Inizio a pubblicare degli scritti di Mao, sempre dai compagni CARC, per comprendere meglio un passaggio tanto dibattuto come il Grande Balzo in Avanti, contro cui si scaglia con vemenza sia la propaganda capitalista che quella della cricca denghista revisionista.
Risoluzione adottata dalla sesta sessione plenaria dell’ottavo Comitato centrale del Partito comunista cinese svoltasi a Wuchang nella prima metà di dicembre(1).
Nel 1958 è apparsa una nuova organizzazione sociale, nuova come il sole del mattino sul vasto orizzonte dell’Asia orientale. È la grande comune popolare nelle zone rurali del nostro paese, che combina l’industria, l’agricoltura, il commercio, l’istruzione e gli affari militari e nella quale il governo, l’amministrazione e la gestione della comune sono integrati. Fin dalla loro prima apparizione, le comuni popolari, con la loro immensa vitalità, hanno attirato l’attenzione generale. Il movimento per l’istituzione di comuni popolari si è esteso rapidamente. In pochi mesi, a partire dall’estate del 1958, oltre 740.000 cooperative di produzione agricola, rispondendo all’entusiastica richiesta delle masse di contadini, si sono riorganizzate in più di 26.000 comuni popolari. Più di 120 milioni di famiglie, ossia più del 99 per cento di tutte le famiglie contadine delle varie nazionalità della Cina, sono entrate a far parte delle comuni popolari. Ciò mostra che l’emergere delle comuni popolari non è casuale; è il risultato dello sviluppo economico e politico del nostro paese, il risultato della campagna di rettifica socialista condotta dal partito, della linea generale del partito per la costruzione socialista e del grande balzo in avanti nella costruzione del socialismo compiuto nel 1958.
Benché le comuni popolari rurali siano state istituite soltanto da poco tempo, le masse contadine sono già coscienti degli ovvi benefici che hanno portato loro. La forza-lavoro e i mezzi di produzione possono essere gestiti e impiegati in maniera unificata su una scala maggiore di prima; questo ne assicura l’utilizzazione ancor più razionale ed efficace e di conseguenza lo sviluppo della produzione sarà ulteriormente facilitato. Sotto la direzione unificata della comune, l’industria, l’agricoltura (che include la coltivazione dei campi, la silvicoltura, l’allevamento, le lavorazioni ausiliarie e la pesca), il commercio, l’istruzione e gli affari militari sono stati coordinati rigorosamente e si sono sviluppati rapidamente. In particolare, nelle zone rurali sono spuntate migliaia e decine di migliaia di piccole fabbriche. Per venire incontro alle pressanti richieste delle masse, le comuni popolari hanno creato un gran numero di mense pubbliche, di scuole materne, di asili nido, di case di riposo per anziani e altre istituzioni per il benessere collettivo che hanno, in modo particolare, emancipato completamente le donne da un destino che per migliaia di anni le ha legate a un duro e spiacevole lavoro domestico e hanno fatto nascere larghi sorrisi sui loro volti. Come risultato dei raccolti abbondanti, molte comuni hanno istituito un sistema di distribuzione che combina il sistema salariale col sistema dell’assegnazione gratuita; la massa dei contadini, uomini e donne, hanno cominciato a ricevere un proprio salario e quelle famiglie che in passato dovevano costantemente preoccuparsi per i loro pasti quotidiani e per la legna da ardere, il riso, l’olio, il sale, la salsa di soia, l’aceto e i legumi, sono ora in grado di “mangiare senza pagare”. In altre parole esse godono del più importante e del più sicuro sistema di sicurezza sociale. Per i contadini tutto ciò costituisce una novità storica. I livelli di vita dei contadini sono migliorati ed essi sanno dall’esperienza pratica e dalle prospettive di sviluppo delle comuni popolari che in futuro vivranno ancora molto meglio.
Lo sviluppo del sistema delle comuni popolari rurali ha un significato ancor più profondo e di più vasta portata. Ha mostrato al popolo del nostro paese la via della graduale industrializzazione delle zone rurali, la via della graduale transizione dalla proprietà collettiva alla proprietà di tutto il popolo, la via verso la graduale transizione dal principio socialista “a ciascuno secondo il suo lavoro”, al principio comunista “a ciascuno secondo i suoi bisogni”, la via verso la graduale attenuazione e infine l’eliminazione delle differenze tra città e campagna, tra operai e contadini e tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, la via verso la graduale diminuzione e infine l’eliminazione della funzione dello Stato nella vita all’interno del paese1 .
Tutto ciò prova la correttezza e il significato storico della risoluzione Sull’istituzione delle comuni popolari nelle zone rurali, adottata, sulla base della creatività delle masse, dall’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito comunista cinese alla Conferenza di Peitaiho nell’agosto del 1958(2) .
Le comuni popolari sono ora diventate la regola generale in tutte le zone rurali abitate dal nostro popolo di ogni nazionalità (eccetto il Tibet e alcune altre zone). Alcuni esperimenti sono cominciati anche nelle zone urbane. Nel futuro le comuni popolari urbane, in una forma adeguata alle specifiche caratteristiche delle città, diventeranno anche strumenti per la trasformazione delle vecchie città e per la costruzione di nuove città socialiste; diventeranno gli organismi che organizzano in modo unificato la produzione, lo scambio, la distribuzione e tutte le attività relative al tenore di vita e al benessere del popolo; diventeranno organizzazioni sociali che combineranno industria, agricoltura, commercio, istruzione e affari militari; organizzazioni in cui governo, amministrazione e gestione comune sono integrati. Vi sono tuttavia alcune differenze tra città e campagna.
In primo luogo, le condizioni delle zone urbane sono più complesse di quelle delle campagne.
In secondo luogo la proprietà socialista di tutto il popolo è già la forma principale di proprietà nelle città; gli operai delle fabbriche e il personale delle pubbliche istituzioni e delle scuole, sotto la guida della classe operaia, sono già fondamentalmente organizzati in accordo ai principi socialisti (con l’eccezione di alcuni membri delle loro famiglie). Perciò la trasformazione delle città in comuni popolari comporta inevitabilmente aspetti diversi da quelli delle zone rurali.
In terzo luogo l’ideologia borghese è ancora predominante tra i capitalisti e gli intellettuali delle città; essi hanno ancora esitazioni circa la costituzione di comuni popolari; così noi dovremo ancora pazientare un po’ nei loro confronti.
Conseguentemente sarà opportuno che continuiamo a fare esperimenti e che in generale non abbiamo fretta di istituire comuni popolari su larga scala nelle città. Particolarmente nelle grandi città questo lavoro dovrà essere rimandato al futuro, limitandosi per ora alle necessarie misure preparatorie. Le comuni popolari dovranno essere istituite su larga scala solo dopo esserci fatti una ricca esperienza e quando saranno stati convinti anche gli scettici e i dubbiosi.
Le comuni popolari rurali che sono già state costituite non hanno però ancora avuto il tempo di consolidare la loro organizzazione, di perfezionare il loro sistema di lavoro o di risolvere sistematicamente i nuovi problemi sorti con la costituzione delle comuni e concernenti la produzione, la distribuzione, il tenore di vita e il benessere, la gestione e l’amministrazione. Ciò dipende dal fatto che le comuni sono state poste in essere solo di recente e la maggior parte di esse, dopo la loro costituzione, si sono gettate nel pesante lavoro del raccolto autunnale, arando e seminando e nella campagna nazionale per il ferro e l’acciaio.
L’esperienza nella conduzione e nello sviluppo positivo delle comuni popolari è tuttora insufficiente. Approcci differenti ad alcune questioni sono inevitabili. Attualmente, i compiti urgenti sono: raggiungere rapidamente una unità di vedute sulle comuni fra tutti i membri del partito e in seno al popolo; rafforzare la direzione nelle comuni e continuare a verificare e a consolidare la loro organizzazione, definire e perfezionare i loro sistemi di lavoro, potenziare l’organizzazione della produzione e della vita nelle comuni. Sforzi vigorosi devono essere fatti per rafforzare quelle comuni che sono già state fondate, cosicché esse siano in condizione di attuare con sempre maggior successo la loro grande missione, diretta a promuovere lo sviluppo delle forze produttive e della produzione.
2. La comune popolare è l’unità di base della struttura socialista del nostro paese; essa combina industria, agricoltura, commercio, istruzione e affari militari; al contempo essa è l’organizzazione di base del potere statale socialista. La teoria marxista-leninista e l’esperienza iniziale delle comuni popolari nel nostro paese ci mettono in grado di prevedere adesso che le comuni popolari accorceranno il tempo della nostra costruzione del socialismo e costituiranno la migliore forma per realizzare, nel nostro paese, le due transizioni: in primo luogo la transizione, nelle campagne, dalla proprietà collettiva alla proprietà di tutto il popolo; in secondo luogo la transizione dalla società socialista a quella comunista. Si può anche prevedere che nella futura società comunista le comuni popolari resteranno l’unità di base della nostra struttura sociale.
D’ora in avanti il compito che sta di fronte al popolo del nostro paese è: sviluppare rapidamente le forze produttive sociali, far avanzare l’industrializzazione del paese, l’industrializzazione delle comuni e la meccanizzazione e l’elettrificazione dell’agricoltura, attraverso una forma di organizzazione sociale quale è quella delle comuni popolari e sulla base della linea generale per la costruzione del socialismo tracciata Su alcune questioni concernenti le comuni popolari dal partito; effettuare la graduale transizione dalla proprietà collettiva socialista alla proprietà socialista di tutto il popolo, realizzando così pienamente la proprietà di tutto il popolo nell’economia socialista del nostro paese e trasformando il nostro paese in un grande paese socialista con un alto livello di sviluppo dell’industria moderna, dell’agricoltura, della scienza e della cultura. Durante questo processo gli elementi di comunismo sono destinati a crescere gradualmente e saranno essi a gettare le fondamenta delle condizioni materiali e spirituali per la transizione dal socialismo al comunismo.
È questo un compito gigantesco ed estremamente complesso. Alla luce dell’esperienza già acquisita, stanti le concrete condizioni attuali nel nostro paese, è possibile che la proprietà socialista di tutto il popolo possa essere pienamente realizzata un po’ prima, ma comunque non sarà molto presto. Benché il passo a cui avanziamo sia abbastanza rapido, ci vorrà ancora un tempo abbastanza lungo per realizzare, su larga scala, l’industrializzazione del nostro paese, l’industrializzazione delle comuni, la meccanizzazione e l’elettrificazione dell’agricoltura e la costruzione di un paese socialista con un’industria moderna, un’agricoltura, una scienza e una cultura altamente sviluppate. Tutto questo processo richiederà quindici, venti o più anni per essere portato a compimento, a partire da adesso.
Gli imperialisti e i loro lacchè dicono che questo tempo non ci basterà a costruire un’industria moderna, un’agricoltura, una scienza e una cultura altamente sviluppate e che non saremo capaci di raggiungere la nostra meta. Conosciamo questa canzone e non dobbiamo farci caso; i fatti daranno a questa gente più di una lezione. Ma ci saranno anche persone che diranno che questo tempo è troppo lungo: sono persone bene intenzionate, appartenenti alle nostre stesse file, ma troppo smaniose. Pensano che la costruzione di un’industria moderna altamente sviluppata o persino il raggiungimento del comunismo siano cose molto facili. Pensano che la proprietà nella comune popolare è già adesso della stessa natura della proprietà di tutto il popolo e che molto presto, o anche subito ora, si possa metter da parte il principio socialista “a ciascuno secondo il suo lavoro” e adottare il principio comunista a “ciascuno secondo i suoi bisogni”. Di conseguenza costoro non riescono a capire perché il sistema socialista dovrà continuare per un tempo molto lungo. Il loro punto di vista, ovviamente, è sbagliato e va eliminato.
Va messo in chiaro che il passaggio dalle cooperative di produzione agricola alle comuni popolari, la transizione dalla proprietà socialista collettiva alla proprietà socialista di tutto il popolo e la transizione dal socialismo al comunismo, sono processi interconnessi, ma allo stesso tempo distinti l’uno dall’altro.
Prima di tutto il passaggio dalle cooperative di produzione agricola alle comuni popolari ha allargato e rafforzato la proprietà collettiva esistente e ha in sé certi elementi della proprietà di tutto il popolo. Ma ciò non vuol dire che la proprietà collettiva nelle campagne sia stata trasformata nella proprietà di tutto il popolo. Tutta la campagna cinese ha ora effettuato il passaggio alle comuni popolari, ma passerà un certo periodo di tempo prima che la proprietà di tutto il popolo sia realizzata in tutte le campagne.
È vero, la costituzione delle comuni popolari ha aggiunto certi elementi della proprietà di tutto il popolo all’economia della proprietà collettiva. Questo perché le comuni popolari rurali e le organizzazioni di base dello Stato si sono combinate in una cosa sola; perché le banche, i magazzini e alcune altre imprese di proprietà di tutto il popolo, che esistevano già prima nelle campagne, sono state poste sotto la gestione delle comuni; perché le comuni hanno preso parte alla costituzione di certe imprese industriali e di altro genere che sono per loro natura di proprietà di tutto il popolo; perché in molti distretti le federazioni distrettuali delle comuni, esercitando una direzione unificata sopra tutte le comuni popolari del distretto, hanno lo scopo e il potere di impiegare una certa porzione della forza-lavoro, delle risorse materiali e finanziarie delle comuni, per realizzare progetti di costruzione su scala distrettuale o anche più vasta (questo è già cominciato in molte zone) e così via. Ma al presente i mezzi di produzione e i prodotti delle comuni popolari rurali sono, nel complesso, ancora posseduti collettivamente dalle comuni e differiscono da quelli delle imprese di proprietà statale che appartengono a tutto il popolo. Sia la proprietà collettiva che la proprietà di tutto il popolo sono proprietà socialiste, ma la seconda è più avanzata, perché lo Stato, rappresentando l’intero popolo, può effettuare direttamente una razionale distribuzione unificata dei mezzi di produzione e dei prodotti delle imprese possedute da tutto il popolo, secondo le esigenze dell’economia nazionale nel suo complesso, mentre questo non può essere fatto per quanto riguarda le imprese condotte in regime di proprietà collettiva, incluse le esistenti comuni popolari rurali. Dire che la proprietà ora esistente nelle comuni popolari rurali è già proprietà di tutto il popolo non è conforme alla realtà.
Per promuovere la transizione graduale dalla proprietà collettiva alla proprietà di tutto il popolo è opportuno che ogni distretto costituisca la propria federazione di comuni. Negli anni a venire, sulla base del vigoroso sviluppo della produzione e dell’elevamento dell’unità politica del popolo, tali federazioni dovrebbero fare i passi opportuni per aumentare gradualmente la quota dei loro mezzi di produzione di proprietà di tutto il popolo e la quota dei loro prodotti soggetta alla distribuzione statale unificata e, quando le condizioni siano mature, trasformare la proprietà collettiva in proprietà di tutto il popolo. Se non si prendono per tempo provvedimenti per promuovere e portare a compimento questa trasformazione e se si mantiene inalterata indefinitamente la proprietà collettiva esistente, col risultato che i membri delle comuni limitano la loro attenzione al campo relativamente ristretto degli interessi del loro collettivo, il continuo sviluppo delle forze sociali produttive e la continua crescita della coscienza politica del popolo subiranno un rallentamento. Ciò non è bene. Va comunque sottolineato che oggi la proprietà collettiva gioca ancora un ruolo positivo nello sviluppo della produzione nelle comuni popolari rurali. Quanto presto si attuerà la transizione dalla proprietà collettiva alla proprietà di tutto il popolo, sarà determinato da fattori obiettivi (il livello dello sviluppo produttivo e il livello della coscienza politica del popolo) e non dalle semplici buone intenzioni. Così questa transizione Su alcune questioni concernenti le comuni popolari sarà realizzata per stadi e a gruppi e solo dopo un periodo considerevole sarà completata su scala nazionale. Coloro che non comprendono ciò, confondono la costituzione delle comuni popolari con la realizzazione della proprietà di tutto il popolo; facendo immensi sforzi per abolire prematuramente la proprietà collettiva nelle campagne e cercando di passare con troppa fretta alla proprietà di tutto il popolo, non opereranno giustamente e perciò non riusciranno nel loro intento.
Inoltre, il passaggio dalla proprietà collettiva socialista alla proprietà socialista di tutto il popolo non equivale al passaggio dal socialismo al comunismo. Ancor di meno vi equivale il passaggio dalle cooperative di produzione agricola alle comuni popolari. Il passaggio dal socialismo al comunismo richiederà molto più tempo che il passaggio dalla proprietà collettiva socialista alla proprietà socialista di tutto il popolo.
È vero, il sistema dell’assegnazione gratuita adottato dalle comuni popolari contiene i primi germogli del principio comunista “a ciascuno secondo i suoi bisogni”; la politica attuata dalle comuni popolari di dirigere simultaneamente l’industria e l’agricoltura e di combinarle, ha aperto la via per ridurre le differenze tra città e campagna e tra operai e contadini e quando le comuni popolari rurali passeranno dalla proprietà socialista collettiva alla proprietà socialista di tutto il popolo gli elementi di comunismo cresceranno ulteriormente. Di tutto questo bisogna prendere atto. Vi è di più. Con la sempre maggior abbondanza di prodotti grazie ai continui progressi dell’industria e dell’agricoltura in tutto il paese, col graduale aumento della quota di quanto è distribuito gratuitamente, con la consistente crescita del livello della coscienza comunista del popolo, con la graduale diminuzione delle differenze tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, con la graduale diminuzione della funzione del potere statale nella vita interna del paese, ecc., le condizioni per la transizione al comunismo matureranno gradualmente. Naturalmente non è bene ignorare o perfino ostacolare questa linea di sviluppo e relegare il comunismo in un futuro lontano.
Ciononostante ogni marxista deve chiaramente riconoscere che la transizione dal socialismo al comunismo è un processo di sviluppo abbastanza lungo e complicato e che in tutto il corso di questo processo la società rimane di tipo socialista. La società socialista e quella comunista sono due stadi che si differenziano in base ai gradi diversi dello sviluppo economico. Il principio socialista è “da ciascuno secondo le sue capacità e a ciascuno secondo il suo lavoro”; il principio comunista è “da ciascuno secondo le sue capacità e a ciascuno secondo il suo bisogno”. Il sistema di distribuzione comunista è più razionale; ma può essere messo in atto solo quando la produzione sociale è molto abbondante. In mancanza di questa condizione, qualsiasi negazione del principio “a ciascuno secondo il suo lavoro” influirà negativamente sull’entusiasmo della gente per il lavoro e sarà perciò svantaggioso per lo sviluppo della produzione e l’aumento del prodotto sociale e quindi per la rapida realizzazione del comunismo. Per questa ragione, nel reddito dei membri della comune la quota che costituisce il salario pagato in proporzione al lavoro prestato deve occupare un posto importante per un lungo periodo e il primo posto durante un certo tempo. Al fine di incoraggiare l’entusiasmo per il lavoro nei membri della comune e anche di facilitare la soddisfazione dei loro complessi bisogni quotidiani, le comuni devono sforzarsi di aumentare gradualmente i salari dei loro membri e, per un certo numero di anni a venire, devono aumentarli a un saggio più rapido di quello della quota del loro reddito consistente in assegnazioni gratuite. Anche dopo la transizione dalla proprietà collettiva alla proprietà di tutto il popolo, le comuni popolari, per il periodo di tempo necessario, continueranno ad applicare il sistema “a ciascuno secondo il suo lavoro”, a causa del fatto che il prodotto sociale non sarà abbastanza abbondante da poter realizzare il comunismo. Qualsiasi tentativo prematuro di negare il principio “a ciascuno secondo il suo lavoro” e di sostituirlo col principio “a ciascuno secondo i suoi bisogni”, ossia qualsiasi tentativo di entrare nel comunismo facendo il passo più lungo della gamba quando le condizioni non sono mature, è indubbiamente un concetto utopistico che non ha alcuna possibilità di successo.
Sia la transizione dalla proprietà socialista collettiva alla proprietà socialista di tutto il popolo che la transizione dal socialismo al comunismo, devono essere subordinate a un certo livello di sviluppo delle forze produttive. I rapporti di produzione devono essere adeguati alla natura delle forze produttive e solo quando le forze produttive si sono sviluppate a un certo livello si generano determinati mutamenti nei rapporti di produzione: questo è un principio fondamentale del marxismo. I nostri compagni devono mettersi in mente che il presente livello di sviluppo delle forze produttive nel nostro paese è dopo tutto ancora molto basso. Tre anni di dura lotta, più diversi anni di lavoro vigoroso possono dar luogo a un grande cambiamento nel volto economico del paese. Ma anche allora vi sarà ancora un considerevole cammino da percorrere per raggiungere le mete di un alto grado di industrializzazione di tutto il paese e della meccanizzazione ed elettrificazione della nostra agricoltura; vi sarà una distanza ancor più lunga da colmare per raggiungere le mete di una grande abbondanza di prodotti sociali, di un grande alleggerimento della fatica e di una netta riduzione delle ore lavorative. Senza tutte queste cose ovviamente è impossibile parlare di passaggio a un più alto grado di sviluppo della società umana: il comunismo. Perciò, dal momento che noi siamo votati alla causa del comunismo, dobbiamo prima di tutto votarci allo sviluppo delle nostre forze produttive e a lavorare intensamente per realizzare il nostro piano di industrializzazione socialista. Non dobbiamo fare dichiarazioni senza fondamento, secondo cui le comuni popolari “realizzeranno la proprietà di tutto il popolo immediatamente” o perfino “entreranno immediatamente nel comunismo” e così via. Fare simili cose non è solo un’espressione di avventatezza, ma svilirà di molto la bandiera del comunismo nell’opinione del popolo, distorcerà il grande ideale del comunismo e lo volgarizzerà, rafforzerà le tendenze piccolo-borghesi all’egualitarismo e farà da freno allo sviluppo della costruzione socialista.
Sulla questione della transizione dal socialismo al comunismo, non dobbiamo né fermarci allo stadio socialista né cadere nel sogno utopistico di saltare lo stadio socialista e di balzare in avanti allo stadio comunista. Noi siamo sostenitori della teoria marxista-leninista della rivoluzione ininterrotta; siamo convinti che nessuna grande muraglia esista, o possa essere ammessa, tra la rivoluzione democratica e la rivoluzione socialista e tra il socialismo e il comunismo. Al tempo stesso siamo sostenitori della teoria marxista-leninista dello sviluppo della rivoluzione per tappe; siamo convinti che le diverse tappe dello sviluppo riflettono mutamenti qualitativi e che queste tappe qualitativamente differenti non devono essere confuse. L’Ufficio politico del Comitato centrale ha chiaramente sottolineato, nella risoluzione di agosto Sull’istituzione delle comuni popolari nelle zone rurali, che nel caso delle comuni popolari “la transizione dalla proprietà collettiva alla proprietà di tutto il popolo è un processo il cui compimento può richiedere meno tempo, tre o quattro anni, in un posto e un tempo più lungo, cinque o sei anni o anche di più, altrove. Anche col compimento di questa transizione, le comuni popolari, come l’industria di proprietà dello Stato, hanno ancora un carattere socialista, cioè vi prevale il principio ‘da ciascuno secondo la sua capacità e a ciascuno secondo il suo lavoro’. Dopo alcuni anni il prodotto sociale diverrà molto abbondante; la coscienza e l’etica comunista di tutto il popolo saranno portate a un più alto livello; si raggiungerà l’istruzione universale e il suo livello sarà innalzato; le differenze tra operai e contadini, tra città e campagna, tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, tutte eredità della vecchia società che inevitabilmente si sono trascinate nel periodo socialista, e i residui del diritto ineguale borghese, che sono il riflesso di queste differenze, gradualmente svaniranno; la funzione dello Stato sarà limitata alla protezione del paese dall’aggressione esterna ed esso non giocherà più alcun ruolo all’interno. Allora la società cinese entrerà nell’era del comunismo in cui sarà praticato il principio ‘da ciascuno secondo le sue capacità e a ciascuno secondo i suoi bisogni’”. Al fine di togliere di mezzo le concezioni erronee circa le comuni popolari si devono portare avanti seriamente, entro il partito e in seno al popolo cinese, una propaganda ed educazione estensive e ripetute, basate su questo punto di vista marxista-leninista.
3. Le comuni popolari devono pianificare la loro produzione, i loro scambi, il loro consumo e la loro accumulazione. Bisogna che i loro piani siano congruenti con i piani dello Stato e che siano sottoposti alla verifica dell’amministrazione dello Stato. Nel mettere in atto i loro piani le comuni popolari dovranno al tempo stesso sia sviluppare pienamente le loro specifiche caratteristiche sia procedere con spirito d’iniziativa e con creatività.
Lo sviluppo della produzione è la chiave per consolidare e migliorare le comuni popolari. La corretta politica delle comuni popolari per lo sviluppo della produzione dovrà essere: assicurare lo sviluppo simultaneo dell’industria e dell’agricoltura, della produzione per l’autoconsumo e della produzione di merci, in conformità ai principi della pianificazione unificata di Stato, dell’adattamento alle condizioni locali e della conduzione delle comuni con diligenza e parsimonia. In tutti i campi della produzione e della costruzione di base deve essere strettamente praticato il risparmio; devono essere preparati piani accurati; le risorse di manodopera, materiali e finanziarie devono essere utilizzate il più razionalmente possibile; devono essere ridotti i costi di produzione; devono essere limitate le spese e aumentate le entrate; bisognerà prevenire e combattere le spese voluttuarie e lo spreco cui si abbandonano certi funzionari delle comuni quando i raccolti sono abbondanti.
Nella produzione agricola, l’aratura superficiale, la coltura estensiva e la “grande estensione a basso rendimento” dovranno essere gradualmente rimpiazzate dall’aratura in profondità, dalla coltura intensiva e dalla “piccola estensione ad alto rendimento”. Si dovrà prestare alla coltivazione dei campi la stessa cura meticolosa che si presta al giardinaggio e la produzione agricola dovrà essere meccanizzata ed elettrificata per ottenere un grande incremento della resa per mu e della produttività del lavoro, in modo da ridurre gradualmente l’area soggetta a coltivazione e la forza-lavoro occupata in agricoltura. Dovremo sforzarci di raggiungere una media annuale fra i 2 e i 3 mila chin, ossia fra una tonnellata e una tonnellate e mezza di cereali pro capite entro un periodo relativamente breve. Una volta risolto il problema dei cereali, la parte del prodotto agricolo totale occupata da cotone, lino, yuta, semi di soia, piante oleaginose, piante da zucchero, tè, tabacco, piante medicinali e altre piante industriali dovrà gradualmente aumentare. Inoltre grande attenzione dovrà essere dedicata allo sviluppo della silvicoltura, dell’allevamento, delle attività collaterali e della pesca. In breve, così come sul fronte industriale, una grande rivoluzione deve essere condotta su tutti i fronti dell’agricoltura: coltivazione dei campi, silvicoltura, allevamento, attività collaterali e pesca, così da cambiare completamente il volto dell’agricoltura.
In passato il popolo spesso era preoccupato per la “nostra sovrappopolazione” e la relativamente scarsa disponibilità di terra coltivabile. Ma questa idea è stata spazzata via nei fatti dal nostro raccolto record del 1958. Quanto più noi avremo successo nel divulgare seriamente la ricca esperienza acquisita nell’ottenere un alto rendimento mediante l’aratura in profondità, la coltura intensiva, la fertilizzazione strato per strato, la piantagione intensiva e razionale, tanto più troveremo che la disponibilità di terreno arabile non è troppo limitata bensì considerevole e che la questione non è tanto la sovrappopolazione quanto la scarsità della forzalavoro. Questo sarà un grandioso cambiamento. Entro un certo numero di anni, condizioni locali permettendo, dovremo cercare di ridurre l’area seminata per il raccolto annuale, diciamo a circa un terzo di quanto è attualmente. Parte della terra così recuperata potrà essere lasciata a maggese a rotazione o essere usata per il pascolo o per la coltivazione di sovescio (concime vegetale); il rimanente può essere usato per il rimboschimento, per riserve idriche o per la coltivazione estensiva di fiori, arbusti e alberi in modo da trasformare tutta la nostra terra, con le sue pianure, colline e acque in un giardino. In tal modo in primo luogo sarà possibile economizzare grandemente l’uso dell’acqua e della forza-lavoro e aumentare considerevolmente la fertilità del suolo; in secondo luogo si potrà utilizzare pienamente ogni montagna, fiume, foresta e pascolo e la gestione complessiva della coltivazione, della silvicoltura, dell’allevamento, delle attività collaterali e della pesca migliorerà molto; in terzo luogo il nostro ambiente naturale sarà trasformato e l’intero paese abbellito.
È questo un grande ideale che può essere realizzato. Le comuni popolari in tutte le campagne devono lavorare per realizzare questo scopo.
Le comuni popolari devono dedicarsi in misura ampia all’industria. Lo sviluppo dell’industria da parte delle comuni popolari non solo accelererà l’industrializzazione del paese nel suo complesso, ma promuoverà anche la realizzazione della proprietà di tutto il popolo nei distretti rurali e ridurrà le differenze tra città e campagna. A seconda delle differenti condizioni di ciascuna comune popolare, una parte adeguata della forza-lavoro dovrà essere trasferita, gradualmente, dall’agricoltura all’industria, così da sviluppare, in accordo col piano, la produzione di fertilizzanti, di insetticidi, di attrezzi e macchinari agricoli e di materiali da costruzione; la trasformazione e l’utilizzazione multilaterale del prodotto agricolo; la produzione di zucchero, tessuti e carta; l’estrazione mineraria, la metallurgia, la produzione di energia elettrica e delle altre industrie leggere e pesanti. La produzione industriale nelle comuni popolari deve essere strettamente legata alla produzione agricola: dovrà prima di tutto servire allo sviluppo dell’agricoltura e alla meccanizzazione e all’elettrificazione delle aziende agricole; al tempo stesso dovrà servire a soddisfare le esigenze dei membri della comune di beni di consumo essenziali e servire le grandi industrie del paese e il mercato socialista. I principi “adattarsi alle condizioni locali” e “utilizzare le materie prime locali” devono essere tenuti nel dovuto conto; allo scopo di evitare l’aumento dei costi e la scarsità di forza-lavoro, sarà bene non impiantare industrie dove le materie prime sono scarse e devono essere trasportate da molto lontano. Per quanto riguarda le tecniche produttive si deve applicare il principio di collegare l’artigianato all’industria meccanizzata e i metodi indigeni con i metodi di produzione moderni. Bisogna continuare a sviluppare tutte le imprese artigianali che hanno solide basi e buone prospettive di espansione, mentre, nel contempo, si effettueranno le necessarie trasformazioni tecniche. Anche le industrie meccanizzate devono fare pieno uso di metodi indigeni e del ferro, dell’acciaio, delle macchine utensili e di altre materie prime e attrezzature prodotte con metodi indigeni; esse progrediranno gradualmente da indigene a moderne, da piccole a grandi, da un basso a un alto livello.
Sia in campo industriale che in quello agricolo è opportuno che le comuni popolari sviluppino sia la produzione per il loro autoconsumo e per la soddisfazione diretta dei loro bisogni sia la produzione merci su scala più vasta possibile. Ogni comune popolare, a seconda delle sue caratteristiche e sotto la guida dello Stato, deve attuare la necessaria divisione del lavoro nella produzione e nello scambio di merci con altre comuni popolari e imprese di proprietà dello Stato. Solo in questo modo l’economia di tutta la nostra società può espandersi a una velocità maggiore e ogni comune potrà ottenere in cambio il macchinario e l’attrezzatura necessari per la meccanizzazione e l’elettrificazione dell’agricoltura, come pure i beni di consumo e il denaro liquido necessario a soddisfare i bisogni dei membri e pagare i loro salari e fare in modo che i salari gradualmente aumentino. Per assicurare l’esecuzione dei piani commerciali si deve dar vita a un vasto sistema di contratti tra lo Stato e le comuni e tra le comuni stesse.
Si deve porre l’accento sul fatto che per tutto un periodo di tempo la produzione di merci da parte delle comuni popolari e lo scambio di merci tra lo Stato e le comuni e tra le comuni stesse dovranno necessariamente esistere ed essere grandemente sviluppati. Ma tale produzione e tale scambio sono diversi da quelli che avvengono nell’ambito del capitalismo, perché sono condotti in maniera unificata e sulla base della proprietà collettiva socialista dei lavoratori e non in maniera anarchica e sulla base della proprietà dei capitalisti. Un prolungato e costante sviluppo della produzione di merci e una ferma e prolungata applicazione del principio “a ciascuno secondo il suo lavoro” sono due importanti questioni di principio nell’espansione dell’economia socialista. Il partito intero dovrà essere unanime su di esse. Alcuni, cercando di “passare al comunismo” prematuramente, hanno tentato di abolire troppo presto la produzione e lo scambio di merci, di negare troppo presto il ruolo positivo delle merci, del valore, del denaro e dei prezzi. Questa linea di pensiero nuoce allo sviluppo della costruzione del socialismo e perciò è sbagliata.
4. Le comuni popolari dovranno distribuire il proprio reddito attenendosi strettamente al principio di gestire le comuni con diligenza e parsimonia. Per accelerare l’aumento della produzione, dopo aver detratto dal reddito lordo i costi di produzione, le spese amministrative e le imposte, la quota destinata all’accumulazione dovrà essere opportunamente aumentata. Ma anche la quantità assoluta di reddito usata per far fronte alle spese individuali e collettive dei membri della comune (inclusa la quota spesa per il benessere, la cultura e l’educazione pubblica) dovrà essere aumentata di anno in anno, sulla base dello sviluppo della produzione al fine di migliorare ogni anno il tenore di vita del popolo.
Nella distribuzione di quella parte del reddito della comune destinato ai suoi membri per il consumo occorre combinare il pagamento di salari in denaro con l’assegnazione gratuita di beni e di servizi. Questa è una forma di distribuzione socialista creata dalle comuni popolari cinesi e attualmente rappresenta ciò che le larghe masse dei membri richiedono pressantemente. Come affermato sopra, questo sistema di distribuzione ha in sé i primi germogli di comunismo, ma è essenzialmente ancora socialista, cioè basato sul principio “da ciascuno secondo le sue capacità e a ciascuno secondo il suo lavoro”.
La divisione dell’ammontare totale del reddito destinato ai membri tra salario e assegnazione gratuita dovrà essere determinata alla luce del variare delle condizioni dello sviluppo della produzione nelle comuni. Al presente, fissando la proporzione tra salario e assegnazione gratuita, si dovrà aver quanta più cura possibile di evitare di ridurre le entrate di quei nuclei familiari che hanno relativamente pochi membri, ma dispongono di molta forza-lavoro; in generale bisognerà fare il possibile perché oltre il 90 per cento dei membri aumenti il suo reddito rispetto all’anno precedente, evitando che i rimanenti subiscano degli arretramenti.
Al momento il campo in cui si applica l’assegnazione gratuita non dovrà essere molto vasto. L’applicazione del sistema dell’assegnazione gratuita non mira a rendere la vita del popolo uniforme come “un gioco di un solo colore”. Nel socialismo e nel comunismo i bisogni degli individui sono nell’insieme simili, ma ci sono anche differenze tra individuo e individuo. Quindi sia in futuro sia attualmente bisogna preoccuparsi di assicurare quanto più è possibile che i membri abbiano un’adeguata libertà di scelta anche entro lo schema del sistema di assegnazione gratuita.
I salari devono essere aumentati gradualmente, via via che si espande la produzione. Attualmente, tolti gli articoli assegnati gratuitamente, le scale salariali nelle zone rurali possono, in generale, essere divise in sei o otto livelli e il livello più alto può essere da quattro a otto volte maggiore di quello più basso. Ma le differenze non devono essere molto grandi, perché se lo fossero, ciò non sarebbe conforme alle differenze che esistono nella qualità del lavoro nelle zone rurali. Talune differenze tra i livelli salariali in differenti zone sono ammissibili. Al presente, le differenze salariali nelle città sono maggiori di quelle esistenti nelle campagne e ciò è necessario. In futuro, come risultato del grande aumento della produzione, ciascuno starà molto meglio e tali differenze salariali, sia nelle città che nelle campagne, non saranno più necessarie e gradualmente spariranno. Ciò costituirà un avvicinamento all’era del comunismo.
Le ragioni per cui i livelli salariali nelle città sono generalmente più alti che nelle campagne sono molteplici (inclusa quella che i costi della vita sono più alti nelle città) e anche questa è una situazione temporanea che andrà spiegata ai contadini. Alcuni membri delle comuni, oltre che dal lavoro nel villaggio, ricevono anche del danaro mandato a casa dai parenti lontani che abitano nelle città o altrove (come operai, soldati, funzionari e cinesi all’estero). Si dovrà agire in modo da dissuadere altri membri dall’essere troppo pignoli e protestare per questo. Nella distribuzione all’interno della comune, i membri che hanno entrate di questo genere dovranno essere trattati allo stesso modo degli altri, senza discriminazioni nelle assegnazioni gratuite e nei salari e non dovranno essere forzati a fare speciali investimenti o a dare contributi speciali alla comune. Se essi dipendono dai familiari lontani per tutto il loro sostentamento, la comune non dovrà interferire, ma potrà cessare di assegnare loro le usuali quote. Coloro che lasciano la famiglia per studiare, a parte quelli i cui bisogni sono coperti dallo Stato o possono essere coperti dalle famiglie, dovranno essere mantenuti dalla federazione delle comuni del distretto in conformità alle rette stabilite dalle scuole.
Più il socialismo si sviluppa e quanto più abbondante diventa il prodotto sociale, tanto più abbondanti diverranno anche i mezzi di sussistenza destinati a ciascun individuo. Alcuni pensano che il passaggio alle comuni richiederà una ridistribuzione della esistente proprietà di beni di uso personale. Si tratta di una concezione sbagliata. Bisognerà render noto tra le masse che i mezzi di sussistenza posseduti dai membri (comprese le case, i vestiti, i letti e i mobili) e i loro depositi in banche e cooperative di credito, resteranno di loro proprietà anche dopo che avranno aderito alla comune e apparterranno sempre ad essi. Quando sia necessario, la comune può prendere a prestito, con il loro consenso, lo spazio abitabile eccedente appartenente ai membri, ma questi ne restano proprietari. I membri possono tenere per sé alberi isolati, piccoli utensili agricoli, piccoli attrezzi, piccoli animali domestici, il pollame; essi possono anche continuare ad attendere a piccole occupazioni domestiche collaterali, a condizione che queste non siano di ostacolo alla loro partecipazione al lavoro collettivo.
I debiti contratti prima della costituzione delle comuni popolari non dovranno essere dichiarati estinti, indipendentemente dal fatto che intercorrano fra individui, fra la comune e i suoi membri o che siano debiti contratti dai membri della comune verso banche o cooperative di credito. Questi debiti dovranno essere pagati, laddove le condizioni lo permettano; se le condizioni attuali non lo permettono, ne dovrà essere rinviato il pagamento.
5. La comune popolare è l’organizzatore della produzione e della vita del popolo. L’obiettivo fondamentale dello sviluppo della produzione è soddisfare al massimo i bisogni materiali e culturali sempre crescenti di tutti i membri della società. Nel dirigere il lavoro della comune, il partito deve prestare attenzione a combinare lo sviluppo ideologico, lo sviluppo della produzione, il miglioramento del livello di vita dei membri della comune. Deve aver cura delle persone e correggere la tendenza a vedere solo cose e non esseri umani. Quanto più grande è l’entusiasmo delle masse nel lavoro, tanto maggiore dovrà essere l’attenzione del partito per il loro benessere. Quanto maggiore è l’attenzione che il partito dedica al livello di vita delle masse, tanto maggiore sarà il loro entusiasmo nel lavoro. È sbagliato contrapporre la produzione e il tenore di vita del popolo l’una all’altro e credere che l’attenzione per il tenore di vita delle masse ostacoli la produzione. Naturalmente è sbagliato anche mettere l’accento unilateralmente ed eccessivamente sul miglioramento del livello di vita del popolo senza riguardo per l’innalzamento del livello di coscienza politica e per lo sviluppo della produzione e non incitare al duro lavoro in vista di interessi a lungo termine.
I comunisti hanno sempre sostenuto che in una società comunista il lavoro sarà trasformato “da pesante fardello in piacere” e diventerà “la principale espressione della vita degli uomini”. Non c’è dubbio che in futuro la giornata lavorativa sarà notevolmente accorciata. Con lo sviluppo della meccanizzazione e dell’elettrificazione dobbiamo sforzarci di introdurre entro un certo numero di anni la giornata lavorativa di sei ore. Il duro lavoro che compiamo attualmente è precisamente rivolto a creare le condizioni per la giornata di sei ore e persino per giornate lavorative più corte in futuro. Al presente, il sistema di otto ore di lavoro effettivo e due ore di studio dovrà essere messo in opera sia nelle città che nelle campagne. Durante la stagione più impegnativa per il lavoro agricolo o quando nelle zone rurali c’è molto lavoro da svolgere, le ore di lavoro possono Su alcune questioni concernenti le comuni popolari Mao Tse-tung - OPERE 40 essere un po’ aumentate. Ma in ogni caso, otto ore per dormire e quattro ore per i pasti e il tempo libero, in tutto dodici ore, devono essere garantite ogni giorno: questo è il minimo irriducibile. È vero che attualmente vi è mancanza di manodopera, ma la soluzione va trovata nel puntare sul successo dell’operazione di ammodernamento degli attrezzi e di miglioramento dell’organizzazione del lavoro, non sull’aumento dell’orario di lavoro. Speciale attenzione deve essere prestata alla sicurezza nella produzione. Le condizioni di lavoro devono essere migliorate quanto più possibile al fine di ridurre al minimo o eliminare completamente gli incidenti sul lavoro. Deve essere assicurato un riposo adeguato alle donne, sia durante la gravidanza che dopo il parto ed esse devono anche godere del necessario riposo nel periodo mestruale, durante il quale non si può chiedere loro di svolgere un lavoro pesante, di bagnarsi i piedi in acqua fredda né di lavorare di notte.
Le mense pubbliche devono essere ben condotte. Tutti i membri della comune devono aver la sicurezza di disporre di cibo abbondante, buono e sano, conforme alle loro abitudini nazionali e locali. Le strutture per la refezione in comune devono avere delle sale da pranzo e orti ben coltivati ed essere attrezzate per la preparazione della pasta di fagioli, di gnocchi di fagioli e di condimenti; devono allevare maiali, pecore, polli, anatre e pesci. Il cibo deve essere variato e gustoso. Si devono consultare specialisti dietologi per assicurare che il cibo contenga abbastanza calorie e tutti i principi nutritivi necessari al corpo umano. Dove sia necessario e possibile, si deve provvedere a cibo speciale per i vecchi, i bambini, i malati, le donne gravide, le puerpere e le nutrici. Si può permettere ad alcuni membri delle comuni di cucinare a casa propria. Le mense pubbliche devono essere gestite democraticamente. Il personale amministrativo e i cuochi devono essere scelti tra coloro che danno affidamento politico. È meglio che siano eletti democraticamente.
Gli asili nido e le scuole materne devono essere ben condotti, in modo che ogni bambino possa vivere meglio e ricevere in essi un’educazione migliore che a casa propria, in modo tale che i bambini abbiano piacere a starci e i genitori siano invogliati a mandarveli. I genitori possono decidere loro stessi se sia necessario che i loro bambini vi siano ospitati a tempo pieno e possono riportarli a casa in qualsiasi momento. Al fine di condurre bene gli asili nido e le scuole materne, le comuni devono addestrare un gran numero di assistenti per l’infanzia e insegnanti specializzati. Le case di riposo per gli anziani devono essere ben condotte in modo da provvedere alloggi migliori per quei vecchi che non hanno figli che si prendono cura di loro (coloro che sono eleggibili per le “cinque garanzie”).
Le comuni devono assicurare la buona conduzione delle scuole primarie e secondarie e dell’educazione per adulti. Nelle zone rurali di tutto il paese dovrà essere istituita l’istruzione universale primaria. Le scuole secondarie a tempo pieno, le scuole secondarie agricole a metà tempo o altre scuole secondarie professionali dovranno essere ben condotte e dovrà essere gradualmente introdotta l’istruzione secondaria universale. Grossi sforzi si dovranno fare per eliminare l’analfabetismo, organizzare vari tipi di scuole a tempo ridotto, praticare l’educazione politica e tenere corsi di cultura e istruzione tecnica per adulti Le iniziative per l’educazione politecnica di tutti i lavoratori e il graduale innalzamento del loro livello di istruzione sono passi importanti per ridurre le differenze tra lavoro manuale e lavoro intellettuale e devono essere attuati coscienziosamente. Le comuni inoltre devono anche selezionare e mandare un certo numero di giovani a studiare nelle scuole secondarie superiori, nelle scuole secondarie professionali e negli istituti superiori delle città così da formare personale con un livello culturale piuttosto elevato al servizio dello Stato o delle comuni. Il principio di combinare l’istruzione col lavoro produttivo deve essere applicato senza eccezione in tutte le scuole. I ragazzi maggiori di nove anni possono prender parte, entro limiti adeguati, a qualche attività lavorativa, così da coltivare sin dalla fanciullezza l’abitudine al lavoro e stimolare il loro sviluppo fisico e mentale. Si deve però avere in massima cura la salute dei fanciulli, si devono assegnare loro soltanto lavori leggeri e per brevi periodi, tenendo conto della loro forza fisica e delle loro attitudini.
Si deve rafforzare il lavoro politico e ideologico tra il personale delle mense pubbliche, degli asili nido, delle scuole materne, delle case di riposo per anziani, delle scuole primarie, dei centri di salute pubblica, dei circoli e degli spacci e occorre sforzarsi di dare una giusta direzione all’opinione pubblica, così che l’intera società e tutte le comuni considerino il buon funzionamento delle mense, degli asili nido, delle scuole materne e delle altre istituzioni di pubblico benessere e i servizi soddisfacenti resi da queste istituzioni come un nobile lavoro al servizio del popolo. Si deve criticare e correggere l’atteggiamento, proprio delle classi sfruttatrici, di disprezzare il lavoro che riguarda la vita quotidiana e il benessere delle masse e il lavoro nei servizi.
Le case vecchie esistenti devono essere gradualmente ricostruite, si devono costruire, gradualmente e per gruppi, città e villaggi residenziali, con parchi e boschi, scuole materne, case di riposo per anziani, fabbriche, aie, stalle, spacci, uffici postali e telegrafici, magazzini, scuole, ospedali, circoli, cinema, campi sportivi, bagni e gabinetti pubblici. I piani per la costruzione di città e di villaggi residenziali devono essere ampiamente discussi dalle masse. Noi siamo per l’abolizione dell’irrazionale sistema patriarcale ereditato dal passato e per lo sviluppo di un sistema familiare nel quale vigano democrazia e unità. Questa posizione è stata calorosamente accolta dalle masse. Perciò nella costruzione di quartieri residenziali bisogna puntare sull’edificazione di alloggi adatti alla vita associata di coppie sposate, di giovani e di anziani di ciascuna famiglia.
C’è oggi nel mondo un gran branco di pazzi che attaccano le comuni popolari con tutta la loro forza e il primo di questi è il signor Dulles degli Stati Uniti. Questo Dulles non sa niente di come vanno le cose da noi, ma gli piace credersi un grande esperto della Cina e osteggia follemente le comuni popolari. Quello che in modo particolare gli spezza il cuore è che noi avremmo a bella posta distrutto il meraviglioso sistema familiare tramandato da migliaia di anni. È vero, il popolo cinese ha distrutto un sistema patriarcale e feudale. Questo sistema patriarcale, si noti, è generalmente scomparso da un pezzo nella società capitalista e questa è stata una trasformazione progressiva realizzata dalla società capitalista. Ma noi andiamo un po’ più avanti e poniamo le basi per una famiglia unita e democratica, ciò che è raro nella società capitalista. Solo in futuro, quando la rivoluzione socialista sarà compiuta e quando il sistema capitalista di sfruttamento dell’uomo sull’uomo sarà eliminato, sarà possibile costituire universalmente famiglie di questo tipo. Quanto agli asili nido, alle scuole materne, alle mense operaie nelle fabbriche, anche queste sono apparse prima nella società capitalistica. Ma sotto il capitalismo tutte queste iniziative, dirette dalla borghesia, sono di natura capitalista e sono intese a facilitare lo sfruttamento dei lavoratori, uomini e donne, da parte dei capitalisti. Per contro, tali iniziative gestite da noi sono di natura socialista e facilitano lo sviluppo della causa socialista dell’emancipazione della personalità individuale dell’uomo. Esse hanno effettivamente e completamente emancipato le donne e dato la possibilità ai loro bambini di ricevere una cura e un’educazione migliori. È per questo che sono state accolte calorosamente dai lavoratori e innanzitutto dalle masse femminili.
6. Il principio organizzativo della comune popolare è il centralismo democratico. Questo principio deve essere rigorosamente applicato nella gestione della produzione, della distribuzione e del reddito, nelle attività che riguardano la vita e il benessere dei membri della comune e in tutti gli altri aspetti del lavoro.
Nella comune popolare devono essere messi in atto la direzione unificata e il decentramento della gestione ai differenti livelli. In generale la struttura amministrativa della comune può essere divisa in tre livelli e precisamente: il comitato amministrativo della comune, la circoscrizione amministrativa (o brigata di produzione) e la squadra di produzione. La circoscrizione amministrativa (o brigata di produzione) è in generale l’unità che gestisce l’industria, l’agricoltura, il commercio, l’istruzione e gli affari militari in una zona data e costituisce un’unità di contabilità i cui guadagni e perdite sono riuniti in un fondo unico della comune. La squadra di produzione è l’unità di base dell’organizzazione del lavoro. Sotto la direzione unificata del comitato amministrativo della comune devono essere accordati alla circoscrizione amministrativa (o brigata di produzione) e alla squadra di produzione i necessari poteri in materie quali l’organizzazione del lavoro produttivo, le costruzioni di base, la finanza e il benessere, in modo che esse possano sviluppare pienamente la loro iniziativa.
I vari livelli di organizzazione della federazione delle comuni del distretto e della singola comune popolare devono imparare a fare una ragionevole distribuzione e un ragionevole impiego della manodopera tra le differenti branche della produzione (agricoltura, industria e trasporti) e tra il lavoro produttivo di routine, i compiti di emergenza e i servizi, in modo da evitare situazioni in cui in un posto ci sia lavoro senza uomini e in un altro ci siano uomini senza lavoro. L’organizzazione del lavoro deve essere costantemente migliorata, il sistema della responsabilità per un dato compito deve continuamente essere applicato a ogni livello e rafforzato sia nella produzione che in altri tipi di lavoro, si deve perfezionare il sistema di ispezione sul lavoro e il sistema dei premi, in modo da garantire efficacemente il costante miglioramento dell’efficienza e della qualità del lavoro.
Nell’organizzazione del lavoro nella comune popolare ci devono essere sia disciplina sia democrazia. Ciò che noi descriviamo come organizzazione secondo schemi militari(3) , significa un’organizzazione sul modello della fabbrica. Significa che l’organizzazione del lavoro nelle comuni popolari deve essere un’organizzazione pari a quella di una fabbrica o dell’esercito; ciò è necessario per la produzione agricola su grande scala. Nell’agricoltura su grande scala, come nell’industria su grande scala, la forza-lavoro impiegata costituisce un esercito industriale. Il moderno esercito industriale fu organizzato dalla borghesia, ogni fabbrica è simile a un campo militare. Per l’operaio di fronte alla macchina la disciplina è altrettanto rigida di quella in vigore nell’esercito. L’esercito industriale nella società socialista è l’esercito industriale di una sola classe, la classe operaia, che si è disfatta dei capitalisti che spremevano plusvalore dai lavoratori e che ha dato vita, in seno alla classe operaia, a un vigoroso e vitale centralismo democratico basato sui principi della consapevolezza e dell’adesione volontaria. Ora noi stiamo introducendo questo sistema nelle zone rurali, costituendo così un esercito industriale socialista basato sul centralismo democratico, che è libero dallo sfruttamento dei signori della terra e che si è elevato al di sopra della piccola produzione.
Organizzazioni della milizia devono essere costituite nelle comuni popolari ai corrispondenti livelli delle organizzazioni della produzione. Gli organi direttivi della milizia e delle organizzazioni produttive devono essere separati e, in linea di principio, gli ufficiali al comando dei vari gradi della milizia, come i comandanti di reggimento, battaglione, compagnia, non devono essere nel contempo anche dirigenti della comune o delle circoscrizioni amministrative (capi delle brigate di produzione) o capi delle squadre di produzione. Questi comandanti devono far parte degli organismi amministrativi della comune al livello corrispondente ed essere sottoposti a una duplice direzione: degli organi amministrativi dello stesso livello e degli organi dirigenti superiori della milizia. La milizia sarà equipaggiata sia con armi messe a disposizione delle autorità superiori sia con armi prodotte da arsenali locali. Le unità di base della milizia eseguiranno esercitazioni militari secondo un programma stabilito, ma anche i miliziani ordinari riceveranno l’adeguato addestramento durante le pause del lavoro: ciò per preparare le condizioni per realizzare la linea “un uomo-un soldato”. Le vaste masse lavoratrici del nostro paese salutano calorosamente il sistema della milizia perché nel corso della lunga lotta rivoluzionaria contro l’imperialismo, il feudalesimo e i loro lacchè, i reazionari del Kuomintang, hanno preso coscienza del fatto che solo armandosi erano in grado di sconfiggere la controrivoluzione armata e di diventare padroni della Cina. Dopo la vittoria della rivoluzione le masse hanno ulteriormente preso coscienza del fatto che ci sono tuttora dei pirati imperialisti all’estero che schiamazzano ogni giorno di voler spazzar via questo Stato popolare. Dunque l’intero nostro popolo è deciso a continuare ad armarsi e dichiara: “Attenti, pirati saccheggiatori, non osate neppur tentare di colpire il nostro popolo occupato nel suo pacifico lavoro, noi siamo pronti”. Se gli imperialisti scateneranno una guerra di aggressione contro il nostro paese, noi trasformeremo l’intera nazione in un esercito; la milizia collaborerà con l’Esercito popolare di liberazione e in ogni momento rifornirà le sue file per schiacciare fino in fondo il nemico.
In tutte le organizzazioni della comune popolare, incluse le organizzazioni della milizia, ci devono essere sia centralismo sia democrazia. Le comuni popolari devono non solo organizzare il lavoro produttivo della gente, ma anche provvedere al loro tenore di vita. Per compiere bene il loro lavoro le comuni devono praticare un alto grado di democrazia, consultare le masse circa tutti i problemi, agire fedelmente nei loro interessi e rispecchiare la loro volontà. Perciò mentre “ci si organizza secondo schemi militari, si lavora come se si stesse combattendo una battaglia e si vive in maniera collettiva”, le comuni devono attuare una gestione pienamente democratica. Non è assolutamente ammissibile usare “l’organizzazione secondo schemi militari” come pretesto per servirsi della milizia, che è formata per lottare contro il nemico, per indebolire la vita democratica nelle comuni e nelle stesse organizzazioni della milizia. La comune popolare è l’organizzazione di base del potere dello Stato nel nostro paese; soltanto garantendo la piena democrazia nella comune, sarà possibile creare dappertutto nel nostro paese una situazione politica stabile e vivace, vitale e forte nella quale vigano centralismo e democrazia, disciplina e libertà, unità di intenti e libertà di pensiero dei singoli.
7. Nella buona conduzione della comune popolare, il problema centrale è quello di rafforzare il ruolo dirigente del partito. È soltanto rafforzando il ruolo dirigente del partito che si può realizzare il principio “la politica al primo posto”, effettuare l’educazione ideologica socialista e comunista tra i quadri e i membri della comune, condurre a fondo la lotta contro tutti i generi di tendenze errate e attuare correttamente la linea e la politica del partito. C’è gente che crede che con la nascita della comune popolare si può fare a meno del partito e che si può praticare quello che essi chiamano “il fondersi del partito e della comune in una sola cosa”. Questo genere di idee è sbagliato.
Nel suo lavoro nella comune popolare, il partito, oltre ad assicurare che la linea e la politica corretta siano messe in pratica, dovrà anche porre la massima cura nell’educazione dei funzionari della comune perché essi sviluppino un buono stile di lavoro: prima di tutto la linea di massa e “cercare la verità nei fatti”.
In seguito alla campagna di rettifica condotta tra il 1957 e il 1958, la linea di massa del partito ha ottenuto una nuova grande vittoria. Il grande balzo in avanti nella costruzione del socialismo e la costituzione delle comuni popolari in tutte le zone rurali sono due grandi trofei di questa vittoria. Il metodo di lavoro della linea di massa, praticato dal partito, è la linfa vitale delle comuni popolari. La costituzione e il consolidamento delle comuni popolari è impossibile senza la linea di massa, senza la piena fiducia del popolo nel partito e nel governo popolare e senza una crescita del fervore rivoluzionario delle masse. Perciò i funzionari dirigenti a tutti i livelli della comune devono praticare a fondo la linea di massa in ogni tipo di lavoro intrapreso. Devono considerare se stessi come comuni lavoratori e trattare i membri della comune come si conviene a dei compagni. Sono strettamente proibiti lo stile di lavoro alla Kuomintang e lo stile di lavoro borghese che esercitano coercizione sulle masse. A causa del grande balzo in avanti nella produzione e della vittoria ottenuta con la costituzione delle comuni popolari, alcuni dei quadri cominciano a essere ubriachi di successo e, trascurando il paziente lavoro di educazione delle masse mediante la persuasione, manifestano atteggiamenti insolenti. Anche se questi sono casi isolati, ci devono indurre a profonda vigilanza.
In tutto questo lavoro il partito dovrà attenersi strettamente al principio di combinare il fervore rivoluzionario con uno spirito scientifico. Il grande balzo in avanti del 1958 è stato una vittoria senza precedenti nella costruzione del socialismo nel nostro paese. Ora nemmeno i nostri nemici riescono più a negare il significato di questa vittoria. Ma non dobbiamo lasciarci indurre dai grandi risultati ottenuti a sorvolare sui nostri punti deboli. Al contrario, quanto maggiore è il risultato, tanto più noi dobbiamo rammentare ai nostri quadri di conservare il loro equilibrio e di non lasciarsi trasportare dall’alluvione delle notizie di vittorie divenendo incapaci di vedere i punti deboli del loro lavoro o peggio chiudendo gli occhi su di essi. Al punto in cui siamo nella costruzione del socialismo, una delle tendenze che richiede la massima attenzione da parte nostra è quella all’esagerazione. Essa è incompatibile con lo stile di lavoro del nostro partito “cercare la verità nei fatti” ed è dannosa allo sviluppo della nostra costruzione socialista. Dobbiamo eseguire il nostro lavoro economico in una maniera ancor più sistematica. Il nostro personale dirigente a tutti i livelli deve sapere cogliere bene la differenza tra la realtà e la falsa apparenza delle cose e tra le esigenze giuste e quelle ingiuste; nel valutare le situazioni esso deve sforzarsi di non perdere assolutamente di vista la realtà oggettiva. Solo facendo così noi potremo elaborare e attuare i nostri piani su basi solide e sicure.
8. Allo scopo di promuovere il consolidamento delle comuni popolari e assicurare per il 1959 un balzo in avanti nella produzione agricola e industriale ancora maggiore, i comitati di partito delle province, delle municipalità e delle regioni autonome dovranno, in accordo con i requisiti esposti in questa risoluzione e in stretta integrazione con le attività produttive dell’inverno e della primavera, utilizzare appieno i cinque mesi dal dicembre del 1958 all’aprile del 1959 per attuare, in tutte le comuni popolari della loro zona, il lavoro di educazione, revisione e consolidamento, cioè il lavoro di verifica delle comuni.
Nel corso del lavoro di verifica delle comuni è necessario, prima di tutto, che il personale dirigente faccia una sincera autocritica e ascolti con modestia le opinioni delle masse e su questa base mobiliti le masse a osare manifestare senza reticenze, francamente e liberamente, i loro punti di vista, condurre dibattiti ed esporre manifesti a grandi caratteri per elogiare le persone e le azioni meritevoli, criticare le idee sbagliate e i cattivi stili di lavoro, rendere note le proprie esperienze, chiarire la linea di lavoro e sviluppare un sistematico movimento di educazione ideologica socialista e comunista. Nel corso del lavoro di verifica delle comuni è necessario eseguire un completo e accurato controllo del piano di produzione, della distribuzione, del benessere, della gestione, del lavoro finanziario, dell’organizzazione e della direzione delle comuni. Bisogna prendere attentamente in esame sia le organizzazioni del partito sia le organizzazioni delle comuni, per garantire che i membri dirigenti del partito e delle comuni ai vari livelli siano attivisti fedeli agli interessi del popolo e alla causa del comunismo. In più, la gente che si è dimostrata migliore alla prova del grande balzo in avanti e nel movimento per l’istituzione delle comuni popolari ed è qualificata per l’iscrizione al partito, dovrà essere accolta nel partito.
I problemi relativi allo stile di lavoro dei membri del partito e dei quadri dovranno essere trattati attraverso l’educazione da parte del partito e la franca esposizione delle opinioni da parte delle masse. Trattando di questi problemi si deve fare attenzione a mantenere alti il fervore e lo spirito di iniziativa dei quadri e delle masse e si devono rispettare i principi “unità-critica-unità”, “trarre esempio dal passato per essere più diligenti nel futuro” e “curare la malattia per salvare l’ammalato”. Coloro che hanno commesso errori, ma sono desiderosi di correggerli, saranno criticati seriamente, ma trattati con indulgenza. Le masse dovranno essere mobilitate per eliminare dagli organi dirigenti delle comuni quegli elementi delle classi nemiche che si sono infiltrati nella direzione e quei pochissimi che sfoggiano un cattivo stile di lavoro e che non si sono mai corretti anche dopo essere stati ripetutamente ammoniti.
Complesse lotte di classe non solo si sviluppano all’estero, nel mondo capitalista, ma esistono anche al nostro interno. È necessario educare le masse ad accrescere la loro vigilanza rivoluzionaria per prevenire l’attività disgregatrice del nemico. Se ex-proprietari terrieri, contadini ricchi, controrivoluzionari e altre persone private dei diritti politici, debbano essere accettati come membri o come membri in prova (candidati) della comune o debbano rimanere a lavorare sotto il controllo della comune, è una questione che le masse devono discutere e decidere in base al comportamento di ciascun elemento, nel corso del lavoro di verifica delle comuni.
Il lavoro di verifica delle comuni dovrà essere eseguito dapprima, in via sperimentale, in una o due comuni per ogni distretto. Ciò significa che si dovrà dare aiuto ai compagni di una o due comuni affinché le cose vadano bene e si svolgano in un periodo di tempo abbastanza breve, in modo da acquistare esperienza, stabilire esempi e, in seguito, divulgare l’esperienza acquisita. Ogni provincia, municipalità e regione autonoma dovrà organizzare la sua squadra di verifica composta da un migliaio, alcune migliaia o una decina di migliaia di persone, per il lavoro di verifica e i primi segretari dei comitati di partito a livello di provincia, di prefettura e di distretto dovranno personalmente dirigere il lavoro 47 di verifica nelle comuni. Queste squadre di verifica dovranno fare un esame comparato delle diverse prefetture, dei diversi distretti e delle diverse comuni, organizzare visite reciproche, convocare assemblee sul posto per sviluppare i punti buoni, superare le deficienze, suscitare l’iniziativa del popolo, trovare il modo di risolvere concretamente i problemi correnti e divulgare tempestivamente le esperienze positive. In breve attraverso queste verifiche il lavoro delle comuni popolari nelle zone rurali dovrà fare un passo avanti.
NOTE
1. Lo Stato, organizzazione sorta come monopolio della violenza nei rapporti tra le classi, cessa di avere un ruolo nei rapporti tra gli uomini all’interno del paese man mano che nel paese scompare la divisione in classi, mentre mantiene un ruolo nelle relazioni internazionali finché continua a esistere l’imperialismo. Il problema della natura dello Stato nelle società divise in classi e della estinzione dello Stato nella società comunista è ampiamente trattato in V.I. Lenin, Stato e rivoluzione.
2. La risoluzione di agosto Sull’istituzione delle comuni popolari nelle zone rurali venne emessa dopo la Conferenza di Peitaiho tenuta nella seconda metà dell’agosto del 1958 (il testo è compreso nel vol. 16 delle Opere di Mao Tse-tung)
3. Mao Tse-tung si riferisce alla messa in pratica della parola d’ordine “organizzarsi secondo schemi militari, lavorare come combattendo una battaglia, vivere collettivamente”.

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