giovedì 29 ottobre 2020

LA CLASSE OPERAIA DEVE ESERCITARE LA SUA DIREZIONE IN OGNI CAMPO (marzo 1968)

Articolo scritto da Yao Wen-yuan. 

Si annuncia una grande ondata di lotta-critica-trasformazione. La pubblicazione delle più recenti direttive del presidente Mao e l’ingresso sistematico e guidato di un potente esercito di operai dell’industria nelle scuole e in ogni altro settore ove la lotta-critica-trasformazione non è stata ben condotta, costituiscono il segno premonitore di tale ondata. Essa fa seguito all’attuazione di numerosi compiti, come la fondazione dei comitati rivoluzionari nelle province, le municipalità e le regioni autonome, la critica di massa e l’epurazione delle file di classe1 . Essa provocherà profondi mutamenti in tutti i campi, colpirà con violenza ogni parte della sovrastruttura che non corrisponde alla base economica socialista, educherà le larghe masse popolari, schiaccerà i reazionari che ancora si nascondono, condurrà alla completa vittoria la grande Rivoluzione culturale proletaria e affretterà di molto lo sviluppo delle forze produttive della società. 

Il compito più importante che i comitati rivoluzionari a ogni livello devono affrontare è quello di portare a termine nel modo migliore e senza inutili perdite di tempo la lotta-critica-trasformazione. Per adempiere questo compito è assolutamente necessario persistere con la direzione della classe operaia e “sviluppare al massimo la funzione dirigente della classe operaia nella grande Rivoluzione culturale e nei vari settori di lavoro”. 

La parola d’ordine di sostituire la dittatura della borghesia con quella del proletariato fu avanzata verso la metà del XIX secolo, quando il marxismo cominciava a prendere forma e da allora sono già trascorsi 120 anni. Solo l’imperialismo, la classe dei proprietari terrieri, la borghesia e i loro agenti, i vecchi e i nuovi revisionisti, si oppongono a questa coerente parola d’ordine rivoluzionaria. Il Partito comunista cinese ha fatto di essa il suo programma fondamentale. Perché la parola d’ordine diventi una realtà, è essenziale unirsi alle larghe masse non operaie, soprattutto le masse contadine, le masse della piccola borghesia urbana e gli intellettuali che possono essere rieducati e guidarle nell’avanzata. L’intero corso della grande Rivoluzione culturale proletaria si è svolto sotto la direzione di una sola classe, la classe operaia. Il nostro partito è l’avanguardia del proletariato. Il quartier generale proletario, con alla testa il presidente Mao e il vicepresidente Lin Piao come vicecomandante, sintetizza gli interessi della classe operaia, dei contadini poveri e medi dello strato inferiore e delle masse lavoratrici, esso è l’unico centro direttivo dell’intero partito, dell’esercito, della nazione e delle larghe masse rivoluzionarie. La linea rivoluzionaria proletaria del presidente Mao e tutte le sue direttive riflettono le pressanti richieste della classe operaia e di centinaia di milioni di rivoluzionari e rappresentano la ferma e potente guida del proletariato in tutta la grande Rivoluzione culturale proletaria. Proprio sotto la direzione del quartier generale proletario capeggiato dal presidente Mao, è stato possibile lanciare la grande Rivoluzione culturale proletaria, cui partecipano centinaia di milioni di rivoluzionari. Per persistere con la direzione della classe operaia, è necessario anzitutto assicurare che ogni direttiva del presidente Mao, grande guida della classe operaia e ogni ordine emanato dal comando supremo della classe operaia vengano eseguiti prontamente e senza frapporre ostacoli. È assolutamente necessario opporsi al “policentrismo o assenza di qualsiasi centro”, alla mentalità da conventicola, al settarismo e a ogni altra tendenza reazionaria della borghesia che mina la direzione della classe operaia. In tutto il paese i comitati rivoluzionari costituiscono gli organi del potere della dittatura del proletariato: tutte le unità devono accettarne la guida. È inammissibile l’esistenza nel nostro paese di qualsiasi “regno indipendente”, grande o piccolo, perché essi si oppongono al quartier generale proletario del presidente Mao. Il vecchio comitato municipale del partito di Pechino, un “regno indipendente” impermeabile e impenetrabile che resisteva alle direttive del presidente Mao, era uno degli strumenti di cui si serviva la banda dei grandi cospiratori, il Kruscev cinese e i suoi compari, per resistere alla direzione della classe operaia e restaurare il capitalismo. Quel “regno indipendente” è stato spazzato via dalla tempesta rivoluzionaria. Tutti i rivoluzionari devono tenere sempre presente questa storica lezione della lotta di classe. Anche i cittadini dei “regni indipendenti”, grandi o piccoli, costituiti in varie parti del paese e controllati da elementi borghesi, devono studiare questa lezione. 

Le squadre di propaganda degli operai fanno il loro ingresso nel campo dell’istruzione. È un evento che scuote la terra. Sin dai tempi antichi, le scuole sono state monopolio delle classi sfruttatrici e dei loro figli. Dopo la Liberazione la situazione subì un certo miglioramento, ma le scuole rimasero fondamentalmente monopolio degli intellettuali borghesi. Alcuni studenti usciti da queste scuole sono stati capaci di integrarsi con gli operai, i contadini e i soldati e di mettersi al loro servizio e ciò va attribuito a varie ragioni (in generale, perché essi stessi o i loro insegnanti sono relativamente buoni o perché sono stati influenzati dalle famiglie, dai parenti e dagli amici, ma soprattutto dalla società). Altri non ci sono riusciti. In uno Stato sotto la dittatura del proletariato esiste questo grave fenomeno: la borghesia contende il potere al proletariato. Quando, nel corso dell’attuale grande Rivoluzione culturale proletaria, i giovani combattenti delle Guardie rosse si sono energicamente ribellati contro il pugno di responsabili del partito avviatisi sulla via del capitalismo, le forze reazionarie borghesi nelle scuole hanno subito, per un certo periodo, duri colpi. Ma poco dopo alcune persone si sono messe di nuovo a manovrare in segreto: aizzavano una parte delle masse contro l’altra, sabotavano la grande Rivoluzione culturale, il lavoro di lotta-critica-trasformazione, la grande alleanza e la triplice unione rivoluzionaria, il lavoro di epurazione delle file di classe e di consolidamento delle organizzazioni di partito. Tutto ciò ha suscitato malcontento tra le masse. I fatti hanno provato che in tali circostanze è impossibile per gli studenti e gli intellettuali portare a termine da soli, sul fronte dell’istruzione, sia il compito di lotta-critica-trasformazione che tutta una serie di altri compiti; occorre la partecipazione degli operai e dei soldati dell’Esercito popolare di liberazione e la ferma direzione della classe operaia. 

Il presidente Mao ha di recente sottolineato: “Per portare a compimento la rivoluzione proletaria nel campo dell’istruzione è indispensabile la direzione della classe operaia, la partecipazione delle masse operaie, le quali, in collaborazione con i soldati dell’Esercito popolare di liberazione, devono realizzare una triplice unione rivoluzionaria con gli elementi attivi fra gli studenti, gli insegnanti e i lavoratori delle scuole, ossia con gli elementi decisi a portare fino in fondo la rivoluzione proletaria nel campo dell’istruzione. Le squadre di propaganda degli operai devono restare a lungo nelle scuole, partecipare all’adempimento di tutti i compiti relativi alla lotta-critica-trasformazione e dirigere per sempre le scuole. Nelle campagne le scuole devono essere amministrate dai contadini poveri e dai contadini medi dello strato inferiore, i più sicuri alleati della classe operaia”. 

Questa direttiva del presidente Mao indica l’orientamento e la via che la rivoluzione dell’istruzione dovrà seguire. È un’arma affilata, destinata a distruggere completamente il sistema d’istruzione borghese. Le masse studentesche devono accogliere con entusiasmo la classe operaia che viene a occupare la scuola, a partecipare al lavoro di lotta-critica-trasformazione e a esercitare la sua direzione permanente. 

La classe operaia possiede una ricca esperienza pratica per quel che riguarda i tre grandi movimenti rivoluzionari: lotta di classe, lotta per la produzione, sperimentazione scientifica. Nutre un odio implacabile per qualsiasi parola o azione controrivoluzionaria, perché esse si oppongono al socialismo e al pensiero di Mao Tse-tung. La classe operaia odia con tutte le sue forze il vecchio sistema d’istruzione al servizio delle classi sfruttatrici. Si oppone nel modo più energico alla “guerra civile” condotta da alcuni intellettuali, perché essa danneggia la proprietà statale e ostacola il lavoro di lotta-critica-trasformazione. Essa prova ripugnanza per le chiacchiere a vuoto e la doppiezza di coloro le cui parole non corrispondono ai fatti. Di conseguenza, solo l’unione delle masse della classe operaia con i soldati dell’Esercito popolare di liberazione, principale pilastro della dittatura del proletariato, può frenare ogni tendenza erronea che si oppone alla linea rivoluzionaria del presidente Mao e risolvere nel modo più efficace tutti i problemi considerati grandi, difficili e insolubili. Le contraddizioni per le quali gli intellettuali continuano a litigare senza riuscire a superarle, vengono rapidamente risolte non appena giungono gli operai. Solo con l’intervento degli operai e dei soldati dell’Esercito popolare di liberazione è possibile mettere a nudo la natura controrivoluzionaria di quel pugno di furfanti che si nasconde dietro le quinte e aizza una parte delle masse contro l’altra. 

“È più che sufficiente che gli operai si occupino delle loro fabbriche”. Questo è un punto di vista antimarxista. La classe operaia sa di poter raggiungere la completa emancipazione solo quando avrà emancipato l’intera umanità. Fino a quando la rivoluzione proletaria nel campo dell’istruzione non sarà portata a termine e le radici del revisionismo non saranno estirpate, la classe operaia non sarà completamente emancipata e continuerà a esistere il pericolo che il capitalismo sia restaurato e la classe operaia venga di nuovo sfruttata e oppressa. È dovere della classe operaia politicamente cosciente, prendere parte attiva alla grande Rivoluzione culturale in tutti i campi e far sì che il pensiero di Mao Tsetung occupi ogni settore del fronte culturale ed educativo. 

“Vogliamo liberarci da soli, non abbiamo bisogno della partecipazione di operai estranei alla scuola”. La Risoluzione del Comitato centrale del Partito comunista cinese sulla grande Rivoluzione culturale proletaria afferma che “le masse devono liberarsi da se stesse”. Gli operai non fanno forse parte delle “masse”? La classe operaia non fa forse parte delle “stesse masse”? Tutti gli autentici rivoluzionari proletari, non quelli che si autodefiniscono tali per ingannare gli altri, considerano la classe operaia come parte di “se stessi”, come la parte più avanzata e cosciente delle masse popolari. La “triplice unione”, formata da operai, soldati ed elementi attivi rivoluzionari della scuola, dà alle masse la garanzia di potersi liberare da sole. Chi considera gli operai come una forza estranea è, a meno che sia solo confuso, un elemento estraneo alla classe operaia e la classe operaia ha quindi ragione a esercitare la dittatura su di lui. Alcuni intellettuali che si autodefiniscono “rivoluzionari proletari” si oppongono agli operai non appena la classe operaia tocca gli interessi del loro minuscolo “regno indipendente”. In Cina non sono poche le persone che possono essere paragonate al signor Sheh2 . Esse disprezzano gli operai e i contadini, si danno delle arie e credono di essere importanti, ma in realtà non sono che i signori Sheh dei nostri tempi. 

Gli operai e i soldati dell’Esercito popolare di liberazione devono entrare là dove gli intellettuali pullulano, scuole e altre organizzazioni, per infrangere il loro dominio esclusivo, occupare i “regni indipendenti”, grandi o piccoli e impadronirsi dei luoghi in cui si trincerano i sostenitori del “policentrismo o assenza di qualsiasi centro”. In tal modo è possibile cambiare l’atmosfera, lo stile e le idee malsane che esistono là dove pullulano gli intellettuali; questi avranno allora la possibilità di rieducarsi e di liberarsi. 

“Gli operai non s’intendono d’istruzione” affermano alcuni “intellettuali di alto rango”. Basta con la vostra disgustosa pretenziosità da intellettuali borghesi! Vi sono due specie d’istruzione: l’istruzione borghese e l’istruzione proletaria. Ciò che voi “comprendete” è la pseudoconoscenza della borghesia. C’è gente che insegna nella facoltà di scienze o d’ingegneria e non sa manovrare né riparare una macchina; c’è gente che insegna letteratura e non sa scrivere un articolo; c’è gente che insegna chimica agricola e non sa come usare i fertilizzanti. Non ci sono forse dappertutto assurdità di questo genere? Solo con la diretta partecipazione del proletariato è possibile creare gradualmente un sistema d’istruzione proletaria caratterizzata dall’integrazione della teoria con la pratica, ma voi “intellettuali di alto rango” siete troppo ignoranti per capire queste cose. 

“Gli operai non conoscono la situazione nella scuola e gli sviluppi della lotta fra la linea rivoluzionaria proletaria e la linea reazionaria borghese”. Non preoccupatevi, compagni, gli operai ne verranno a conoscenza. Paragonata a quegli intellettuali miopi che non vedono al di là della loro piccola sfera, la classe operaia ha un livello molto più alto. Gli operai non resteranno nelle scuole tre o quattro giorni; essi vi lavoreranno a lungo, le occuperanno e le dirigeranno per sempre. È possibile conoscere tutto ciò che esiste oggettivamente. La classe operaia approfondirà la conoscenza del mondo attraverso la propria pratica rivoluzionaria e trasformerà il mondo secondo la sua concezione del mondo. 

Sistematicamente e secondo piani prestabiliti, le squadre di propaganda degli operai devono andare nelle università, nelle scuole medie ed elementari, nei settori della sovrastruttura e in tutte le organizzazioni dove la lotta-criticatrasformazione non è stata svolta in modo soddisfacente. Prendendo come principio guida il pensiero di Mao Tse-tung, esse devono unirsi con gli elementi attivi decisi a portare fino in fondo la rivoluzione proletaria nell’istruzione, devono aiutarli, unirsi con la grande maggioranza delle masse, inclusi quegli intellettuali che possono essere trasformati e, dando prova del coerente spirito rivoluzionario che caratterizza il proletariato, promuovere la lotta-critica-trasformazione. Questa è la grande missione storica che incombe attualmente sulla classe operaia cinese. In questo processo, la classe operaia si temprerà nella lotta di classe, emergeranno numerosi ed eccellenti quadri operai che andranno a rafforzare ogni settore degli organismi statali e i comitati rivoluzionari a tutti i livelli, poiché la classe operaia non si limiterà ad amministrare gli istituti d’insegnamento. 

Per adempiere questa missione storica, la classe operaia deve studiare con coscienza e serietà il pensiero di Mao Tse-tung, seguire la linea di massa e lo stile di lavoro basato sulle inchieste e le ricerche (linea e stile di lavoro che il presidente Mao ci ha sempre indicato), elevare costantemente la propria coscienza politica e il senso della disciplina rivoluzionaria, criticare e ripudiare l’influenza corrosiva in seno alla classe operaia dei disgustosi metodi borghesi. La borghesia è sempre stata, per tradizione, molto forte nel settore culturale ed educativo. Quando la classe operaia vuole trasformare il mondo secondo la concezione proletaria del mondo, ossia secondo il pensiero di Mao Tse-tung, la borghesia cerca di usare la concezione borghese del mondo per corrompere gli elementi deboli nelle file operaie, compresi i quadri dirigenti. Ciò richiede una grande vigilanza. Bisogna essere fermi sulle posizioni del proletariato e stare in guardia contro le pallottole ricoperte di zucchero e gli altri espedienti cui la borghesia ricorre per attaccare le file operaie. È necessario inoltre compiere uno sforzo coscienzioso per epurare a fondo le file di classe, fare la rivoluzione e stimolare la produzione, svolgere bene la lotta-critica-trasformazione nelle fabbriche e in ogni altra impresa. 

Il presidente Mao ha di recente sottolineato: “La lotta-critica-trasformazione in una fabbrica passa, in generale, attraverso le seguenti fasi: instaurazione del comitato rivoluzionario basato sulla triplice unione, critica di massa, epurazione delle file di classe, consolidamento delle organizzazioni di partito, semplificazione della struttura amministrativa, riforma dei regolamenti irrazionali e trasferimento alle unità di base del personale che lavora negli uffici”. 

Queste parole del presidente Mao ricapitolano lo sviluppo del movimento di massa nella fase di lotta-critica-trasformazione e indicano chiaramente la strada che ci porterà all’adempimento del compito di lotta-critica-trasformazione nelle fabbriche e in ogni altra impresa. 

Il primo compito è creare il comitato rivoluzionario basato sulla triplice unione, in modo che la direzione delle fabbriche e delle altre imprese sia veramente nelle mani del proletariato. Esso viene spesso portato avanti in combinazione con gli altri due compiti: critica di massa ed epurazione, per l’essenziale, delle file di classe. 

La grande critica rivoluzionaria di massa permette di spazzare via la velenosa influenza della linea revisionista controrivoluzionaria del Kruscev cinese e dei suoi agenti nelle varie zone, di elevare la coscienza del popolo per quel che riguarda la lotta tra le due linee e di aprire la via all’epurazione delle file di classe sul piano politico e ideologico; durante questa epurazione, essa ha la funzione di mobilitare le masse e consolidare ciò che si è conquistato nel corso della lotta. Epurare le file di classe, sferrare sicuri, precisi e duri colpi al pugno di agenti segreti, di rinnegati e di responsabili del partito che si ostinano a seguire la via capitalista, ai proprietari terrieri, ai contadini ricchi, ai controrivoluzionari, ai cattivi elementi e agli elementi di destra che non si sono rieducati: è attraverso questo lavoro di estrema importanza che la classe operaia esercita la dittatura del proletariato sulla borghesia e tutte le altre classi sfruttatrici, epura le proprie file eliminando i nemici di classe che vi si sono infiltrati e fornisce materiale vivo, concreto alla critica di massa. 

La critica di massa e l’epurazione delle file di classe, che si stimolano e si danno impulso a vicenda, creano le migliori condizioni per il consolidamento delle organizzazioni di partito. Avendo sostenuto una seria prova nella lotta di classe in campo politico, ideologico e organizzativo, la maggioranza dei membri del partito ha notevolmente elevato il suo livello di coscienza politica e migliorato di molto i suoi rapporti con le masse; l’esigua minoranza di elementi nocivi è estromessa dal partito, la posizione politica e organizzativa di ogni membro del partito sono in linea di massima chiarite; numerosi elementi attivi emersi nel movimento della Rivoluzione culturale saranno ammessi nel partito, al quale apporteranno nuova linfa. Si forma così gradualmente un nucleo dirigente che applica con risolutezza la linea rivoluzionaria proletaria del presidente Mao. In questo modo riusciremo a consolidare le organizzazioni di partito e a raggiungere il grande obiettivo indicato dal presidente Mao: “Le organizzazioni di partito devono essere composte dagli elementi avanzati del proletariato; devono essere organizzazioni d’avanguardia dinamiche, capaci di dirigere il proletariato e le masse rivoluzionarie nella lotta contro il nemico di classe”. 

Così si svolge il movimento nelle imprese industriali e minerarie e, grossomodo, anche nelle istituzioni culturali ed educative e negli organismi del partito e del governo. 

L’ondata della rivoluzione stimola l’ondata della produzione. Grazie agli sforzi di centinaia di milioni di contadini poveri e medi dello strato inferiore il nostro paese ha ottenuto abbondanti raccolti per molti anni consecutivi. Solo quando le posizioni del socialismo nelle campagne sono solide, è possibile che la grande Rivoluzione culturale proletaria ottenga continue vittorie nelle città. Salutiamo i contadini poveri e medi dello strato inferiore, fermi alleati della classe operaia! Man mano che la lotta-critica-trasformazione si approfondisce, il nuovo si fa strada anche in campo industriale. Nel corso della riforma si è avuta una impetuosa rivoluzione tecnologica in diverse zone. La situazione è eccellente e incoraggiante. Per il pugno di nemici di classe che ha invano tentato la restaurazione, è la fine. L’imperialismo USA, il revisionismo sovietico e la reazione internazionale vivono oggi giorni difficili; si trovano in un vicolo cieco, sono mal ridotti, abbattuti e in fase di disgregazione. Al contrario, sotto la guida del compagno Mao Tse-tung, la nostra grande patria socialista, tempratasi nella grande Rivoluzione culturale proletaria, risplende e ha davanti a sé prospettive illimitate. Dobbiamo impegnarci a fondo per stare al passo con lo sviluppo della situazione, dobbiamo mobilitare appieno le masse, fare tempestivamente il bilancio delle esperienze, svolgere bene il lavoro d’indagine e di ricerca, non lasciar passare inosservati i buoni esempi, elaborare un piano generale e rafforzare la direzione; dobbiamo batterci senza risparmio perché la lotta-critica-trasformazione venga portata a termine. La nostra è una battaglia per la conquista della completa vittoria nella grande Rivoluzione culturale proletaria. Seguiamo il grande piano strategico del presidente Mao e avanziamo di vittoria in vittoria!

LA BASE SOCIALE DELLA CRICCA ANTIPARTITO DI LIN PIAO (marzo 1975)


Scritto di Yao Wen-yuan. 

“Il nostro paese pratica oggi il sistema mercantile e neppure il sistema salariale è su base egualitaria poiché esso comprende otto livelli, ecc. Sotto la dittatura del proletariato, ciò può essere soltanto limitato. Per questo, se gente come Lin Piao prendesse il potere, sarebbe molto facile per essa instaurare il sistema capitalista. Di conseguenza, dobbiamo studiare di più le opere marxiste-leniniste”. (Mao Tse-tung) 

Parlando della necessità di avere una chiara comprensione del problema della dittatura del proletariato sulla borghesia, il presidente Mao ha indicato esplicitamente: “Se gente come Lin Piao prendesse il potere, sarebbe molto facile per essa instaurare il sistema capitalista. Di conseguenza, dobbiamo studiare di più le opere marxiste-leniniste”. Da ciò nasce una questione di estrema importanza: qual è la natura di classe della “gente come Lin Piao”? Qual è la base sociale che ha generato la cricca antipartito di Lin Piao? Senza dubbio, una chiara comprensione di tale questione è assolutamente necessaria per consolidare la dittatura del proletariato, prevenire la restaurazione del capitalismo, applicare con fermezza la linea fondamentale del partito nel periodo storico del socialismo e creare gradualmente le condizioni in cui la borghesia non possa né esistere, né rinascere. Come per tutti i revisionisti e le correnti revisioniste, l’apparizione di Lin Piao e della sua linea revisionista non è stata affatto un fenomeno casuale. Lin Piao e i suoi seguaci fanatici erano estremamente isolati nel partito, nell’esercito e tra il popolo; ma vi è una base di classe profondamente radicata nella società che ha generato questo pugno d’individui, sia pur così isolati, di questi “cavalli celesti” che “corrono liberi nello spazio”: era questa l’espressione da essi usata per descrivere se stessi. 

La cricca antipartito di Lin Piao rappresentava gli interessi delle classi abbattute dei proprietari terrieri e della borghesia ed esprimeva l’aspirazione dei reazionari abbattuti di rovesciare la dittatura del proletariato e di restaurare la dittatura della borghesia. Questo punto è chiaro. Questa cricca si opponeva alla grande Rivoluzione culturale proletaria e nutriva un odio implacabile contro il sistema socialista della dittatura del proletariato nel nostro paese, che essa diffamava chiamandola “autocrazia feudale” e regno di “Chin Shih Huang dei nostri tempi”. Essa voleva che i proprietari terrieri, i contadini ricchi, i controrivoluzionari, i cattivi elementi e gli elementi di destra fossero “autenticamente liberati sul piano politico ed economico”, cioè voleva trasformare in campo politico ed economico la dittatura del proletariato in una dittatura dei proprietari terrieri e della borghesia compradora e il sistema socialista in un sistema capitalista. Come agente, in seno al partito, della borghesia che tenta a tutti i costi una restaurazione, la cricca antipartito di Lin Piao ha portato i suoi attacchi contro il partito e contro la dittatura del proletariato a tale grado di violenza da arrivare fino a creare un’organizzazione di agenti segreti e tramare un colpo di Stato armato controrivoluzionario. Una violenza che dimostra come i reazionari che hanno perduto il potere e sono stati privati dei mezzi di produzione ricorrano invariabilmente a tutti i metodi possibili per recuperare le loro posizioni di classe sfruttatrice. Abbiamo visto come Lin Piao, dopo il suo fallimento politico e ideologico, abbia cercato di “divorare” il proletariato, rischiando il tutto per tutto come un giocatore disperato e alla fine abbia tradito la nazione e sia passato al nemico. Nonostante che il presidente Mao e il Comitato centrale del partito pazientemente abbiano cercato di educarlo e abbiano saputo attendere nella speranza di salvarlo, niente ha potuto far cambiare la sua natura di controrivoluzionario. Tutto ciò riflette la lotta a morte che si svolge sotto la dittatura del proletariato tra le due classi antagoniste, il proletariato e la borghesia, una lotta che continuerà ancora per un lungo periodo. Finché le classi reazionarie abbattute continueranno a esistere, potranno apparire in seno al partito (come nella società) dei rappresentanti della borghesia che cercheranno di mettere in atto le loro speranze di restaurazione. Perciò dobbiamo aumentare la vigilanza, sventare e schiacciare ogni complotto dei reazionari interni ed esterni e non restare indifferenti. Ma una tale comprensione delle cose non abbraccia ancora l’insieme della questione. La cricca antipartito di Lin Piao incarnava non soltanto le speranze di restaurazione dei proprietari terrieri e della borghesia abbattuti, ma anche quelle dei nuovi elementi borghesi apparsi nella società socialista che cercano di usurpare il potere. I componenti di questa cricca hanno alcune caratteristiche proprie dei nuovi elementi borghesi e alcuni di loro sono in realtà elementi di questo tipo; certi loro slogan rispondono alle necessità e riflettono le aspirazioni degli elementi borghesi e degli individui che vogliono imboccare la via capitalista, ossia di tutti coloro che intendono sviluppare il capitalismo. È precisamente questo aspetto della questione che merita un’ulteriore analisi. 

Il presidente Mao ha indicato: “Lenin dice: ‘La piccola produzione genera incessantemente il capitalismo e la borghesia ogni giorno, ogni ora, in modo spontaneo e su grande scala’. Questo accade anche tra una parte degli operai e una parte dei membri del partito. Sia tra il proletariato che tra il personale dei vari organismi statali c’è gente che segue lo stile di vita della borghesia”. Alcuni elementi della cricca antipartito di Lin Piao erano proprio rappresentanti della borghesia e del capitalismo nuovamente generati. Lin Li-kuo1 e la sua “piccola flotta” erano in tutto e per tutto degli elementi borghesi e degli elementi controrivoluzionari, antisocialisti, sorti nella società socialista. 

L’influenza della borghesia e quella dell’imperialismo e del revisionismo internazionale sono la fonte politica e ideologica dei nuovi elementi borghesi. Il diritto borghese fornisce una base economica importante che determina la loro apparizione. Lenin ha sottolineato: “Nella prima fase della società comunista (comunemente chiamata socialismo), il diritto borghese non è abolito completamente, ma solo in parte, soltanto nella misura in cui la rivoluzione economica è compiuta, cioè unicamente per quanto riguarda i mezzi di produzione”. “Ma esso sussiste nell’altra sua parte, sussiste quale regolatore (fattore determinante) della distribuzione dei prodotti e del lavoro fra i membri della società. ‘Chi non lavora non mangia’: questo principio socialista è già realizzato; ‘a uguale quantità di lavoro, uguale quantità di prodotti’: quest’altro principio socialista è anch’esso già realizzato. Tuttavia ciò non è ancora il comunismo, non abolisce ancora il diritto borghese che attribuisce a persone disuguali e per una quantità di lavoro disuguale (di fatto disuguale) una quantità uguale di prodotti”. 

Il presidente Mao ha sottolineato: “La Cina è un paese socialista. Prima della Liberazione era pressoché la stessa cosa di un paese capitalista. Ancora oggi essa pratica un sistema di otto livelli salariali, la distribuzione a ciascuno secondo il suo lavoro, lo scambio attraverso la moneta e tutto ciò non è molto differente da quanto accadeva nella vecchia società. Ciò che è diverso è che il sistema di proprietà è cambiato”. “Il nostro paese pratica oggi il sistema mercantile e neppure il sistema salariale è su base egualitaria poiché esso comprende otto livelli, ecc. Sotto la dittatura del proletariato, ciò può essere soltanto limitato”. 

Nella società socialista esistono ancora due forme di proprietà, la proprietà di tutto il popolo e la proprietà collettiva, ambedue di carattere socialista. Da ciò risulta che la Cina pratica attualmente il sistema mercantile. Le analisi compiute da Lenin e dal presidente Mao ci insegnano che il diritto borghese, il quale nel sistema socialista esiste inevitabilmente nel campo della distribuzione e dello scambio, deve essere limitato sotto la dittatura del proletariato, in modo che sia possibile, nel corso del lungo processo della rivoluzione socialista, diminuire gradualmente le tre grandi differenze (tra operai e contadini, tra città e campagna e tra lavoro intellettuale e lavoro manuale), ridurre le differenze gerarchiche e creare gradualmente le condizioni materiali e ideologiche che permettono di eliminare queste differenze. Se al contrario si consolida, si estende e si rafforza il diritto borghese e quella parte di ineguaglianza che esso comporta, si produrrà inevitabilmente un fenomeno di polarizzazione, ossia nel campo della ripartizione una minoranza di persone otterrà una quantità sempre crescente di merci e di moneta attraverso vie alcune legali e numerose illegali. Incoraggiate da tali “incentivi materiali”, le idee capitaliste di ricerca della ricchezza, della fama e del La base sociale della cricca antipartito di Lin Piao guadagno personale dilagheranno; la proprietà pubblica si trasformerà in proprietà privata; aumenteranno la speculazione, la concussione, il furto e la corruzione. Il principio capitalista dello scambio delle merci si introdurrà nella vita politica e anche nella vita del partito, disgregando così l’economia socialista pianificata. Lo sfruttamento capitalista, con la trasformazione delle merci e della moneta in capitale e della manodopera in merce, si produrrà nuovamente, cambierà la natura del sistema di proprietà in quei settori e in quelle unità che seguono la linea revisionista e i lavoratori saranno di nuovo oppressi e sfruttati. Come risultato, tra i membri del partito, tra gli operai, tra i contadini agiati e nel personale degli organismi statali apparirà un pugno di nuovi elementi borghesi e di nuovi ricchi che tradiranno il proletariato e i lavoratori. I compagni operai hanno detto giustamente: “Se non si limita il diritto borghese, sarà esso che limiterà lo sviluppo del socialismo e aiuterà invece quello del capitalismo”. Quando la borghesia vedrà le sue forze economiche raggiungere un certo grado di sviluppo, i suoi agenti cercheranno di esercitare il loro dominio politico, di rovesciare la dittatura del proletariato e il sistema socialista e di trasformare completamente la proprietà socialista, per poi restaurare e sviluppare il sistema capitalista. Una volta preso il potere, la nuova borghesia comincerà a esercitare sul popolo una repressione sanguinosa e restaurerà il capitalismo nella sovrastruttura, inclusi tutti i settori dell’ideologia e della cultura. Essa procederà poi a una distribuzione in funzione del capitale e dei poteri ottenuti, svuotando del suo contenuto il principio “a ciascuno secondo il suo lavoro”. Il pugno di nuovi elementi borghesi che monopolizzerà i mezzi di produzione deterrà nello stesso tempo il potere nella distribuzione dei beni di consumo e degli altri prodotti. Questo è il processo di restaurazione che si è già compiuto nell’Unione Sovietica. 

Molto è stato detto, nel quadro delle denunce e della critica, su come la cricca antipartito di Lin Piao sia ricorsa a ogni metodo per estorcere e accumulare ricchezze, abbia perseguito in modo sfrenato uno stile di vita borghese e utilizzato il diritto borghese per compiere attività insidiose e spregevoli. Ma ancora più illustrativo è il piano del colpo di Stato controrivoluzionario chiamato Progetto di lavoro 571, nel quale la cricca antipartito di Lin Piao si servì proprio delle idee del diritto borghese per incoraggiare o incitare alcuni individui di questa o quella classe a opporsi alla dittatura del proletariato. In altre parole, gli interessi di classe che rappresenta questo piano, oltre a quelli della vecchia borghesia, sono precisamente gli interessi di un certo numero di nuovi elementi borghesi e del pugno di individui che tentano di utilizzare il diritto borghese per sviluppare il capitalismo. Ecco perché il piano concentra i suoi attacchi sulla linea rivoluzionaria proletaria del presidente Mao e perché esso manifesta un odio particolarmente accanito per certe restrizioni imposte nel nostro paese al diritto borghese con la rivoluzione socialista sotto la dittatura del proletariato. 

La cricca antipartito di Lin Piao sosteneva con varie calunnie che la partecipazione dei quadri degli organismi statali alle Scuole dei quadri del 7 maggio era una “disoccupazione mascherata”; essa si opponeva alla semplificazione dell’amministrazione e al rafforzamento dei legami con le masse affermando che erano attacchi lanciati contro i quadri. Secondo questa cricca, i quadri dovrebbero comportarsi come signori che gravano sulle spalle del popolo e sarebbero “disoccupati” quando prendono parte al lavoro produttivo collettivo. In tal modo essa istigava contro la linea del partito e il sistema socialista quei membri del personale degli organismi statali che, gravemente corrotti dallo stile di vita della borghesia, vogliono estendere il diritto borghese e desiderano vivere da signori. La cricca antipartito di Lin Piao calunniava l’integrazione degli intellettuali con gli operai e i contadini e la loro installazione nelle zone rurali chiamandole “forma mascherata di lavoro forzato”. I giovani dotati di una coscienza comunista che si recano nelle campagne pieni di entusiasmo sono sempre più numerosi. È questa un’impresa grandiosa di immensa importanza per ridurre le tre grandi differenze (tra operai e contadini, tra città e campagna e tra lavoro intellettuale e lavoro manuale) e per limitare il diritto borghese. Essa è ben accolta da tutti i rivoluzionari mentre è combattuta da coloro che sono corrotti dall’ideologia borghese e particolarmente da chi è legato al concetto del diritto borghese. Seguire o no la via dell’integrazione dei giovani istruiti con gli operai e i contadini è in rapporto diretto con il seguente problema: la rivoluzione nell’insegnamento universitario può o no continuare a procedere lungo la via tracciata dalla Fabbrica di macchine utensili di Shanghai, ossia ad applicare il principio di scegliere gli studenti tra gli operai e i contadini e farli ritornare tra di essi alla fine degli studi? L’odio particolare che la cricca antipartito di Lin Piao nutriva per questa misura non solo dimostra la sua ostilità verso i lavoratori, ma rivela anche che essa utilizzava il diritto borghese per attaccare il partito e cercava di istigare certe persone profondamente influenzate dal concetto del diritto borghese a opporsi alla rivoluzione socialista. Il suo programma consisteva nell’aumentare la differenza tra città e campagna, tra lavoro intellettuale e lavoro manuale e nel far sì che i giovani istruiti diventassero un nuovo strato aristocratico; essa tentava così di assicurarsi l’appoggio delle persone profondamente influenzate dalle idee del diritto borghese per il suo colpo di Stato controrivoluzionario. 

La cricca antipartito di Lin Piao condannava lo spirito comunista dimostrato dalla classe operaia nella sua critica al metodo revisionista degli “incentivi materiali”, affermando impunemente che gli operai erano sottoposti a “una forma mascherata di sfruttamento”. Fanatico difensore degli “incentivi materiali”, Lin Piao scrisse nel suo sinistro quaderno d’appunti: “gli incentivi materiali sono nondimeno necessari”, “materialismo=incentivi materiali”, “lusinghe: alte funzioni, guadagni, favori” e altre assurde frasi revisioniste. Uno dei membri principali della cricca antipartito di Lin Piao scrisse che “a ciascuno secondo il suo lavoro e il principio dell’interesse materiale” sono “la forza motrice decisiva” dello sviluppo della produzione. In apparenza, essi sostenevano che occorreva usare il denaro per “stimolare” gli operai; in realtà, volevano allargare senza limiti le differenze tra le categorie degli operai, in modo da formare e assoldare, in seno alla classe operaia, uno strato privilegiato che avrebbe tradito la dittatura e gli interessi del proletariato e rotto l’unità della classe operaia. Essi tentavano di corrompere gli operai diffondendo la concezione borghese del mondo e di trasformare il piccolo numero di operai profondamente influenzati dalle idee del diritto borghese in una forza che li avrebbe appoggiati contro la dittatura del proletariato. Lin Piao e soci attribuivano una “particolare importanza” ai “salari” per adescare “i giovani operai”; “lusinghe: alte funzioni, guadagni, favori” servivano anch’essi ad attuare il loro scaltro disegno. Questo ci insegna come esempio negativo che i giovani operai, in particolare coloro che sono diventati quadri, devono respingere in modo cosciente le lusinghe materiali della borghesia e le varie forme di adulazione che si ispirano alle idee del diritto borghese. Essi devono mantenere e valorizzare lo spirito rivoluzionario comunista di lottare strenuamente per la completa emancipazione del proletariato e di tutta l’umanità, e compiere grandi sforzi per armarsi della concezione del mondo marxista-leninista; essi non devono lasciarsi attrarre dal mondo abbagliante delle merci, dello scambio attraverso la moneta, delle lusinghe, delle adulazioni servili e dell’interesse personale, in modo da non farsi ingannare dai truffatori politici del tipo di Lin Piao o dai proprietari terrieri e dagli elementi borghesi che esistono nella società. Sotto il pretesto di “mostrare la propria sollecitudine” per i giovani operai, Lin Piao e soci davano loro degli “incentivi” perché imboccassero la via del capitalismo; sul piano politico possono essere chiamati “istigatori”. Elementi borghesi nuovamente generati, che mancano di esperienza, violano la disciplina ed eludono le leggi, ma dietro i quali stanno i vecchi e astuti elementi borghesi che li dirigono: questo è un fenomeno frequente nella lotta di classe che si svolge oggi nella nostra società. Nell’esaminare il caso di giovani che dopo esser stati corrotti hanno commesso dei crimini, noi badiamo a colpire gli istigatori dietro le quinte. Questo principio continueremo a seguirlo. Nella lotta attuale sono apparsi numerosi giovani operai che conducono una battaglia aperta contro la corruzione borghese; noi dobbiamo appoggiarli e fare il bilancio delle esperienze da essi acquisite in questo campo. 

La cricca antipartito di Lin Piao pretendeva inoltre che i contadini “mancano di cibo e di vestiario”, che “il livello di vita” dei quadri dell’esercito si è abbassato e che lo spirito con il quale le Guardie rosse, durante la grande Rivoluzione culturale, hanno osato pensare, parlare, tracciare una nuova via, agire e fare la rivoluzione nella critica della borghesia, è stato “strumentalizzato”. Tutto questo non mirava che a negare totalmente il sistema socialista e la linea di massa del partito, a negare la dittatura del proletariato sulla borghesia, a estendere il diritto borghese e a restaurare il capitalismo. La calunnia secondo cui i contadini “mancano di cibo e di vestiario” mirava chiaramente a incitare i contadini a “dividere e consumare tutto”, allo scopo di rovinare ed eliminare l’economia collettiva socialista. Seguendo questa linea una minoranza di persone verrebbe a costituire una nuova borghesia, mentre la stragrande maggioranza sarebbe sottoposta a uno sfruttamento capitalista. Questa situazione sarebbe proprio quella desiderata dai proprietari terrieri, dai contadini ricchi e da una parte dei contadini medi agiati che hanno imboccato la via capitalista nelle campagne. 

Ora possiamo vedere che cosa significava per Lin Piao “l’edificazione di un autentico socialismo”. Significava l’estensione del diritto borghese sotto l’insegna del socialismo, cosicché i nuovi elementi borghesi e certi gruppi e fazioni che intendono imboccare la via del capitalismo, in collusione con le classi abbattute dei proprietari terrieri e dei capitalisti, avrebbero potuto “comandare su tutto e disporre di tutto”; significava rovesciare la dittatura del proletariato e restaurare il capitalismo. Lin Piao e i suoi simili sono i loro rappresentanti politici. Questo programma formulato dalla cricca antipartito di Lin Piao nel Progetto di lavoro 571 non è caduto dal cielo, né era innato nella mente di questi uomini che pretendevano di essere dei “supergeni”, ma era un riflesso dell’esistenza sociale. Per essere precisi, partendo dalla loro posizione reazionaria borghese, essi riflettevano le esigenze dei proprietari terrieri, dei contadini ricchi, dei controrivoluzionari, dei cattivi elementi e degli elementi di destra che non si sono rieducati e che rappresentano un’infima percentuale della popolazione, così come le esigenze di un piccolo numero di nuovi elementi borghesi e di individui che intendono usare il diritto borghese per innalzarsi al rango di nuovi elementi borghesi; d’altra parte, essi si opponevano alle esigenze dei rivoluzionari che rappresentano oltre il 90 per cento della popolazione e che persistono nella via del socialismo. Essi sostenevano la teoria idealista dell’apriorismo per opporsi alla teoria materialista del riflesso; ora quest’ultima deve essere usata per spiegare la formazione della loro ideologia controrivoluzionaria. 

Perché, una volta salita al potere, sarebbe molto facile per gente come Lin Piao instaurare il sistema capitalista? Perché nella nostra società socialista esistono ancora le classi e la lotta di classe, come anche il terreno e le condizioni che generano il capitalismo. Per ridurre gradualmente questo terreno e queste condizioni, fino a eliminarli, dobbiamo persistere nel continuare la rivoluzione sotto la dittatura del proletariato. L’avanguardia del proletariato, guidata dalla linea rivoluzionaria del presidente Mao, può adempiere questo compito solo attraverso gli sforzi tenaci e indomabili di parecchie generazioni. Così dobbiamo seguire costantemente la linea fondamentale del partito, elevare il livello di coscienza politica della classe operaia, consolidare l’alleanza degli operai e dei contadini, unire tutte le forze suscettibili di essere unite e unire e guidare le masse rivoluzionarie perché trasformino in modo cosciente la loro concezione del mondo attraverso la pratica della lotta contro i nemici di classe e dei tre grandi movimenti rivoluzionari della lotta di classe, della lotta per la produzione e della sperimentazione scientifica. Inoltre dobbiamo consolidare e sviluppare la proprietà socialista di tutto il popolo e la proprietà collettiva socialista delle masse lavoratrici, impedire una restaurazione nel campo del sistema di proprietà e portare a termine, gradualmente ed entro un periodo abbastanza lungo, il compito che è rimasto inadempiuto nella trasformazione della proprietà; dobbiamo al tempo stesso limitare il diritto borghese per quanto concerne gli altri due aspetti dei rapporti di produzione (ossia i rapporti tra gli uomini e i rapporti di distribuzione), criticare le idee del diritto borghese e indebolire costantemente la base che genera il capitalismo. Infine dobbiamo proseguire la rivoluzione nel campo della sovrastruttura e approfondire la critica del revisionismo e della borghesia, in modo che il proletariato possa esercitare la sua completa dittatura sulla borghesia. 

Nel corso di un viaggio d’ispezione compiuto in varie località del paese nell’agosto e nel settembre del 1971, il presidente Mao disse: “Abbiamo cantato l’Internazionale per 50 anni e nel nostro partito c’è stata gente che per dieci volte ha cercato di creare la scissione. Secondo me questo potrà accadere ancora altre dieci, venti o trenta volte. Voi non ci credete? Se non ci credete, io comunque ci credo. Non vi saranno più lotte con l’avvento del comunismo? Questo non lo credo. Ce ne saranno ancora; saranno lotte tra il nuovo e il vecchio, tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Anche tra decine di migliaia di anni, ciò che è sbagliato non sarà tollerato e non potrà stare in piedi”. Lenin ha detto: “Sì, rovesciando i grandi proprietari terrieri e la borghesia noi abbiamo ripulito la strada, ma non abbiamo ancora costruito l’edificio del socialismo. Sul terreno ripulito da una generazione, costantemente nella storia appaiono nuove generazioni di reazionari, purché il terreno produca ancora borghesi e il terreno ne produce quanti se ne vuole. Coloro che vedono la vittoria sui capitalisti come la vedono i piccoli proprietari, ‘loro hanno arraffato, adesso lascia che arraffi io’, rappresentano ciascuno la fonte di una nuova generazione di borghesi”. Lenin parla del carattere prolungato della lotta di classe nella società; il presidente Mao parla del carattere prolungato della lotta tra le due linee che è il riflesso in seno al partito della lotta di classe nella società. Noi dobbiamo, attraverso questa lotta di classe e questa lotta tra le due linee, sventare di continuo le manovre della borghesia e dei suoi rappresentanti dirette a praticare il revisionismo, provocare scissioni e tramare complotti; solo così potremo creare gradualmente le condizioni in cui la borghesia non possa né esistere né rinascere ed eliminare infine le classi. Questa è l’opera grandiosa che deve essere realizzata nell’intero periodo storico della dittatura del proletariato. 

I nuovi elementi borghesi, generati in seguito all’azione corrosiva delle idee borghesi e all’esistenza del diritto borghese, hanno generalmente le caratteristiche politiche degli elementi a doppia faccia e dei nuovi ricchi. Per svolgere delle attività capitaliste sotto la dittatura del proletariato essi devono sempre inalberare una qualche insegna socialista; poiché con le loro attività di restaurazione essi non mirano a recuperare i mezzi di produzione perduti, ma ad appropriarsi dei mezzi di produzione che non hanno mai posseduto, sono di una rapacità senza pari; loro desiderio è di fare un sol boccone dei beni appartenenti a tutto il popolo o alla collettività per trasformarli in proprietà privata. La cricca antipartito di Lin Piao aveva tutte queste caratteristiche politiche. “Simile al lupo di Chung Shan, tu sei, che avuto quanto desidera, diventa ancora più impudente”. Questi due versi tratti da Il sogno della camera rossa, che descrivono come Sun Shao-tsu, un furfante della peggior specie “sia disposto a ogni bassezza per adattarsi alle circostanze”, si applicano perfettamente alla cricca antipartito di Lin Piao. Prima di avere “quanto desiderava”, cioè prima di ottenere una parte del potere politico ed economico, Lin Piao è ricorso alla doppia tattica controrivoluzionaria per ingannare il partito e le masse e si è servito della forza del movimento di massa per i suoi propri fini; nel far ciò egli non si è fatto scrupolo di inalberare l’insegna della rivoluzione e lanciare parole d’ordine rivoluzionarie, distorcendole. Analizzando il pensiero di Lin Piao e dei suoi soci in una lettera scritta all’inizio della grande Rivoluzione culturale, il presidente Mao ha sottolineato: “Suppongo che la loro intenzione sia di battere i demoni con l’aiuto di Chung Kuei”2 . Questa frase spiega molto bene il nostro caso. Quello di cui si sono serviti era un mattone per picchiare alla porta e una volta raggiunto lo scopo, non avendone più bisogno, lo hanno gettato via rabbiosamente. Ricorrere alla tattica controrivoluzionaria del doppio gioco, agitare la bandiera rossa per opporsi alla bandiera rossa, “dire in faccia delle belle parole e pugnalare alle spalle” o, come diceva la stessa cricca antipartito di Lin Piao, “alzare la bandiera del presidente Mao per attaccare le forze del presidente Mao”: queste non sono altro che maniere diverse per definire lo stesso modo di agire. Quando la cricca antipartito di Lin Piao ha ritenuto, come essa ha detto, che “dopo diversi anni di preparativi” era stato “elevato considerevolmente il livello ideologico, organizzativo e militare” ed era stata “già gettata una certa base ideologica e materiale”, allora ha deciso di lanciarsi all’attacco. Nelle unità e nei settori che erano sotto il suo dominio e il suo controllo, essa ha fatto della proprietà pubblica socialista la sua proprietà privata, rivelando ancora più apertamente le sue sfrenate ambizioni politiche che si gonfiavano sempre più man mano che essa otteneva “quanto desiderava”, così come la cupidigia della borghesia aumenta in funzione del capitale accumulato. Facendo l’analisi della borghesia, Marx ha detto: “In quanto capitalista, non è che capitale personificato. La sua anima è l’anima del capitale”. Come agente della borghesia in seno al partito, anche Lin Piao aveva l’anima della borghesia e quest’anima rappresentava la vecchia classe capitalista abbattuta che sogna una restaurazione e la nuova borghesia nascente che nutre la folle ambizione di esercitare il suo dominio. Partendo da un’analisi di classe, possiamo scoprire chiaramente l’origine di tutte le attività politiche regressive e controrivoluzionarie di Lin Piao e soci. Predicando le dottrine di Confucio e di Mencio, tradendo il partito e il popolo cinese e cercando la protezione del socialimperialismo, essi non facevano che seguire la borghesia compradora, la quale venerava Confucio e tradiva la nazione; complottando febbrilmente il colpo di Stato controrivoluzionario, essi non facevano che riprendere il metodo già utilizzato innumerevoli volte e impiegato ancora oggi dalla borghesia di molti paesi. 

Il nostro compito consiste, da una parte, nel ridurre gradualmente il terreno che genera la borghesia e il capitalismo e, dall’altra, nel discernere tempestivamente i nuovi elementi borghesi del tipo di Lin Piao non appena si formano o stanno per farlo. Ecco perché è importante lo studio del marxismo-leninismo-maoismo. Se ci allontaniamo dalla guida del marxismo, non potremo realizzare questi due compiti; inoltre quando si manifesta una tendenza ideologica revisionista rischiamo, sotto l’influenza del diritto borghese o per incapacità di discernimento, di lasciarci ingannare e anche imbarcare senza saperlo sulla nave dei pirati. Altrimenti, perché, quando compare una linea revisionista, ci sono delle persone che la seguono? Perché Lin Piao e soci hanno potuto ingannare della gente alla seconda sessione plenaria del nono Comitato centrale del partito ricorrendo all’idealismo e facendo un gran baccano? Perché le parole così scoperte della cricca antipartito di Lin Piao di scindere il partito e rovesciare la dittatura del proletariato hanno potuto trovare ascolto tra un numero sia pur piccolo di quadri? Perché la “grande flotta” e la “piccola flotta” hanno potuto usare apertamente metodi come inviti a banchetti, offerte di doni, promesse di promozioni e altri favori, per formare una cricca, praticare il settarismo e ordire complotti? Perché Lin Piao e soci hanno scritto nei loro sinistri quaderni d’appunti, come tattica per portare avanti le loro attività controrivoluzionarie, frasi del tipo: “servirsi della tecnica per mascherare la politica”? Da tutto ciò si possono trarre degli insegnamenti estremamente importanti. Nel 1959, nel corso della lotta contro la cricca antipartito di Peng Teh-huai, il presidente Mao affermò: “Attualmente, il pericolo principale è l’empirismo”, perciò dobbiamo leggere e studiare con serietà. Negli ultimi dieci anni e più, egli ha ripetuto questa opinione in molte occasioni. Ha sottolineato che i quadri alti e medi, in primo luogo i membri del Comitato centrale, “devono, ciascuno secondo il suo livello, leggere e studiare coscienziosamente per avere una buona comprensione del marxismo”. Egli ha inoltre sottolineato: “Noi dobbiamo, nei prossimi anni, dedicare una particolare attenzione alla diffusione del marxismo-leninismo”. Dopo il fallimento della cricca antipartito di Lin Piao, il presidente Mao ha ribadito: “Consiglio espressamente i compagni di leggere un po’” e, quando ha parlato di recente della dittatura del proletariato, egli ha sottolineato una volta di più questa necessità. Questi solleciti e significativi appelli sono per noi un grande incoraggiamento. Tutti i compagni del partito, specialmente i quadri di livello elevato, devono considerare la lettura e lo studio come un problema di capitale importanza da cui dipende il consolidamento della dittatura del proletariato. Prima di tutto, devono essi stessi studiare a fondo e comprendere perfettamente le tesi e le opere principali di Marx, Engels, Lenin e Stalin e del presidente Mao sulla dittatura del proletariato, sforzarsi di spiegare tale questione integrando la teoria con la pratica e liberarsi, sul piano ideologico e nelle azioni, dalle idee e dallo stile di lavoro borghesi che li separano dalle masse, in modo da identificarsi con esse; devono diventare gli autentici promotori delle nuove realtà socialiste, saper discernere l’azione corrosiva del capitalismo e osare resistervi. Occorre continuare e sviluppare la gloriosa tradizione di vita semplice e di ardua lotta che si è formata nel nostro partito da alcune decine d’anni. È necessario conoscere a fondo la situazione e studiare le misure politiche, comprese quelle relative all’economia. Dobbiamo continuare a seguire il principio di fare la rivoluzione e stimolare la produzione, migliorare il nostro lavoro e prepararci in previsione di una guerra, principio che si è dimostrato efficace nella pratica. Bisogna prestare attenzione a distinguere i due tipi di contraddizioni di diverso carattere e colpire con precisione e fermezza l’esiguo numero di cattivi elementi. Quanto alle influenze borghesi tra le masse, esse devono essere eliminate mediante l’applicazione della formula “unità-criticaunità”, ricorrendo principalmente ai metodi seguenti: studiare ed elevare il livello di coscienza, appoggiare le iniziative d’avanguardia che si oppongono con fermezza al capitalismo, rievocare il passato per paragonarlo al presente, persuadere ed educare, fare la critica e l’autocritica, in modo da unire il 95 per 171 cento dei quadri e delle masse. Nel criticare le tendenze al capitalismo, è necessario mobilitare l’opinione pubblica, conquistare la maggioranza, risvegliare le coscienze e dare un orientamento positivo. Quanto a quei pochi che sono sprofondati nel pantano del capitalismo, bisogna gridar loro con forza: “Compagni correggetevi, e fatelo immediatamente!”. 

Come abbiamo sottolineato all’inizio di questo articolo, la cricca antipartito di Lin Piao era estremamente isolata tra il popolo. Per analizzare la sua apparizione dal punto di vista delle sue origini di classe, abbiamo messo in luce il terreno e le condizioni che hanno potuto generarla. Dopo aver esposto questo aspetto del problema, dobbiamo anche porre in evidenza che la cricca antipartito di Lin Piao era, per la sua stessa natura, molto debole; come tutti i reazionari, essa non era che una tigre di carta. Con tutte le sue attività controrivoluzionarie essa ha potuto stendere una lista non di vittorie, ma soltanto di fallimenti e di disfatte. Il sistema socialista sostituirà immancabilmente il sistema capitalista, come immancabilmente il comunismo trionferà nel mondo intero; questa è una legge oggettiva, indipendente dalla volontà dell’uomo. La società socialista è nata dalla vecchia società e “porta quindi ancora, sotto ogni rapporto, economico, morale, spirituale, le ‘macchie’ della vecchia società dal cui seno essa è uscita”. In ciò non c’è niente di strano. La storia di questi ultimi 25 anni ci insegna che fino a quando manterremo la dittatura del proletariato, seguiremo la teoria del presidente Mao sulla continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato e applicheremo la linea, i principi e le misure politiche formulati dal presidente Mao per la rivoluzione socialista, saremo in grado di schiacciare la resistenza dei nemici di classe, eliminare gradualmente queste macchie e riportare continue vittorie. Oggi, l’eccellente situazione, caratterizzata da una sempre crescente prosperità della nostra causa socialista, presenta uno stridente contrasto con la disgregazione che si produce in seno all’imperialismo e al socialimperialismo e con le difficoltà alle quali essi devono far fronte all’interno e all’esterno. La recente direttiva del presidente Mao sulla questione della teoria ci permetterà di comprendere meglio, sia in teoria che in pratica, i compiti storici della dittatura del proletariato e i mezzi per adempierli; essa contribuirà considerevolmente al consolidamento della dittatura del proletariato, all’approfondimento della rivoluzione socialista e allo sviluppo dell’edificazione socialista, alla stabilità e all’unità di tutto il paese. I comunisti cinesi sono pieni di fiducia, come il proletariato e i rivoluzionari di tutto il paese. Uniti come un sol uomo sotto la direzione del partito, essi lottano con grande entusiasmo per combattere e prevenire il revisionismo. La storia della rivoluzione cinese è la storia dei rivoluzionari che avanzano verso la vittoria attraverso lotte complesse e difficili e dei reazionari che vanno verso la disfatta dopo ripetute prove di forza. Come ha riassunto il presidente Mao: “In Cina, dal 1911, quando è stato rovesciato l’imperatore, nessun reazionario ha mai potuto mantenere a lungo il potere. Il periodo più lungo è durato solo venti anni (Chiang Kai-shek), ma anche lui è caduto quando il popolo si è sollevato. Chiang Kai-shek salì al potere, approfittando della fiducia che Sun Yat-sen aveva in lui, istituendo l’Accademia militare di Whanpoa e raccogliendo intorno a sé un gran numero di reazionari. Quando si rivoltò contro il Partito comunista cinese, quasi tutti i proprietari terrieri e la borghesia lo appoggiarono. Per di più il Partito comunista cinese non aveva esperienza a quel tempo ed egli fu perciò ben contento di aver temporaneamente guadagnato terreno. Tuttavia in questi venti anni non ha mai potuto unificare il paese. Ci sono state la guerra tra il Kuomintang e il Partito comunista cinese, le guerre tra il Kuomintang e le varie cricche dei signori della guerra, la guerra cino-giapponese e infine quattro anni di guerra civile su scala nazionale. In seguito egli è stato costretto a darsela a gambe e a rifugiarsi in un gruppo di isole. Se la destra inscena un colpo di Stato anticomunista in Cina, sono sicuro che essa, a sua volta, non conoscerà la tranquillità; è molto probabile che il suo regime non duri a lungo, perché i rivoluzionari che rappresentano gli interessi del popolo, il quale costituisce oltre il 90 per cento della popolazione, non lo tollereranno”. “In conclusione rimangono sempre vere queste due frasi: l’avvenire è luminoso, ma la via è tortuosa”. 

Avanziamo coraggiosamente nella direzione e sulla via indicate dal presidente Mao!

Rapporto sulla revisione della Costituzione (13 gennaio 1975)

di  Chang Chun-chiao 

Delegati, il Progetto di revisione della Costituzione della Repubblica popolare cinese, sottoposto all’esame dell’Assemblea dal Comitato centrale del Partito comunista cinese, vi è stato distribuito. Su incarico del Comitato centrale del Partito comunista cinese, chiarirò ora alcuni punti. 

Vent’anni fa, nel 1954, la prima Assemblea popolare nazionale approvò la Costituzione della Repubblica popolare cinese. Il nostro grande dirigente, il presidente Mao Tse-tung, sottolineò: “Un’organizzazione deve avere dei regolamenti e anche uno Stato deve avere i suoi. La Costituzione è un insieme di regolamenti generali, è la legge fondamentale”. La Costituzione del 1954 è stata la prima costituzione di tipo socialista del nostro paese. Sotto forma di legge fondamentale, essa ha fatto il bilancio dell’esperienza storica, ha consolidato i frutti delle vittorie del nostro popolo e ha tracciato per il popolo di tutto il paese una strada chiara e quanto mai precisa per la sua avanzata. La pratica degli ultimi vent’anni ha provato che quella Costituzione era giusta. I suoi principi fondamentali rimangono validi, ma una parte del suo contenuto non lo è più, perché dal 1954 importanti mutamenti sono subentrati nel nostro paese nei campi politico, economico e culturale e nelle relazioni internazionali. Ricapitolare le nostre nuove esperienze, consolidare le nostre nuove vittorie e riflettere l’aspirazione comune del nostro popolo a continuare la rivoluzione sotto la dittatura del proletariato: questo è il compito principale che ci siamo assunti nella presente revisione della Costituzione. 

La più importante delle nuove vittorie riportate dal nostro popolo negli ultimi vent’anni consiste nell’aver consolidato e sviluppato gradualmente il sistema socialista sotto la direzione del Partito comunista cinese con alla testa il presidente Mao. Attraverso ripetute prove di forza con i nemici interni ed esterni e soprattutto attraverso la grande Rivoluzione culturale proletaria condotta per otto anni, nel corso della quale sono stati distrutti i due quartieri generali della borghesia, quello di Liu Shao-chi e quello di Lin Piao, il popolo di tutte le nazionalità del nostro paese si è quanto mai unito e la dittatura del proletariato è stata più che mai consolidata. Ciò che è ancora più importante è che nel corso di questa lotta, il presidente Mao, conformemente al principio di integrare la verità universale del marxismo-leninismo con la pratica concreta, ha tracciato per noi una linea fondamentale per tutto il periodo storico del socialismo. Il presidente Mao ha indicato: “La società socialista abbraccia un periodo storico molto lungo, nel corso del quale esistono ancora le classi, le contraddizioni di classe e la lotta di classe, esiste la lotta fra le due vie, il socialismo e il capitalismo ed esiste il pericolo di una restaurazione del capitalismo. Dobbiamo comprendere che questa lotta sarà lunga e complessa, aumentare la vigilanza e svolgere un lavoro di educazione socialista. Dobbiamo comprendere e risolvere in modo giusto le contraddizioni di classe e la lotta di classe, distinguere le contraddizioni fra il nemico e noi e le contraddizioni in seno al popolo e dare ad esse una giusta soluzione, altrimenti un paese socialista come il nostro si trasformerà nel suo opposto, cambierà natura e si avrà la restaurazione. D’ora in poi dobbiamo parlare di questo problema ogni anno, ogni mese e ogni giorno, in modo da averne una comprensione abbastanza chiara e seguire una linea marxista-leninista”. Il nono e il decimo Congresso del partito hanno riaffermato questa linea fondamentale. La lotta che abbiamo condotto contro Liu Shao-chi e Lin Piao si è concentrata su un solo punto: attenerci a questa linea fondamentale o cambiarla. La lotta di classe del passato e quella in corso hanno dimostrato che questa linea fondamentale è vitale per il nostro partito come anche per il nostro paese. Finché continueremo a seguirla, saremo in grado di superare tutte le difficoltà, sconfiggere i nemici interni ed esterni e conquistare vittorie ancora maggiori. Ciò costituisce la nostra esperienza principale e anche il pensiero che ci guida nella presente revisione della Costituzione. 

Il progetto di revisione che viene ora sottoposto al vostro esame è la continuazione e lo sviluppo della Costituzione del 1954. Esso è il frutto di ripetute discussioni tenute dal popolo delle nostre diverse nazionalità, il prodotto della combinazione dei suggerimenti degli organi dirigenti con quelli delle masse popolari. La premessa è stata redatta di nuovo e il numero degli articoli è stato ridotto da 106 a 30. Gli emendamenti importanti sono i seguenti: 

1. Fin dalla premessa, il progetto di revisione riferisce la gloriosa storia delle eroiche lotte condotte dal nostro popolo. “Il Partito comunista cinese è il nucleo dirigente dell’intero popolo cinese” e “il marxismo-leninismo-maoismo è la base teorica che guida il pensiero della nostra nazione”: questa è la conclusione che il nostro popolo ha tratto dall’esperienza storica acquisita nel corso di oltre un secolo; essa è ora inclusa nei principi generali del progetto di revisione. Il progetto stabilisce: “l’Assemblea popolare nazionale è l’organo supremo del potere statale, posto sotto la direzione del Partito comunista cinese” e “il presidente del Comitato centrale del Partito comunista cinese comanda tutte le forze armate del paese”. 145 Dato che non si è istituita la carica di presidente della repubblica, il progetto apporta delle modifiche appropriate alle disposizioni della Costituzione del 1954 concernenti la struttura dello Stato. Certamente tutto questo contribuirà a rafforzare la direzione centralizzata del partito sulla struttura dello Stato e risponderà alle aspirazioni del popolo dell’intero paese. 

2. Il progetto di revisione stabilisce che “la Repubblica popolare cinese è uno Stato socialista a dittatura del proletariato, diretto dalla classe operaia e basato sull’alleanza degli operai e dei contadini” e che le assemblee popolari ai diversi livelli sono composte principalmente di deputati operai, contadini e soldati. Esso definisce altresì gli obiettivi della dittatura del proletariato e fissa le misure politiche per esercitare questa dittatura. Sono stati inclusi nel progetto, in articoli separati, anche la comune popolare rurale, che riunisce il potere politico e la gestione economica e il comitato rivoluzionario locale ai diversi livelli formato sulla base della triplice unione rivoluzionaria, quali sono emersi nel grande movimento rivoluzionario di massa. Così la natura di classe del nostro Stato e la posizione delle diverse classi nel nostro paese sono chiaramente definite. Marx e Lenin ci hanno sempre insegnato: “la lotta di classe conduce necessariamente alla dittatura del proletariato”, “lo Stato proletario è la macchina con cui il proletariato schiaccia la borghesia”. Il nostro progetto si attiene a questa posizione di principio marxista-leninista e si distingue nettamente dalle assurdità quali “la politica di benevolenza” di Confucio e “lo Stato di tutto il popolo” della cricca dei rinnegati revisionisti sovietici. 

La nostra dittatura del proletariato, in primo luogo, reprime all’interno del paese le classi e gli elementi reazionari e tutti coloro che resistono alla trasformazione socialista e si oppongono all’edificazione del socialismo e reprime ogni attività controrivoluzionaria e di tradimento nazionale; in secondo luogo difende il nostro paese dalle attività sovversive e dalle eventuali aggressioni dei nemici esterni. Essa è l’arma con la quale il nostro popolo sconfigge i nemici e difende se stesso. Dobbiamo perciò averne cura e rafforzarla costantemente. Dobbiamo consolidare la grande unità del popolo delle nostre diverse nazionalità, rafforzare l’Esercito popolare di liberazione e la milizia popolare, che sono il pilastro della dittatura del proletariato e rinsaldare l’edificazione degli organi dello Stato. Dobbiamo continuare a consolidare l’alleanza tra la classe operaia e il suo più sicuro alleato, i contadini un tempo poveri e medi dello strato inferiore, unirci agli altri lavoratori e alle masse degli intellettuali e sviluppare il fronte unito rivoluzionario che comprende i partiti e i gruppi politici democratici e patriottici e le personalità patriottiche di tutti gli strati sociali. Solo in tal modo potremo unire tutte le forze suscettibili di essere unite, esercitare in maniera efficace la dittatura del proletariato, salvaguardare il sistema socialista e consolidare l’indipendenza e la sicurezza del nostro grande paese. 

3. La dittatura del proletariato è, da una parte, la dittatura esercitata sui nemici e dall’altra la pratica del centralismo democratico in seno al popolo. Senza un’ampio democrazia non vi può essere un alto grado di centralismo; senza tale centralismo, non è possibile edificare il socialismo. Il progetto di revisione stabilisce che tutti gli organi dello Stato praticano il centralismo democratico; al tempo stesso definisce i diritti democratici dei cittadini e in particolare i diritti delle nazionalità e delle donne. Esso prescrive inoltre che le masse popolari hanno il diritto di esprimere liberamente le loro opinioni, manifestare appieno i loro punti di vista, condurre grandi dibattiti e scrivere manifesti murali. Al tempo stesso, su proposta del presidente Mao, è stato aggiunto all’articolo 28 del progetto che i cittadini godono della libertà di sciopero. Siamo convinti che le masse rivoluzionarie, temprate nella grande Rivoluzione culturale proletaria, sapranno applicare ancora meglio queste disposizioni così da “creare un’atmosfera politica in cui regnino insieme il centralismo e la democrazia, la disciplina e la libertà, la volontà unanime e, per ognuno, uno stato d’animo fatto di soddisfazione e di entusiasmo, al fine di contribuire al consolidamento della direzione del Partito comunista cinese sullo Stato e al consolidamento della dittatura del proletariato”. 

4. Il compito di realizzare la trasformazione socialista della proprietà dei mezzi di produzione formulato nella Costituzione del 1954 è stato in linea di massima portato a termine. Il progetto di revisione sancisce pienamente questa grande vittoria riportata dal nostro popolo e stabilisce che nella fase attuale ci sono nel nostro paese essenzialmente due forme di proprietà dei mezzi di produzione: la proprietà socialista di tutto il popolo e la proprietà collettiva socialista delle masse lavoratrici. Il progetto contiene inoltre delle disposizioni che concernono i lavoratori individuali non agricoli e che permettono ai membri delle comuni popolari di coltivare piccoli appezzamenti per uso privato e dedicarsi, entro certi limiti, a occupazioni sussidiarie domestiche. Queste disposizioni combinano la fermezza per ciò che riguarda il principio dell’adesione al socialismo con una necessaria elasticità e si distinguono nettamente dalle tesi assurde sostenute da Liu Shao-chi e da Lin Piao, come la fissazione delle quote di produzione agricola sulla base della famiglia e la soppressione dei piccoli appezzamenti per uso privato.

 Il progetto di revisione riafferma la linea generale che consiste nell’edificare il socialismo secondo i principi di adoperare tutte le energie, di mirare alto e di ottenere risultati maggiori, più rapidi, migliori e più economici. Esso definisce una serie di principi e di misure politiche miranti a consolidare e sviluppare la base economica del socialismo. 

Va sottolineato che nel nostro paese, tra i rapporti di produzione e le forze produttive e tra la sovrastruttura e la base economica esiste una corrispondenza e al tempo stesso permane una contraddizione. Il nostro sistema socialista, come il sole nascente, è ancora molto giovane. Esso è nato nella lotta e non può crescere che nella lotta. Prendiamo per esempio l’economia statale: in alcune imprese la forma è quella della proprietà socialista, ma in realtà la direzione non è nelle mani dei marxisti e delle larghe masse operaie. La borghesia si impadronirà di molte posizioni se il proletariato non le occupa. Confucio è morto più di duemila anni fa, ma là dove non passa la scopa del proletariato, rifiuti del genere non se ne vanno da soli. Il progetto di revisione stabilisce che “gli organi dello Stato e il 147 personale statale devono studiare coscienziosamente il marxismo-leninismomaoismo”, che “il proletariato deve esercitare la sua dittatura assoluta sulla borghesia nel settore della sovrastruttura, inclusi tutti i campi della cultura” e che gli organi dello Stato e il personale statale devono mantenere uno stretto legame con le masse e correggere le tendenze malsane. Tutto ciò richiede che noi prestiamo una particolare attenzione alla rivoluzione socialista nella sovrastruttura e diamo importanza alla soluzione dei problemi riguardanti i rapporti di produzione. Dobbiamo condurre in modo vasto, approfondito e durevole il movimento di critica contro Lin Piao e Confucio ora in corso e far sì che il marxismo predomini su tutti i fronti. 

5. In conformità con l’insegnamento del presidente Mao: “Scavare profonde gallerie, costituire dovunque delle riserve di cereali e non aspirare mai all’egemonia”, abbiamo inserito nel progetto di revisione che “la Cina non sarà mai una superpotenza”; ciò significa che il nostro paese non aspira né aspirerà mai all’egemonia. Il proletariato potrà emanciparsi definitivamente solo emancipando tutta l’umanità. Dobbiamo sempre rimanere uniti ai popoli di tutti i paesi nella lotta comune per abolire dalla terra il sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, in modo che tutta l’umanità sia emancipata. 

Delegati, 

il lavoro di revisione della Costituzione si è protratto per quasi cinque anni. Questa Assemblea lo porterà a termine e promulgherà la nuova legge fondamentale della Repubblica popolare cinese. Questo è un grande avvenimento che merita di essere calorosamente festeggiato. Il nostro popolo ha condotto per un lungo periodo una lotta acuta e complessa nel corso della quale migliaia e migliaia di martiri hanno sacrificato la vita per conquistare e salvaguardare i diritti alla democrazia popolare e al socialismo, per sventare i complotti di Kao Kang, Jao Shu-shih, Peng Teh-huai, Liu Shao-chi e Lin Piao che tentavano di restaurare il capitalismo all’interno e di capitolare e tradire il paese sul piano esterno e per vincere la reazione sia interna che esterna. Sono proprio le vittorie ottenute in tale lotta che hanno dato vita a questa Costituzione socialista. Noi siamo convinti che il popolo di tutte le nazionalità del paese e innanzitutto i membri del Partito comunista cinese e il personale statale l’applicheranno scrupolosamente e la difenderanno con coraggio, in modo da continuare fino in fondo la rivoluzione sotto la dittatura del proletariato e assicurare che il nostro grande paese avanzi sempre vittoriosamente lungo la via indicata dal marxismo-leninismo-maoismo!

LA DITTATURA COMPLETA SULLA BORGHESIA (aprile 1975)

Scritto di Chang Chun-chiao.

La questione della dittatura del proletariato è da molto tempo il punto cruciale della lotta tra marxismo e revisionismo. Lenin dice: “Marxista è soltanto colui che estende il riconoscimento della lotta delle classi sino al riconoscimento della dittatura del proletariato”. È proprio allo scopo di farci applicare il marxismo e non il revisionismo, sia in teoria che in pratica, che il presidente Mao fa appello a tutta la nazione perché comprenda chiaramente la questione della dittatura del proletariato.

Il nostro paese attraversa un periodo importante del suo sviluppo storico. Dopo oltre vent’anni di rivoluzione ed edificazione socialiste, in particolare dopo che sono stati abbattuti durante la grande Rivoluzione culturale proletaria i due quartieri generali borghesi di Liu Shao-chi e di Lin Piao, la nostra dittatura del proletariato è quanto mai solida e la nostra causa socialista è in pieno sviluppo. Il popolo dell’intero paese, pieno di combattività, è deciso a trasformare la Cina in un potente paese socialista entro questo secolo. Poter esercitare la dittatura del proletariato nel corso di tutta questa fase e nell’intero periodo storico del socialismo è una questione vitale che condiziona l’ulteriore sviluppo del nostro paese. La lotta di classe ora in corso esige anch’essa che tale questione sia ben compresa. Il presidente Mao ha detto: “La mancanza di chiarezza su questa questione condurrà al revisionismo”. Non è sufficiente che questo venga compreso soltanto da pochi: “Ciò deve essere fatto sapere a tutta la nazione”. Il successo in questo studio ha, per la fase attuale e per il futuro, un’importanza che non va mai sottovalutata.

Già nel 1920, basandosi sull’esperienza pratica acquisita nel guidare la grande Rivoluzione socialista d’Ottobre e nel dirigere il primo Stato a dittatura del proletariato, Lenin sottolineò con acutezza: “La dittatura del proletariato è la guerra più eroica e più implacabile della classe nuova contro un nemico più potente, contro la borghesia, la cui resistenza è decuplicata dal fatto di essere stata rovesciata (sia pure Mao Tse-tung - OPERE 182 in un solo paese) e la cui potenza non consiste soltanto nella forza del capitale internazionale, nella forza e nella solidità dei suoi legami internazionali, ma anche nella forza dell’abitudine, nella forza della piccola produzione, poiché, per disgrazia, la piccola produzione esiste tuttora nel mondo in misura molto, molto grande e la piccola produzione genera incessantemente il capitalismo e la borghesia, ogni giorno, ogni ora, in modo spontaneo e in vaste proporzioni. Per tutte queste ragioni, la dittatura del proletariato è necessaria”. 

Lenin precisò che tale dittatura è una lotta tenace, cruenta e incruenta, violenta e pacifica, militare ed economica, pedagogica e amministrativa, contro le forze e le tradizioni della vecchia società; che essa è una dittatura completa sulla borghesia. Egli indicò ripetutamente che è impossibile trionfare sulla borghesia senza esercitare su di essa una dittatura prolungata e completa. Queste parole di Lenin, specialmente quelle che egli stesso sottolineò, sono state confermate dalla pratica negli anni seguenti. In effetti nuovi elementi borghesi sono apparsi, gli uni dopo gli altri. Sono rappresentati dalla cricca rinnegata di Kruscev e Breznev. Questi individui hanno generalmente una buona origine di classe; quasi tutti sono cresciuti sotto la bandiera rossa e dal punto di vista organizzativo sono membri del partito comunista; hanno ricevuto un’istruzione universitaria e sono diventati dei cosiddetti esperti rossi. Ma sono nuove erbe velenose nate sul vecchio terreno del capitalismo. Dopo aver tradito la propria classe, usurpato la direzione del partito e dello Stato e restaurato il capitalismo, sono divenuti i caporioni della dittatura della borghesia sul proletariato, riuscendo così in un’impresa in cui Hitler aveva fallito.

“Gli sputnik salivano verso il cielo mentre la bandiera rossa cadeva per terra”: non dobbiamo mai dimenticare questa esperienza storica, soprattutto nel momento in cui siamo impegnati nella costruzione di un paese potente.

Dobbiamo essere pienamente coscienti che la Cina è ancora esposta al pericolo di cadere nel revisionismo. Questo perché non solo l’imperialismo e il socialimperialismo non hanno mai abbandonato le loro mire di aggressione e di sovversione contro di noi e i vecchi proprietari terrieri e i borghesi esistono ancora e non si rassegnano alla loro sconfitta, ma anche perché, come diceva Lenin, nuovi elementi borghesi vengono generati ogni giorno, ogni ora. Alcuni compagni affermano che Lenin si riferiva a una situazione esistente prima della formazione delle cooperative. Questa opinione è del tutto errata. Le tesi di Lenin non sono superate. Questi compagni possono rileggere Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo che il presidente Mao ha scritto nel 1957. Egli vi analizza concretamente la situazione del nostro paese dove, dopo la vittoria fondamentale riportata nella trasformazione socialista del sistema della proprietà (che include l’istituzione della cooperazione), esistono ancora le classi, le contraddizioni di classe e la lotta di classe e dove i rapporti di produzione e le forze produttive, come pure la sovrastruttura e la base economica, sono al tempo stesso in accordo e in contraddizione. Facendo il bilancio della nuova esperienza della dittatura del proletariato acquisita dopo Lenin, il presidente Mao risponde in modo sistematico alle questioni sorte dal cambiamento del sistema della proprietà, definisce i compiti 183 e le misure politiche della dittatura del proletariato e getta così le basi teoriche della linea fondamentale del partito e della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato. La pratica di questi ultimi 18 anni, e in particolare quella della grande Rivoluzione culturale proletaria, prova che la teoria, la linea e le misure politiche avanzate dal presidente Mao sono completamente giuste.

Il presidente Mao ha recentemente affermato: “In una parola, la Cina è un paese socialista. Prima della Liberazione era pressoché la stessa cosa di un paese capitalista. Ancora oggi essa pratica un sistema di otto livelli salariali, la distribuzione a ciascuno secondo il suo lavoro e lo scambio attraverso la moneta e tutto ciò non è molto differente da quanto accadeva nella vecchia società. Ciò che è diverso è che il sistema di proprietà è cambiato”. Per comprendere meglio questa direttiva del presidente Mao, diamo uno sguardo ai cambiamenti avvenuti in Cina nel sistema di proprietà e alla parte che i diversi settori economici hanno occupato nell’industria, nell’agricoltura e nel commercio nel 1973.

In primo luogo, l’industria. Il settore della proprietà di tutto il popolo comprende il 97 per cento degli immobilizzi, il 63 per cento del numero dei lavoratori e l’86 per cento del valore totale della produzione industriale. Quello della proprietà collettiva è del 3 per cento negli immobilizzi, del 36,2 per cento nel numero dei lavoratori e del 14 per cento nel valore globale della produzione. Infine, il numero degli artigiani individuali rappresenta lo 0,8 per cento.

In secondo luogo, l’agricoltura. Per quanto riguarda i mezzi di produzione, sono sotto la proprietà collettiva circa il 90 per cento dei campi coltivati e delle attrezzature per l’irrigazione e il drenaggio e circa l’80 per cento dei trattori e degli animali da tiro. La parte della proprietà di tutto il popolo è invece molto piccola. Oltre il 90 per cento della produzione nazionale dei cereali e delle colture industriali proviene perciò dall’economia collettiva e le fattorie statali non vi intervengono che per una piccola percentuale. D’altra parte, esistono ancora, sia pure in proporzioni limitate, i piccoli appezzamenti riservati all’uso privato dei membri delle comuni popolari e alcune occupazioni sussidiarie familiari.

Infine, il commercio. Il settore statale rappresenta il 92,5 per cento nel volume totale delle vendite al dettaglio, quello della proprietà collettiva il 7,3 per cento e quello dei piccoli commercianti individuali lo 0,2 per cento. Inoltre, nelle zone rurali, il commercio che si svolge durante le fiere ha ancora un certo peso.

Le cifre suddette dimostrano che la proprietà socialista di tutto il popolo e la proprietà socialista collettiva delle masse lavoratrici hanno riportato effettivamente delle grandi vittorie nel nostro paese. La prevalenza della proprietà di tutto il popolo si è grandemente accresciuta e nell’economia delle comuni popolari anche la parte riguardante i tre livelli di proprietà, la comune, la brigata di produzione e la squadra di produzione, ha subito dei cambiamenti. Nei dintorni di Shanghai, per esempio, il reddito al livello della comune è passato dal 28,1 per cento nel 1973 al 30,5 per cento nel 1974; al livello della brigata è passato in questo stesso periodo dal 15,2 al 17,2 per cento, mentre al livello di squadra si è ridotto dal 56,7 al 52,3 per cento. Così, per il suo più vasto campo di attività e per il suo La dittatura completa sulla borghesia Mao Tse-tung - OPERE 184 più alto grado di socializzazione, la comune popolare ha dimostrato sempre più chiaramente la sua superiorità. Negli ultimi 25 anni abbiamo eliminato passo dopo passo le proprietà dell’imperialismo, del capitalismo burocratico e del feudalesimo, trasformato gradualmente le proprietà del capitalismo nazionale e dei lavoratori individuali e sostituito poco a poco a queste cinque forme di proprietà privata le due forme di proprietà pubblica socialista. Possiamo perciò dichiarare con fierezza che nel nostro paese il sistema della proprietà è cambiato, il proletariato e gli altri lavoratori si sono liberati in linea di massima dal giogo della proprietà privata e la base economica socialista si è gradualmente consolidata e sviluppata. La Costituzione adottata alla quarta Assemblea popolare nazionale prende atto in modo esplicito di queste grandi vittorie da noi riportate.

Dobbiamo tuttavia considerare che il problema della proprietà non è stato completamente risolto. Se diciamo spesso che “è stato risolto in linea di massima”, ciò vuol dire che non è stato risolto completamente e che neanche il diritto borghese è stato totalmente abolito nell’ambito del sistema della proprietà. Le cifre sopra citate dimostrano che la proprietà privata sussiste parzialmente nell’industria, nell’agricoltura e nel commercio, che la proprietà pubblica socialista si presenta sotto due forme, e non unicamente sotto la forma di proprietà di tutto il popolo, e che la parte di questa proprietà di tutto il popolo è ancora molto debole nell’agricoltura che è la base della nostra economia nazionale. Quando prevedevano che in una società socialista il diritto borghese non sarebbe più esistito nel campo della proprietà, Marx e Lenin presupponevano che tutti i mezzi di produzione appartenessero già all’intera società. Ovviamente non siamo ancora giunti a questo stadio. Non dobbiamo perdere di vista il fatto che a questo riguardo, sia sul piano teorico che su quello pratico, la dittatura del proletariato deve ancora affrontare dei compiti molto ardui.

Inoltre dobbiamo considerare che, sia per quanto riguarda la proprietà di tutto il popolo che la proprietà collettiva, si pone la questione della direzione a cui esse sono sottoposte, cioè a quale classe appartengono, non nominalmente, ma di fatto.

Il 28 aprile 1969, alla prima sessione plenaria del nono Comitato centrale del partito, il presidente Mao disse: “Apparentemente, non potevamo fare a meno della grande Rivoluzione culturale proletaria, perché la nostra base non era solida. Giudicando da ciò che ho osservato, non dico in tutte né nella stragrande maggioranza, ma temo in una maggioranza abbastanza grande di fabbriche, la direzione non era nelle mani di veri marxisti né delle masse operaie. Tra coloro che dirigevano le fabbriche non mancavano i buoni elementi. Ce n’erano tra i segretari, i vicesegretari e i membri dei comitati di partito e tra i segretari di cellula. Ma essi seguivano la linea di Liu Shao-chi, che significava semplicemente ricorrere agli incentivi materiali, mettere il profitto al posto di comando e, invece di promuovere la politica proletaria, distribuire premi, ecc.”, “Tuttavia, ci sono ancora dei cattivi elementi nelle fabbriche”, “Ciò dimostra che la rivoluzione non è terminata”. Le osservazioni del presidente Mao spiegano non solo quanto fosse necessaria la grande Rivoluzione culturale proletaria, ma ci fanno anche comprendere più chiaramente 185 che sul problema della proprietà, come anche su ogni altra questione, non dobbiamo limitarci a guardare la forma esteriore, ma occorre considerare il contenuto reale. È perfettamente giusto attribuire importanza al ruolo decisivo della proprietà nei rapporti di produzione. Ma non è corretto non dare importanza alla questione se il problema della proprietà sia stato risolto in apparenza o effettivamente, non è corretto trascurare l’azione esercitata a loro volta sul sistema della proprietà dagli altri due aspetti dei rapporti di produzione, i rapporti tra gli uomini e il sistema di distribuzione e l’azione della sovrastruttura sulla base economica; questi due aspetti e la sovrastruttura svolgono, in determinate condizioni, un ruolo decisivo. La politica è l’espressione concentrata dell’economia. La linea ideologica e politica e la classe che esercita la direzione sono i fattori che determinano a quale classe appartiene in realtà una fabbrica. I compagni possono ricordare come un’impresa nelle mani del capitalismo burocratico o del capitalismo nazionale sia diventata un’impresa socialista. Non è stato forse inviandovi un rappresentante del controllo militare o un rappresentante dello Stato per trasformarla in conformità con la linea e con la politica del partito? Nel corso della storia ogni cambiamento importante del sistema di proprietà, sia la sostituzione del sistema schiavistico con il feudalesimo, che del feudalesimo con il capitalismo, è invariabilmente cominciato con la conquista del potere politico, il quale è stato poi usato per la trasformazione su larga scala della proprietà e per il consolidamento e lo sviluppo del nuovo sistema di proprietà. Ciò vale ancora di più per la proprietà pubblica socialista, la quale non può nascere sotto la dittatura della borghesia. Il capitale burocratico, che controllava l’80 per cento dell’industria nella vecchia Cina, ha potuto essere trasformato in proprietà di tutto il popolo solo dopo che l’Esercito popolare di liberazione ha sconfitto Chiang Kai-shek. Ugualmente, una restaurazione del capitalismo comincia inevitabilmente con la conquista del potere e con un cambiamento della linea e della politica del partito. Non è stato forse così che Kruscev e Breznev hanno cambiato il sistema di proprietà nell’Unione Sovietica? Non è stato forse così che Liu Shao-chi e Lin Piao hanno cambiato, in varia misura, la natura di un certo numero di nostre fabbriche e imprese?

Dobbiamo anche considerare che noi pratichiamo ancora oggi il sistema mercantile. Il presidente Mao ha detto: “Il nostro paese pratica oggi il sistema mercantile, neppure il sistema salariale è su base egualitaria poiché esso comprende otto livelli, ecc. Sotto la dittatura del proletariato, ciò può essere soltanto limitato. Per questo, se gente come Lin Piao prendesse il potere, sarebbe molto facile per essa instaurare il sistema capitalista”. Questo stato di cose di cui parla il presidente Mao non può essere cambiato in breve tempo. Per esempio, nelle comuni popolari rurali alla periferia di Shanghai, dove lo sviluppo economico al livello delle comuni e delle brigate di produzione è stato relativamente rapido, negli immobilizzi concernenti i tre livelli di proprietà, la comune conta per il 34,2 per cento, la brigata solo per il 15,1 per cento e la squadra per il 50,7 per cento. Perciò, considerando unicamente le condizioni economiche delle comuni, occorrerà ancora molto tempo perché la funzione di unità di base della contabilità possa passare dalla squadra alla brigata e La dittatura completa sulla borghesia Mao Tse-tung - OPERE 186 poi alla comune. Anche quando la comune sarà diventata l’unità della contabilità, si tratterà ancora di un sistema di proprietà collettiva; quindi la situazione caratterizzata dall’esistenza sia della proprietà di tutto il popolo sia della proprietà collettiva non potrà essere fondamentalmente modificata in un breve periodo. Finché queste due forme di proprietà continueranno a esistere, la produzione delle merci, lo scambio attraverso la moneta e la distribuzione a ciascuno secondo il suo lavoro saranno inevitabili. Poiché “sotto la dittatura del proletariato, ciò può essere soltanto limitato”, lo sviluppo dei fattori capitalisti sia nelle città che nelle campagne e l’apparizione di nuovi elementi borghesi sono ugualmente inevitabili. Se non si impongono a essi dei limiti, il capitalismo e la borghesia si svilupperanno ancora più rapidamente. Per questa ragione non dobbiamo in alcun caso allentare la vigilanza per il fatto che abbiamo riportato una grande vittoria nella trasformazione del sistema di proprietà e abbiamo condotto la grande Rivoluzione culturale proletaria. Dobbiamo renderci conto che la nostra base economica non è ancora solida, che il diritto borghese non è stato completamente abolito nel sistema di proprietà, che esso si manifesta ancora seriamente nei rapporti tra gli uomini e occupa una posizione dominante nella distribuzione. Nei diversi campi della sovrastruttura, infatti, la borghesia detiene ancora certi settori e vi ha la supremazia; se alcuni di questi settori sono stati trasformati, i risultati non sono ancora consolidati e le vecchie idee e la forza dell’abitudine cercano di impedire ostinatamente lo sviluppo delle nuove realtà socialiste. In seguito allo sviluppo dei fattori capitalisti nelle città e nelle campagne, nuovi elementi borghesi fanno la loro apparizione gli uni dopo gli altri. La lotta di classe tra il proletariato e la borghesia, tra le diverse forze politiche e tra l’ideologia del proletariato e quella della borghesia sarà ancora lunga e tortuosa e talvolta potrà diventare molto acuta. Anche quando tutti i proprietari terrieri e i borghesi della vecchia generazione saranno morti, la lotta di classe non sarà ancora finita e se gente come Lin Piao prende il potere, una restaurazione borghese potrà ancora verificarsi. Nel discorso La situazione e la nostra politica dopo la vittoria nella Guerra di resistenza contro il Giappone, il presidente Mao disse che nel 1936, vicino a Pao-an, dove aveva sede il Comitato centrale del partito, c’era un villaggio fortificato tenuto da un pugno di controrivoluzionari armati che rifiutavano ostinatamente di arrendersi e fu solo quando l’Esercito rosso lo spazzò via che la questione fu risolta. Questo aneddoto ha un significato universale poiché ci insegna che “tutto ciò che è reazionario è identico: se non si colpisce, è impossibile farlo cadere. È come quando si spazza: là dove non passa la scopa, la polvere non se ne va mai da sola”. Oggi ci sono ancora molti “villaggi fortificati” tenuti dalla borghesia; quando ne eliminiamo uno, ne sorgerà un altro e anche quando ne sarà rimasto soltanto uno, esso non sparirà mai da solo se non sarà passata la scopa di ferro della dittatura del proletariato. Lenin ha detto giustamente che “per tutte queste ragioni, la dittatura del proletariato è necessaria”.

L’esperienza storica ci dimostra che è indispensabile continuare a esercitare la dittatura completa sulla borghesia, in tutti i campi e in tutte le fasi dello sviluppo della rivoluzione, in modo da garantire che il proletariato trionfi sulla borghesia e che la 187 Cina non divenga revisionista. Che cos’è la dittatura completa sulla borghesia? La formulazione più concisa si trova in un passo tratto da una lettera scritta nel 1852 da Marx a J. Weydemeyer, che tutti noi stiamo studiando. Marx disse: “Per quello che mi riguarda, a me non appartiene né il merito di aver scoperto l’esistenza delle classi nella società moderna né quello di aver scoperto la lotta tra di esse. Già molto tempo prima di me degli storici borghesi avevano esposto l’evoluzione storica di questa lotta delle classi e degli economisti borghesi avevano esposto l’anatomia economica delle classi. Quel che io ho fatto di nuovo è stato di dimostrare: 1. che l’esistenza delle classi è soltanto legata a determinate fasi dello sviluppo storico della produzione; 2. che la lotta di classe necessariamente conduce alla dittatura del proletariato; 3. che questa dittatura stessa costituisce soltanto il passaggio alla soppressione di tutte le classi e a una società senza classi”. Con questa straordinaria osservazione, diceva Lenin, Marx mette perfettamente in luce l’essenza della sua teoria sullo Stato e la differenza essenziale e radicale tra questa e quella della borghesia. Bisogna notare che Marx divide la sua formulazione sulla dittatura del proletariato in tre punti, che sono correlati e inseparabili. È impossibile accettarne uno e respingere gli altri due: questa frase spiega nella sua integrità l’intera evoluzione della dittatura del proletariato, nascita, sviluppo e scomparsa, e ne riassume tutti i compiti e il contenuto concreto. In Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850, Marx precisa ancora che “la dittatura del proletariato costituisce una fase di transizione necessaria per arrivare all’abolizione delle differenze di classe in generale, all’abolizione di tutti i rapporti di produzione su cui esse si basano, all’abolizione di tutte le relazioni sociali che corrispondono a questi rapporti di produzione, al sovvertimento di tutte le idee che germogliano da queste relazioni sociali”. Marx utilizza qui le parole tutto o in generale quattro volte. Egli non dice una parte, o una gran parte, o la maggior parte, ma dice in modo totale. Non c’è niente di sorprendente in questo, perché il proletariato potrà emanciparsi definitivamente solo emancipando tutta l’umanità. Per arrivare a ciò, bisogna necessariamente esercitare una dittatura completa sulla borghesia e continuare sino in fondo la rivoluzione sotto questa dittatura fino a quando i quattro obiettivi summenzionati saranno stati raggiunti su tutta la terra, così che sia impossibile per la borghesia e per tutte le altre classi sfruttatrici esistere o rinascere; non dobbiamo mai fermarci a metà strada nel processo di transizione. Secondo noi, solo attraverso tale comprensione si potrà assimilare l’essenza della teoria di Marx sullo Stato. Riflettiamo un po’, compagni. Se non si comprendono le cose in questo modo e se, in teoria come in pratica, si limita, si mutila e si deforma il marxismo, se si fa della dittatura del proletariato una parola vuota, o si limita la dittatura completa sulla borghesia esercitandola solo in alcuni campi ma non in tutti, o solo in una certa fase (per esempio, prima della trasformazione del sistema della proprietà) ma non in tutte, in altre parole, se non si distruggono tutti i “villaggi fortificati” della borghesia, ma se ne conserva qualcuno e si lascia che essa allarghi le sue file, ciò non significa preparare le condizioni per la restaurazione borghese? Non significa fare della dittatura del proletariato un paravento per la borghesia, in particolare per quella nuovamente generata? Ogni operaio, ogni contadino povero e contadino medio La dittatura completa sulla borghesia Mao Tse-tung - OPERE 188 dello strato inferiore e ogni altro lavoratore che rifiuta di ricadere nella miseria e nelle sofferenze di un tempo, ogni comunista che è deciso a dedicare tutta la vita alla lotta per il comunismo, ogni compagno che non vuole che la Cina diventi revisionista, deve incidere nella propria mente questo principio fondamentale del marxismo: bisogna esercitare una dittatura completa sulla borghesia e non fermarsi mai a metà strada. È innegabile che alcuni nostri compagni hanno aderito al partito comunista solo sul piano organizzativo, ma non sul piano ideologico. La loro concezione del mondo non ha ancora superato i limiti della piccola produzione e della borghesia. Essi sono per la dittatura del proletariato in determinate fasi e in campi particolari e si rallegrano di certe vittorie del proletariato perché vi trovano qualche vantaggio. Ma una volta acquisiti tali vantaggi, essi ritengono che sia tempo di installarsi e di sistemare confortevolmente il loro nido. Dittatura completa sulla borghesia? Primo passo di una lunga marcia di 10.000 li? Spiacente! Che altri lo facciano; io sono giunto alla fermata e scendo. A questi compagni vogliamo dare un consiglio: è pericoloso fermarsi a metà strada; la borghesia vi fa già un cenno. Raggiungete dunque le nostre file e continuate ad avanzare!

L’esperienza storica ci dimostra inoltre che davanti alle vittorie che la dittatura del proletariato riporta una dopo l’altra, la borghesia finge di accettare questa dittatura, ma in realtà essa continua a lavorare per la restaurazione della dittatura borghese. È precisamente ciò che hanno fatto Kruscev e Breznev. Essi non hanno cambiato il nome dei soviet, né quello del partito di Lenin, né quello della repubblica socialista, ma sotto la copertura di questi nomi da essi conservati hanno svuotato la dittatura del proletariato del suo contenuto e ne hanno fatto una dittatura della borghesia monopolista contro i soviet, contro il partito di Lenin e contro la repubblica socialista. Tradendo apertamente il marxismo, essi hanno formulato il programma revisionista dello “Stato di tutto il popolo” e del “partito di tutto il popolo”. Ma quando il popolo sovietico si solleva contro la loro dittatura fascista, essi innalzano la bandiera della dittatura del proletariato per reprimere le masse. Casi simili sono accaduti anche in Cina. Liu Shao-chi e Lin Piao non si sono limitati a diffondere la teoria dell’estinzione della lotta di classe, ma hanno issato la bandiera della dittatura del proletariato quando reprimevano la rivoluzione. Lin Piao non aveva forse il suo prontuario in quattro punti? Uno di questi era “non dimenticare mai la dittatura del proletariato”. In realtà non se la dimenticava mai, ma occorre aggiungervi la parola “rovesciare”, ciò che dà: “non dimenticare mai di rovesciare la dittatura del proletariato”. Secondo la confessione della sua stessa banda, si trattava di “attaccare le forze del presidente Mao innalzando la bandiera del presidente Mao”. Talvolta, individui di questo tipo si mostrano “sottomessi” al proletariato e pretendono perfino di essere più rivoluzionari di chiunque altro, lanciando parole d’ordine “di sinistra” per creare confusione e compiere attività di sabotaggio; ma essi conducono costantemente una lotta implacabile contro il proletariato. Voi volete la trasformazione socialista? Essi dicono che occorre consolidare l’ordine di nuova democrazia. Voi volete l’istituzione delle cooperative e delle comuni? Essi dicono che è troppo presto. Voi ritenete che occorre fare la rivoluzione nella letteratura e nell’arte? Essi sostengono che presentare 189 sulla scena dei fantasmi non farà alcun danno. Voi volete limitare il diritto borghese? Essi dicono che tale diritto è un’ottima cosa e che bisogna invece estenderlo. Maestri nel difendere le vecchie cose, ronzano sempre come uno sciame di mosche attorno a quelli che Marx chiamava le “macchie” e i “difetti” residuati dalla vecchia società. Mostrano un interesse particolare nel predicare tra i giovani, approfittando della loro inesperienza, che l’incentivo materiale è come il formaggio di soia fermentato, che ha un buon sapore malgrado il cattivo odore. Tutte queste spregevoli attività, essi le camuffano sotto un’etichetta socialista. Alcune canaglie impegnate nella speculazione, la concussione e il furto non dicono di fare della cooperazione socialista? Gli istigatori che avvelenano la mente dei giovani non ostentano “sollecitudine e amore verso i successori della causa del comunismo”? Noi dobbiamo studiare le loro tattiche e fare il bilancio della nostra esperienza per esercitare ancora più efficacemente la dittatura completa sulla borghesia.

“Volete far soffiare un ‘vento di comunismo’”? Alcune persone sono ricorse di recente alla tattica di porre questioni di tal genere per creare confusione e allarmismo. Noi possiamo rispondere loro esplicitamente: un “vento di comunismo” come quello voluto da Liu Shao-chi e Chen Po-ta non permetteremo mai che si alzi di nuovo. Noi abbiamo sempre sostenuto che il nostro paese, anziché avere troppe merci, non ne ha ancora in abbondanza. Finché le comuni popolari non ne avranno in misura sufficiente per poter praticare “la comunione dei beni” con le brigate e le squadre di produzione e finché le imprese in proprietà di tutto il popolo non offriranno un’abbondanza di prodotti tanto grande da applicare, tra i nostri 800 milioni di abitanti, il principio della distribuzione secondo i bisogni, noi dobbiamo conservare la produzione delle merci, lo scambio attraverso la moneta e la distribuzione secondo il lavoro. Quanto agli effetti nocivi che ne derivano, abbiamo preso e continueremo a prendere le misure appropriate per limitarli. La dittatura del proletariato è una dittatura esercitata dalle masse. Noi siamo convinti che, sotto la direzione del partito, le larghe masse hanno la forza e la capacità di lottare contro la borghesia e infine di vincerla. La vecchia Cina era un paese sommerso in un oceano di piccola produzione. L’educazione socialista di parecchie centinaia di milioni di contadini è sempre stato un problema grave che richiederà gli sforzi di parecchie generazioni. Di queste centinaia di milioni, i contadini poveri e i contadini medi dello strato inferiore costituiscono la maggioranza ed essi hanno compreso attraverso la pratica che per loro l’unica via luminosa è quella di seguire il partito comunista e di continuare sulla strada del socialismo. Appoggiandosi su di essi per realizzare l’unione con i contadini medi, il nostro partito ha permesso ai contadini di procedere tappa dopo tappa dai gruppi di mutuo aiuto alle cooperative di produzione agricola inferiori e superiori e infine alle comuni popolari e noi siamo sicuramente in grado di guidarli perché essi continuino ad avanzare.

Noi richiamiamo piuttosto l’attenzione dei nostri compagni sul fatto che sta soffiando oggi un altro tipo di vento, quello dell’“imborghesimento”. Si tratta dello stile di vita borghese di cui ha parlato il presidente Mao, del vento nefasto che ha fatto degenerare in elementi borghesi alcune “parti” della popolazione. Fra queste La dittatura completa sulla borghesia Mao Tse-tung - OPERE 190 diverse “parti”, il vento dell’“imborghesimento” che arreca il danno maggiore è quello che soffia tra i comunisti e particolarmente tra i quadri dirigenti. Avvelenati da questa sinistra corrente, alcuni individui imbevuti di idee borghesi si affannano dietro gli onori e il guadagno e invece di provare vergogna se ne vantano. Alcuni sono giunti al punto da considerare tutto come merce, inclusa la loro stessa persona. Anche la loro adesione al partito comunista e quello che fanno per il proletariato per loro sono merci, sono cose che fanno solo per ottenere in cambio delle promozioni e farsi pagare dal proletariato ai prezzi più alti. Costoro non sono comunisti che di nome e sono in realtà nuovi elementi borghesi, presentano le caratteristiche della borghesia decadente e moribonda nel suo insieme. Nel corso della storia, quando le classi dei proprietari di schiavi o la classe dei proprietari terrieri o la borghesia erano in ascesa, esse dettero un certo contributo all’umanità. I nuovi elementi borghesi agiscono oggi diametralmente all’opposto dei loro antenati; essi non sono che un “nuovo” mucchio di rifiuti e non svolgono che un ruolo nocivo per l’umanità. Tra coloro che fanno correre delle voci circa il “vento di comunismo” figurano alcuni nuovi elementi borghesi che si sono appropriati dei beni pubblici e temono che il popolo se li riprenda proprio attraverso il “vento di comunismo”; altri sono individui che vorrebbero approfittare dell’occasione per guadagnare qualche vantaggio. Queste persone hanno un fiuto più fine che molti dei nostri compagni. Mentre alcuni nostri compagni considerano lo studio un compito facoltativo, esse sentono d’istinto che lo studio attuale è un compito imperioso sia per il proletariato che per la borghesia. Può darsi che esse sollevino veramente un qualche “vento di comunismo” o creino qualche disordine prendendo deliberatamente una delle nostre parole d’ordine per confondere i due diversi tipi di contraddizioni. Questo è un punto che merita la nostra attenzione. Sotto la direzione del Comitato centrale del partito con a capo il presidente Mao, il nostro grande esercito rivoluzionario proletario, forte di centinaia di milioni di uomini, continua ad avanzare. Abbiamo 25 anni di esperienza di dittatura del proletariato, e anche l’esperienza acquisita sul piano internazionale dalla Comune di Parigi in poi. Se le centinaia di membri del Comitato centrale del nostro partito e le migliaia di quadri dirigenti superiori danno l’esempio, leggono e studiano seriamente insieme con i quadri e le masse, conducono inchieste e ricerche e fanno il bilancio delle loro esperienze, arriveremo a realizzare l’appello del presidente Mao, ad avere una chiara comprensione del problema della dittatura del proletariato e a garantire che il nostro paese avanzi vittoriosamente lungo la via indicata dal marxismo-leninismo-maoismo. “I proletari non hanno nulla da perdere in questa rivoluzione fuorché le loro catene e hanno un mondo da guadagnare”. Questa prospettiva infinitamente radiosa non cesserà di incoraggiare un numero sempre maggiore di operai e di lavoratori coscienti e la loro avanguardia, i comunisti, a seguire la linea fondamentale del partito, a esercitare la dittatura completa sulla borghesia e a continuare fino in fondo la rivoluzione sotto la dittatura del proletariato! La borghesia e tutte le altre classi sfruttatrici saranno eliminate e il comunismo trionferà; questo è inevitabile, certo e indipendente dalla volontà dell’uomo.

Le opere di Mao sono disponibili sul sito: http://www.nuovopci.it/