, la "madre di tutti i parlamenti", fu sviluppato dal consiglio del re, un corpo feudale dei principali nobili e dignitari della chiesa che fu creato come meccanismo di consiglio tra la nobiltà terriera e i loro monarchi assoluti. Questo consiglio divenne il veicolo politico della nascente borghesia.

Con lo slogan "Nessuna tassazione, senza rappresentanza", la classe parlamentare mercantile fu condotta al vero potere dall'esercito delle teste rotonde della rivoluzione di Cromwell, che depose la monarchia e decapitò l'ultimo monarca assoluto, il re Carlo I.

Durante i secoli della sua esistenza, il parlamento ha attraversato molte fasi, ma in tutte le fasi dalla rivoluzione inglese, Westminster è stato e rimane il veicolo per il potere politico della classe borghese-capitalista.

Quest'anno ha visto il 200° anniversario del massacro di Peterloo. Molti sostengono che tale evento è un momento fondamentale nella lotta per il diritto di voto della classe lavoratrice. Dovrebbe certamente essere considerato come un segno dell'atteggiamento - un misto di disprezzo temperato dalla paura - con cui la classe dominante e i suoi accoliti guardano al proletariato e ai suoi tentativi di organizzare ed esprimere la sua volontà politica.

L'ascesa del Cartismo - che richiedeva una carta dei diritti dei lavoratori, incluso il diritto di voto - fu garantita per decreto, non per la vittoria di quel movimento, che fu sconfitto. Allo stesso tempo, le condizioni di vita dei lavoratori britannici furono elevate dalla nostra partecipazione in un'industria che aveva come mercato l'enorme impero coloniale.

Il diritto di voto è stato temperato dapprima dai limiti di voto (concesso solo agli uomini proprietari e non alle donne o ai lavoratori), e poi anche nella sua estensione universale, sebbene contrastato in ogni fase, è diventato un garante del privilegio del ricchi. I meccanismi politici e statali si sono intrecciati con il vero potere economico della classe capitalista sfruttatrice, che, nonostante tutte le dimostrazioni di "democrazia", ​​esercita la dittatura più salda sulla nostra economia e l'apparato statale.

Il partito laburista britannico

Dal momento che il neo-partito laburista si è dimostrato fedele all'imperialismo britannico, fedele all'impero, fedele alla monarchia e ai suoi uomini migliori nella ricca classe dei magnati industriali, ai banchieri e finanzieri nella City di Londra - dalla prima guerra mondiale, in effetti - il nostro parlamento "democratico" è rimasto un veicolo per il dominio della ricchezza, non contestato dal suo contingente di fedeli parlamentari laburisti.

Oltre a ciò, tutti i discorsi di "democrazia" e "socialismo" sono stati semplice spettacolo . Il Labour è diventato parte integrante del sistema di opposizione controllata, che in realtà è un accordo a due parti tra Labour e Tories.

"Puoi avere qualsiasi colore desideri, purché sia ​​nero", ha detto Henry Ford. Voi lavoratori potete avere qualsiasi partito politico fintanto che ci serve, affermano i nostri sovrani finanzieri della city. Come i casinò in cui giocano, le probabilità elettorali sono truccate a loro favore.

I lavoratori non devono avere voce in capitolo o influenza

Ed è per questo che è stato un tale errore, da parte di Cameron e del partito conservatore, dare una parvenza di parola ai lavoratori su una questione tanto fondamentale per gli interessi economici dell'imperialismo britannico quanto l'organizzazione del governo del capitale finanziario europeo, la nostra appartenenza all'Unione europea.

Perché l'hanno fatto? Per le loro ragioni interne egoistiche e meschine (c'era una divisione nella classe proprietaria tra finanzieri e produttori). E poiché di recente hanno sviluppato un tale disprezzo supremo per i lavoratori della Gran Bretagna che hanno immaginato che avremmo semplicemente fatto come ci era stato ordinato.

Ma non avevano preso in considerazione il decennio precedente di austerità e crisi finanziaria che ha schiacciato così tanti lavoratori britannici, e sui quali vi è un giustamente ribollente e amaro risentimento, seppure spesso sfocato.

La nostra posizione

Siamo stati chiari nel chiedere ai lavoratori di sostenere la Brexit, sostenendo persino un voto tattico per il Brexit Party nelle elezioni europee del 2019. Abbiamo visto quelle elezioni come un secondo referendum e i risultati - con il Brexit Party che ha ottenuto il maggior numero di seggi e il maggior numero di voti - hanno mostrato chiaramente che non eravamo soli a farlo.

Cerchiamo di essere chiari: sosteniamo la Brexit perché siamo fermamente contrari all'UE e al dominio sfrenato del capitale finanziario che incarna; non supportiamo il Brexit Party.

Né sosteniamo che il parlamento britannico sia il veicolo naturale della volontà dei lavoratori britannici. Sosteniamo la classe operaia e tutto ciò che rafforzerà la sua lotta per ottenere il potere reale e l'indipendenza dalla classe capitalista sfruttatrice, che è più estranea a noi e ai nostri interessi di qualsiasi potere straniero.

Ma quella strada non sarà percorsa alla leggera dai lavoratori britannici, quindi esaminiamo la scena politica che in realtà si trova davanti a noi.

Il Labour e Corbyn

Non era previsto che Jeremy Corbyn diventasse il leader del partito laburista. Il Labour era il partito della guerra in Iraq; dell' imperialismo intriso di sangue; delle privatizzazioni del sistema sanitario nazionale di Tony Blair, Gordon Brown, Frank Dobson e Alistair Campbell tramite il Public Private Partnership (PPP) e la Private Finance Initiative (PFI); dei sindacati schiacciati e della subordinazione di ogni cosa al mercato.

Tony Benn, Jeremy Corbyn, Dianne Abbot e John McDonnell sono stati considerati dai Grandi del loro stesso partito come folli scherzi di sinistra, da tollerare fintanto che fornivano una foglia di fico elettorale "di sinistra", che copre la nudità davvero orribile del servilismo del Labour all'imperialismo capitalista e un (falso) segnale agli operai scontenti e non rappresentati del fatto che il Labour sia rimasto il loro partito.

Come la clausola IV nel programma del partito, dovevano essere tollerati ma ignorati; un patto reciproco di convenienza. Gli fu permesso di esprimere con calma la loro opposizione all'interno dei ranghi del partito, purché non attraversassero la linea rossa e non si ribellassero per i loro presunti principi - come George Galloway fece in modo così memorabile nell'esporre l'imperialismo britannico in vista della Guerra in Iraq.

Corbyn: un uomo di "principio" - ma a quale prezzo "unità"?

Corbyn, durante il suo lungo mandato come deputato laburista senza incarchi di governo, ha dichiarato di essere contro la NATO, contro l'apartheid in Sudafrica, contro l'imperialismo, contro la repressione israeliana della Palestina e dell'apartheid in Israele, contro la repressione, la divisione e l'apartheid britannici in Irlanda, contro la repressione da parte degli Stati Uniti del Venezuela e di Cuba, contro lo schiacciamento da parte dei "Tories" (e del Labour) dello sciopero dei minatori, contro il razzismo e contro la guerra - e ovviamente contro l'Unione europea.

Ma per rimanere nella "vera politica" - vale a dire, nel racket parlamentare del partito laburista - era felice di seppellire tutte queste differenze fondamentali con il suo stesso partito e rimanere un deputato senza incarichi di governo : esprimere tranquillamente l'opposizione all'interno dei ranghi era il suo biglietto da visita socialdemocratico.

Tutto questo, ovviamente, sotto lo slogan "Unità!"

Le elezioni del 2017: austerità, povertà e classe

Poco dopo il referendum UE del 2016, Jeremy Corbyn si è trovato catapulato, come uomo di apparente principio, alla posizione di leader, e ha portato il partito laburista alle elezioni generali nonostante la schiacciante ostilità del suo stesso partito, dell'establishment politico, e dei media.

La sua forte performance attinse al malcontento delle masse lavoratrici e per un po i nemici all'interno del suo stesso partito furono costretti a silenziare il loro tono critico, facendo apparentemente "pace".

Il massacro della Grenfell Tower ha sottolineato, poche settimane dopo quelle elezioni generali, tutto ciò che non andava nella Gran Bretagna moderna; il contrasto tra operai poveri e playboy miliardari, che vivono guancia a guancia nel quartiere reale di Kensington e Chelsea.

I Tories, guidati da Theresa May, che prometteva solo ulteriore austerità, apparivano così ovviamente estranei alle esigenze disperate dei lavoratori che si ritrovarono a combattere un'azione di retroguardia per la narrazione politica del capitalismo stesso - terreno che non si aspettavano di rivisitare. Thatcher aveva dichiarato Blair il suo più grande successo politico, ma ora Corbyn stava minacciando di invertire l'austerità (come scelta ideologica dei Tories), aumentare la tassazione sui ricchi e spendere per i poveri e i bisognosi. Non era appunto questo il socialismo che la Gran Bretagna aveva combattuto in tutti questi anni?

Un nuovo modo di parlare entrò nella vita politica. In realtà, non c'era nulla di molto radicale nel progetto di tassare e di spendere un po 'di più, ma nelle condizioni di profonda crisi economica e nella generale stretta sui lavoratori, era un messaggio che i capitalisti della City di Londra non potevano digerire. Neutralizzare Corbyn e neutralizzare la Brexit divennero le loro parole d'ordine.

La macchina del partito reagisce, mano nella mano con lo stato

C'era un problema spinoso. Se il partito parlamentare laburista (PLP) non era stato in grado di espellere Corbyn nel 2017, attraverso la rovina elettorale che aveva previsto e a cui aveva lavorato, e ci fu un afflusso di 400.000 nel partito, fedele e ispirato dall'apparente messaggio di Corbyn di uguaglianza sociale e giustizia , come avrebbe mantenuto il controllo?

Corbyn fu incoraggiato dai suoi alleati e dalla base Momentum a introdurre una rielezione obbligatoria, il che avrebbe richiesto a tutti i parlamentari laburisti di affrontare meccanismi che avrebbero reso fondamentale l'accettazione della leadership, del manifesto e della linea politica di Corbyn per essere scelti come candidati per partecipare alle prossime elezioni. Ciò avrebbe visto una certa lotta politica, ma era un meccanismo putativo per ottenere il controllo del partito parlamentare: seguire la linea, restare indietro rispetto al nuovo leader o affrontare i membri, che ti avrebbero deselezionato come deputato.

Ma furono sollevati un grido e un piagnisteo generali. Emerse dalla nostra stampa, dal governo e dai funzionari statali una propaganda mediatica quotidiana, con un ruolo di primo piano svolto dal PLP, in particolare dal vice leader Tom Watson e membri del gabinetto ombra come Chukka Umunna, Hilary Benn, Keir Starmer ed Emily Thornberry.

Corbyn rappresentava un rischio per la sicurezza. Se Corbyn fosse diventato primo ministro, l'esercito avrebbe organizzato un colpo di stato. Corbyn fu debole in Siria (dove apparentemente non sosteneva il bombardamento democratico di quel paese da parte dei missili da crociera britannici). Corbyn fu debole nei confronti del Venezuela e si rifiutò di condannare il "dittatore" Nicolás Maduro (che non aveva fatto altro per meritare la presidenza di questa importante nazione ricca di petrolio che vincere le elezioni presidenziali; al contrario del leader americano approvato e "democraticamente selezionato", Juan Guido!). Corbyn fu debole sull'economia. Corbyn fu debole sul Trident.

Jeremy ha ceduto un argomento dopo l'altro. Userebbe lui la bomba nucleare? Se dovesse. Sosterrebbe il Venezuela? Ha condannato "la violenza da tutte le parti" - questo nel mezzo di un tentativo sponsorizzato dagli Stati Uniti di rivoluzione colorata. Si opporrà alla guerra in Siria? No, avrebbe concesso un voto libero.

Era precedentemente capo del CND, si sarebbe opposto al rinnovo di Trident? Avrebbe "sostenuto la politica del lavoro", ovvero il rinnovo delle armi nucleari al fine di proteggere i posti di lavoro degli armatori e il loro uso, se necessario. Ogni posizione che sosteneva di ricoprire era stata abbandonata - come, in effetti, lo era sempre stata durante la sua carriera - per il bene dell '"unità".

Antisemitismo

Prima vennero per Ken Livingstone. Ken dichiarò inconsapevolmente che Hitler era un sionista. Non del tutto giusto - ma i nazisti fecero un accordo diretto (Haavara) con la Federazione sionista di Germania per trasferire ebrei dalla Germania alla Palestina, poiché entrambi i gruppi avevano un'ideologia suprematista nazionalista prevalente ed entrambi credevano che gli ebrei non appartenessero all'Europa. Hitler, ovviamente, credeva che gli ebrei non appartenessero alla razza umana.

Ma il piano era chiaro; un piano imperialista molto britannico. Israele è solo un piccolo ingranaggio nella macchina imperialista, ma la sua particolare specialità è quello di giocare sulle sue credenziali come stato vittima o stato di vittime - dell'imperialismo europeo e della storia europea, notiamo - per coprire i suoi crimini imperiali molto reali, commessi per conto dell'imperialismo anglo-americano contro il popolo palestinese, in tutto il Medio Oriente e oltre.

E quale miglior stratagemma se non quello di attaccare il partito laburista sulla sua celebre causa - rendere impossibile per i suoi membri criticare l'imperialismo israeliano (come partner medio-orientale dell'imperialismo britannico e americano), e in tal modo silenziare le loro critiche non solo sulla scimmia israeliana, ma soprattutto sul suonatore di organo anglo-americano.

Il fatto che il supporto di Corbyn a queste cause antimperialiste sia stato nella migliore delle ipotesi tiepido era irrilevante. Il moderato attivista anti-apartheid e il socialdemocratico furono reinventati come terrorista dell'IRA e di Hamas e, naturalmente, come razzista antisemita per iniziare.

La definizione IHRA di antisemitismo

Alle spalle di questa campagna, una nuova definizione di antisemitismo - la definizione dell'International Holocaust Remembrance Association (IHRA), ottenuta silenziosamente, pensa un po', dal Comitato monetario dell'Unione europea - fu adottata dal Partito Laburista, aprendo la strada alla sua legale adozione come "visione consensuale" da parte di molte istituzioni statali.

Questa definizione sionista rende illegale e ufficialmente un crimine d'odio denunciare la politica israeliana - perversamente, e come un insulto spaventoso e veramente razzista aggiunto a un secolo di ferite al popolo palestinese, sotto l'apparenza di "combattere il razzismo". Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità.

Chris Williamson

Gli attacchi e le accuse al vetriolo, persino rabbiosi, rivolti al deputato laburista Chris Williamson, un fedele corbynista, per aver suggerito che i laburisti avrebbero dovuto rispondere respingendo accuse infondate di antisemitismo - "Siamo stati troppo apologetici" - sarebbe divertente se non fossero un indicazione della profonda mancanza di direzione, piano o visione di uno qualsiasi dei cosiddetti "sinistri" laburisti e della loro totale incapacità di affrontare qualsiasi sfida seria o sostenuta all'imperialismo britannico per conto e nell'interesse dei lavoratori britannici.

Corbyn non fece nulla per difendere Williamson, uno dei suoi principali alleati. Piuttosto, ha cementato il suo isolamento permettendo al PLP blairiano e alla stampa di liberarsi di lui senza opposizione. Questo era Jeremy, che mostrava la sua vera mancanza di coraggio o fibra morale.

Che l'abbia fatto per carrierismo o per codardia, alla fine equivaleva alla stessa cosa.

La campagna elettorale del 2019

E così le organizzazioni sioniste, gli amici "laburisti" di Israele, i movimenti "laburisti ebraici", i rabbini capi e i compani Tory gridano al lupo uno sopra l'altro.

Corbyn può essere pusillanime. Potrebbe essere debole. Corbyn potrebbe essere molte cose, ma non è un razzista. Perfino il pensionato John Bercow, nella sua intervista con Alistair Campbell, criminale di guerra della rivista GQ, ha ammesso che i Tories, non i laburisti, erano il vero partito del razzismo, incluso l'antisemitismo - e dovrebbe saperlo.

La comunità ebraica, nel frattempo, dovrebbe riflettere a lungo prima di farsi usare come pedina politica degli imperialisti britannici. Questa è l'estensione logica del patto che il sionismo ha concluso con l'imperialismo britannico e americano un secolo fa.

I sionisti hanno già viaggiato così lontano su questa strada che la transizione potrebbe sembrare facile da ingoiare. Ma chiamare lavoratori, anticapitalisti, antimperialisti e difensori della dignità umana e della giustizia sociale come "razzisti e antisemiti" non può che minare fatalmente la propria posizione all'interno della società.

Quando il vero antisemitismo alzerà la sua brutta testa e nessuno ascolterà più il ragazzo che gridava al lupo, la follia di questa prostituzione morale nei confronti della classe dirigente britannica diventerà terribilmente chiara. La classe dirigente britannica è estremamente cinica. Non ha alleati permanenti - solo interessi permanenti.

I nostri padroni lanceranno sotto gli autobus gli ebrei britannici con la stessa sicurezza con cui hanno gettato tutti gli altri, da musulmani a somali, jugoslavi, iracheni, afgani, pakistani, africani, afro-caraibici, minoranze ed immigrati in generale, per non parlare di carbonieri, carpentieri , madri single, richiedenti benefici e, in effetti, la maggioranza dei lavoratori britannici, al fine di garantire il proprio privilegio e potere.

L'Unione Europea

E poi, ovviamente, c'era la Brexit. Diciassette milioni e mezzo di persone hanno votato per lasciare l'UE. La maggior parte dei sostenitori del Labour ha votato per lasciare l'UE. La maggioranza dell'elettorato laburista doveva vincere per ottenere una maggioranza parlamentare che votasse per lasciare l'UE.

Corbyn è sempre stato contro l'UE. Quindi, appartentemente, può contare sul suo ex compagno stretto e attuale cancelliere ombra John McDonnell. Eppure all'improvviso c'è una faccia a faccia. Non siamo al corrente delle forze oscure al lavoro qui. Non sappiamo quale prova incriminante, quale sporcizia, lo stato abbia su McDonnell o se gli sia stato semplicemente offerto un guadagno illusorio: "Cambia la tua posizione sulla Brexit e possiamo fare affari".

Ad ogni modo, e nonostante Corbyn balli sulla testa di uno spillo mentre cerca di compiacere entrambe le parti, nessuno ha dubbi sul fatto che il Labour si sia effettivamente unito al campo del Remain, abbandonando i desideri e gli interessi della classe lavoratrice britannica, europea e mondiale - e, cosa più evidente di tutte nell'attuale clima politico, della maggioranza espressa dall'elettorato britannico.

Questo lascia intendere il semplice fatto che Corbyn sta contorcendo la volontà del popolo e abolendo la democrazia.

È vero, non è andato così lontano come il leader dei LibDem Jo Swinson, che afferma che il suo partito semplicemente “annullerà la Brexit” e ignorerà del tutto il risultato del referendum. Ma ha tradito coloro che hanno votato per il suo ultimo manifesto nel 2017 e ha effettivamente sigillato il proprio destino nelle elezioni del 2019, che saranno decise soprattutto su questa singola questione.

Nessuna promessa di una banda larga a fibra piena libera può sminuire la portata di questo voltafaccia.

"Unità", a quale prezzo?

La storia si ripete. La prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa. La "tragedia" della sconfitta di Corbyn nel 2017 è stata mitigata dalla forte risonanza del suo messaggio anti-austerità e dalla percezione del suo essere "un uomo di principio".

La farsa degli anni successivi, durante la quale Corbyn ha tradito i suoi più stretti sostenitori, ha abbandonato molti dei suoi principi, in apparenza ferventemente combattuti, per diventare "primo ministro" a tutti i costi e, notoriamente, ha fatto una palesemente anti-democratica inversione a U sulla Brexit, ha fatalmente minato la sua credibilità e quindi spazzato via ogni capacità di influenza  che avrebbe potuto esercitare sul PLP, una volta intimorito dal risultato elettorale del 2017.

La macchina del PLP laburista ha mostrato le sue carte e sconfitto Corbyn, e sono Blair e Campbell con la loro ideologia capitalista del libero mercato che mantengono il controllo del partito laburista, in stretta alleanza con gli interessi della classe dominante britannica.

Gli operai britannici, sgomenti per la posizione del Labour sulla Brexit, sembrano pronti a abbandonare il partito a frotte e votare per gli indipendenti Tories o Brexit in tutto il paese.

È uno spettacolo spiacevole quando un vero e proprio razzista dell'Eton College Tory Toff, che beffa apertamente la classe operaia e sposa le teorie della supremazia della razza e della classe dominante, può usare il leader della banda britannica di clown laburisti "di sinistra" per sostenere l'affermazione che il suo partito, il partito Tory, rappresenta i molti, mentre i laburisti hanno abbandonato gli operai.

"Portare a compimento la Brexit"

A prescindere dall'uso da parte della carriera di Boris Johnson della questione Brexit, non si deve dimenticare che l'intera saga e lo spettacolo dello stallo parlamentare e delle infinite notizie sulla "Brexit" possono essere comprese solo una volta riconosciuto un semplice fatto: la classe dirigente britannica NON vuole "portare a compimento la Brexit". Piuttosto il contrario.

Questo punto necessita di un piccolo chiarimento. Non da ultimo perché il Labour, sotto la guida di Corbyn, ha deciso di riferirsi a una Brexit "dura" o senza accordi (in realtà lasciando l'Unione doganale dell'UE, il mercato unico e il blocco di sicurezza) come "Brexit dei banchieri". Questo termine è, beh - fuori di testa!*

Come indicatore del vero sentimento della City di Londra, è sempre utile rivolgersi a Mark Carney, il finanziere a cui è stata affidata la politica macroeconomica britannica - un uomo di cultura e raffinatezza e un servitore imperialista fino alla punta delle dita.

Parlando ad agosto di quest'anno sui pericoli della recessione che la Gran Bretagna deve affrontare (siamo già in una recessione prolungata e profonda, notiamo) conseguente alla Brexit, ha commentato: “Abbandonare i rapporti economici più integrati al mondo avrebbe un impatto sull'economia “.

Tutto ha un impatto sull'economia. La rivoluzione socialista avrà senza dubbio un impatto sull'economia. Si tratta di chi ne trae beneficio e  di chi ne soffre.

Il concetto che siamo "tutti insieme", che ciò che è buono per il capitalista è buono per i suoi lavoratori, è vecchio quanto il capitalismo (vecchio quanto lo sfruttamento, in effetti), e si riduce alla nozione più amata dalla nostra classe dirigente cioè che, per citare Engels: "Il capitalista è un capitalista per il bene dei lavoratori".

"L'economia del no-deal è tale che le regole del gioco per esportare in Europa o importare dall'Europa cambiano radicalmente", ha detto Carney.

Di conseguenza, ha detto, le industrie "molto grandi" e "altamente redditizie" in Gran Bretagna diventerebbero "antieconomiche".

"Decisioni molto difficili dovranno essere prese", ha detto, spiegando che avrebbero un effetto "a catena" sull'economia.

Ha indicato le case automobilistiche, i produttori di alimenti e le aziende chimiche come quelli che sarebbero stati i più colpiti. "Questi sono i settori che non hanno investito", ha affermato.

Non esporremo qui l'intera economia politica marxista. Lasciate che questo breve riferimento sia sufficiente per notare che i banchieri non vogliono in alcun modo vedere la Gran Bretagna lasciare l'Unione europea, in particolare senza un accordo; senza perpetuare l'accesso al mercato dei produttori, la libera circolazione dei capitali e l'accesso a manodopera a basso costo dalle economie depresse dell'Europa (in particolare i paesi ricolonizzati dell'Europa orientale), e in generale garantire la stretta unità in corso dei centri finanziari britannici con il resto del Blocco imperialista dell'UE.

Chi comanda la Gran Bretagna?

La classe dirigente, dobbiamo ricordarci, non è composta solo dai rappresentanti politici del capitale. I nostri padroni non sono i politici che siedono sulle panchine di Westminster e nei vari parlamenti regionali, ma sono costituiti dagli economicamente potenti - in particolare, la classe miliardaria e i proprietari di enormi imprese conglomerate e direttori finanziari del capitale incentrati nella città di Londra.

Sono i capitalisti della finanza che scelgono la musica, e i veri rappresentanti del capitale bancario e industriale britannico, americano e europeo trovano nell'UE un veicolo più conveniente per far avanzare i propri interessi, come hanno fatto sin dal suo inizio dopo la seconda guerra mondiale.

A quel tempo, una politica interna di anticomunismo accoppiata a una politica estera antisovietica era all'ordine del giorno - l'unico modo per gli imperialisti di preservare il loro sistema di sfruttamento e i resti dell'impero. Dal crollo dell'URSS e delle democrazie popolari, l'UE è stata in missione per espandersi fino ai confini della Russia ed è il veicolo economico dell'imperialismo della NATO in Europa.

Disuguaglianza, povertà, senzatetto e distruzione sociale: capitalismo di austerità

Da tempo riteniamo che i criteri di convergenza dell'UE limitino la spesa statale per il benessere sociale e ostacolino molte industrie nazionali al fine di promuovere un'agenda di austerità e fondamentalismo del libero mercato nell'interesse dei conglomerati giganti e delle grandi banche europee.

I finanzieri della City di Londra, come quelli di altri centri finanziari nazionali europei, in particolare in Germania e Francia, sono felici di partecipare a questa bonanza di sfruttamento, che ha deindustrializzato la Gran Bretagna a tal punto che solo il 9 percento della nostra forza lavoro è coinvolto nella produzione.

La capitale europea vive, sempre più simile a un vampiro, dal risucchiare i lavoratori del mondo oppresso. E questo vandalismo parassitario trova la sua immagine speculare nelle comunità devastate in Europa - non da ultimo negli ex paesi socialisti, ma anche a grande svantaggio delle aree industriali centrali delle Midlands e del nord della Gran Bretagna.

Sentimento anti-UE in aumento in tutta Europa

Il calo dei redditi della classe lavoratrice e la spinta verso l'austerità sono diventati molto chiari dal crollo economico capitalista mondiale del 2008. La Grecia è stata devastata socialmente per garantire il continuo flusso di tributi ai banchieri centrali europei.

Nell'Europa Meridionale le economie della Spagna, dell'Italia e del Portogallo sono sottoposte a un'enorme pressione e c'è un forte sentimento anti-UE tra i lavoratori anche in Germania.

In Francia, le proteste dei gilet gialli hanno ottenuto un sostegno di massa chiedendo l'uscita dall'UE, dalla NATO, dall'euro e dal capitalismo. Ma i banchieri dell'UE non hanno alcun desiderio di vedere la Gran Bretagna o qualsiasi altro paese cadere fuori dalla loro orbita.

La disuguaglianza non è stata prevenuta dall'UE; è vero il contrario. Le nostre condizioni non sono state protette dall'UE.

Livelli record di povertà, senzatetto, fame e disuguaglianza sono stati tutti raggiunti proprio sotto la tenera cura amorevole dell'alleanza UE dei governi capitalisti nazionali, che hanno tutti aderito ai suoi principi chiave imperialisti per ricevere i discutibili "benefici" dell'accesso al suo "libero mercato di beni, lavoro e capitali".

La presentazione di questa istituzione imperialista della classe operaia come una sorta di istituto di previdenza per i lavoratori britannici (o europei, o di qualsiasi altro gruppo) e come forza per la pace e l'armonia ambientale, è lontana dalla verità quanto l'affermazione di Andrew Prince di non aver mai incontrato Virginia Roberts.

Incertezza parlamentare ed evidente frustrazione della "democrazia"

Eppure i nostri rappresentanti parlamentari hanno organizzato una sit-in di protesta per tre anni, rifiutando persino di accettare l'accordo "Brexit significa Brexit" di Theresa May, che in realtà era una Brexit solo di nome (Brino), in quanto comportava di rimanere all'interno del Unione doganale dell'UE.

Joe Swinson ha compiuto la mossa notevole di impegnare i liberaldemocratici semplicemente ad annullare del tutto il risultato del referendum. Il suo partito vuole annullare la Brexit e, in tal modo, rendere ampiamente chiaro a tutti che la democrazia britannica è assolutamente irrilevante.

Molte dei partiti più piccoli - i Verdi, Plaid, SNP, ecc. - inseguno disperatamente la sua scia. Tutti sono uniti nella loro volontà, se non nella loro abilità, di servire il capitalismo britannico.

Questo tipo di evidente schiaffo in faccia al sudicio proletariato britannico  è uno di quelli che anche i Tories sotto Cameron, May o Johnson si sentono profondamente a disagio a consegnare. Non perché cambi l'essenza della questione, ma perché il cinismo della classe dominante britannica e del suo partito di governo preferito li aiuta a capire che la forma è importante.

Meglio dare una parvenza di umiltà e rispetto.

I Tories, ovviamente, agiranno solo nel migliore interesse dell '"intero paese" (classe dirigente capitalista) e rispetteranno la volontà del popolo britannico (parlano con eufemismi, usano frasi altisonanti, e con lingue biforcute, dicono apertamente bugie e metteno lo stivale quando necessario). L'accordo della May era una Brexit solo di nome, eppure era un passo troppo avanti per la maggior parte dei suoi colleghi parlamentari.

Deal o No-deal? 

Rientra Boris. Costui era diverso. Era "Do or die". Avremmo chiesto un accordo a favore della Gran Bretagna o saremmo partiti senza un accordo. E dopo molta musica d'atmosfera negativa da Bruxelles e da altre capitali europee, è stata piuttosto una "sorpresa" scoprire che un accordo è stato, di fatto, concluso tra Boris e il presidente dell'UE Jean-Claude Juncker - con sorrisi a tutto tondo.

Quindi qual era il contenuto dell'accordo? Dopo molto clamore, è emerso che l'accordo era quello di Theresa May, ma accettando che ci sarebbe stata una frontiera doganale Gran Bretagna-UE nel mare d'Irlanda.

Il piano di Boris era di sciogliere il parlamento, partecipare ad un'elezione generale e cambiare la composizione del parlamento a suo favore dipingendo il suo partito come l'unico partito popolare della Brexit che potesse "portare a termine la Brexit", minando l'agenda anti-austerità del Labour e la politica di no-deal, pro-WTO, di rottura netta e monotematica del Brexit Party in un colpo solo.

In questo modo, il Partito Democratico Unionista (DUP) dell'Irlanda del Nord sarebbe nuovamente retrocesso ad un'irrilevanza anacronistica e la sua prevedibile ostruzione "Siamo inglesi, non irlandesi: nessuna resa!" avrebbe potuto essere messa da parte.

Boris ha persino ammesso che la minaccia della Brexit senza accordo doveva sembrare reale, ma che, in realtà, non aveva intenzione di andarsene senza un accordo, rivelandosi ancora una volta come un arciopportunista che ha giocato bene la sua mano.

Il crollo del Brexit Party

Le dimissioni del leader del Brexit Party Nigel Farage di fronte alla diserzione dai ranghi dei suoi membri alla posizione popolare di Boris, significano che ora è estremamente improbabile che il partito divida il voto dei Tories ed è destinato a contrastare principalmente i deputati laburisti nelle aree Brexit.

Eppure, nonostante Boris accetti un confine nel Mare d'Irlanda (il luogo ovvio in cui il confine britannico cadrà, per inciso - l'indizio è nel nome) e la diserzione degli unionisti che hanno esercitato il loro veto così efficacemente sulla May; nonostante l'espulsione dei 23 Tories "a nazione unica" (qualunque cosa significhi quel nome) che erano così preoccupati per la Gran Bretagna che lasciava l'UE che non potevano nemmeno sopportare la minaccia di farlo, il parlamento ha approvato l'accordo di Boris a maggioranza di 23 , con diversi parlamentari laburisti dei collegi elettorali pro-Leave che votano per l'accordo.

Ma è saltato fuori l'ex Tory Oliver Letwin - quell'arcireazionario, ex banchiere della city e architetto della privatizzazione del servizio sanitario nazionale sotto Margaret Thatcher - per proporre un emendamento che rinvierebbe l'accordo fino a quando non fosse stata approvata tutta la legislazione necessaria che gli avrebbe permesso di funzionare - un emendamento per frustrare lo spirito del disegno di legge a favore del dettaglio; o per mettere il carro davanti ai buoi.

Così Boris fu costretto a morire nel suo fossato e fare domanda per l'estensione dell'articolo 50 che aveva giurato di non volere, implorando i leader dell'UE in una lettera di accompagnamento leggermente codificata per respingere la sua richiesta, e quindi forzare la mano del parlamento sull'accordo esistente.

Il crollo del progetto Corbyn?

Corbyn ha promesso di essere la grande promessa della "sinistra britannica". Sfortunatamente, la sinistra britannica era nel complesso una raccolta molto poco entusiasmante di trotzkisti e revisionisti, che a loro volta non desideravano altro che un Benn o un Corbyn per "reclamare" il partito laburista per la loro personale visione del socialismo - una visione che lascia gli affari come al solito per il capitalismo mentre si annuncia un po 'più di spesa per il benessere e per il Servizio Sanitario Nazionale in maniera frammentaria e incoerente.

Una sorta di imbroglio, in effetti. E in nessun modo tangibile, diverso dalle politiche dell'ex leader laburista Tony Blair, o dalla coalizione ConDem o dai governi Tory. Eppure, anche la poca spesa aumentata e una spolverata di fraseologia socialdemocratica sono state sufficienti per mettere l'intero establishment britannico sul piede di guerra.

Il Labour molto tempo fa ha imparato a isolarsi dalle esigenze radicali dei lavoratori britannici. Lo fece espellendo i comunisti che in precedenza operavano apertamente nei suoi ranghi (dopotutto, era formato da una fusione di partiti e organizzazioni più piccoli, molti dei quali proseguirono formando il partito comunista sulla scia della Grande Rivoluzione Socialista di Ottobre), attraverso la ristrutturazione dei suoi membri, attraverso il mantenimento di un voto di blocco dei sindacati esercitato dai burocrati sindacali che erano stati corrotti dai vantaggi delle loro posizioni e, soprattutto, dalla formazione di un partito parlamentare del lavoro (PLP) a cui è stato conferito una posizione di potere dominante tale che i parlamentari eletti sul biglietto del partito laburista non sono semplici rappresentanti del partito ma un'organizzazione indipendente che detiene il potere sull'organizzazione di massa.

Mentre Chukka Ummuna guidava un piccolo gruppo di pecore blairiane giù dalla scogliera, a cui seguirono talenti come il vice leader del Labour Tom Watson (ben diversa la sfida posta da George Galloway nel suo collegio elettorale di West Bromwich East), rimane il caso che la tradizione del voto laburista in alcuni collegi elettorali della classe operaia è stata così forte che, per citare il compagno Harpal Brar, in piedi contro il notevole idiota Pyara Khabra nel collegio elettorale di Ealing Southall: “Potresti appuntare una rosetta laburista su un asino e sfreccerebbe verso la vittoria."

Quindi la battaglia di riselezione era chiave se questa macchina doveva essere girata a favore di Corbyn.

Il Labour, infatti, non può essere "reclamato", poiché è sempre stato un partito del capitale britannico; un partito social-imperialista (socialista a parole, imperialista nei fatti), per usare l'intelligente espressione di Lenin, recentemente adottata dal deputato del Derby Chris Williams mentre veniva espulso dai suoi ranghi dopo 44 anni di doloroso servizio.

Il Partito Laburista lo ha dimostrato, il suo tradimento per i lavoratori britannici, più volte in pratica concreta. In particolare, durante la "grande" guerra interimperialista del 1914-18, durante lo sciopero generale britannico del 1926 e durante lo sciopero dei minatori del 1984/5.

Altri distintivi di vergogna che i laburisti possono vantare includono il suo ruolo fondamentale nell'entrare nell'UE e formare la NATO, nel dividere l'India, nel governare le colonie, nello schiacciare il dissenso e i movimenti di liberazione in Irlanda, Malaya (Malesia) e Kenya; nel contribuire a reprimere la liberazione popolare comunista postbellica e i movimenti partigiani antifascisti in Grecia e in Italia, nel tradire la lotta antifascista in Spagna; nel perseguitare e isolare i comunisti britannici in casa; nel perseguimento di una implacabile e selvaggia politica estera  anticomunista antisovietica e, nel recente passato, nella conduzione di guerre in Jugoslavia, Afghanistan e Iraq, e tifando per innumerevoli altre.

Ma ignora tutto questo, affermano i sostenitori di Corbyn. Jeremy era contrario a tutto ciò! Ma l'ha fatto? Corbyn fece costantemente una campagna per i laburisti e rimase un fedele membro e sostenitore del partito nonostante la sua sanguinosa storia di sottomissione al capitale britannico nel contenere la classe lavoratrice britannica.

Era un parlamentare del partito al potere durante tutte le campagne e le azioni con cui presumibilmente non era d'accordo. È tempo che notiamo questa incongruenza e la chiamiamo per quello che è: carrierismo, opportunismo e assoluta ipocrisia.

Anche vedendo il lato più positivo delle sue intenzioni personali, possiamo affermare fermamente che il progetto Corbyn per recuperare i laburisti si è concluso con un fallimento ignominioso.

E il risultato della posizione debole e irresoluta di Corbyn, e la forza e il fervore dell'establishment e della principale macchina del partito laburista, significano che mentre il paese si dirige verso le "elezioni Brexit" di Boris, ironicamente, l'unico notevole parlamentare laburista che è stato deselezionato è il deputato del Derby Chris Williamson - il più fedele sostenitore di Corbyn nel partito parlamentare.

Il progetto di Corbyn, sostenuto da Seamus Milne, Andrew Murray e John Rees, di rivendicare il Labour per la loro pallida visione di "socialismo" con caratteristiche trotskiste-imperialiste, è stato un fallimento totale.

Non c'è spazio per un "nuovo" o "reclamato" partito laburista - abbiamo bisogno di un vero partito dei lavoratori

La politica social-democratica e social-imperialista del Partito Laburista si è evoluta per riempire la nicchia evolutiva all'interno della società capitalista britannica. Non c'è spazio, come Arthur Scargill ha scoperto 23 anni fa, per un Partito Laburista di livello due.

Ogni nuovo partito dei lavoratori dovrà essere diverso. Dovrà mettere al primo posto l'agenda dei lavoratori. Dovrà essere economicamente radicale. Dovrà sostenere un cambio di proprietà dei mezzi di produzione, delle vere fonti della nostra moderna ricchezza materiale e chiarire ai lavoratori perché ciò è necessario.

Un nuovo partito operaio dovrà fare una campagna tra i lavoratori per l'unità; per loro di identificarsi come lavoratori principalmente per i loro motivi economici comuni. Dovrà combattere la discriminazione per mettere da parte tutte le differenze secondarie e accidentali nella lotta contro l'egemonia e la tirannia del capitale.

Qualsiasi nuovo partito dei lavoratori degno di questo nome dovrà fare una campagna vigorosa e spudorata contro l'UE - per una vera Brexit e contro il sistema parassitario e moribondo del capitalismo monopolistico.


Dovrà educare, mobilitare e saldare i lavoratori in una forza determinata. Dovrà parlare e fare appello alla massa della classe operaia britannica.

*Gioco di parole: Bankers, banchieri e Bonkers, fuori di testa.